Gli antisociali rei e il rebus della loro collocazione   

Gli antisociali rei e il rebus della loro collocazione   

Gli antisociali rei e il rebus della loro collocazione   

Gentile Direttore,
il rebus della collocazione degli antisociali (o dissociali, o psicopatici ed un tempo sociopatici) rei è ad oggi un rompicapo. Accertato che il disturbo di personalità specifico, collocato nel cluster B, va distinto da manifestazioni tipiche di fasi di altri disturbi mentali (disturbo bipolare, depressione, schizofrenia, stati acuti di intossicazione da stupefacenti o alcol) e da quelle manifestazioni criminali adottate per vantaggi personali che non hanno i criteri diagnostici descritti nel DSM 5 TR e dunque la stabilità e continuità comportamentale in ogni condizione esistenziale.

Accertato che il disturbo antisociale di personalità si declina in due macro aree, quella criminale e quella dei cosiddetti “colletti bianchi” in grado di esercitare le loro prerogative personologiche nell’ ambito del potere legittimo acquisito, e rilevato che la noxa è tre volte più comune negli uomini che nelle donne è evidente che questo disturbo non integri l’incapacità di intendere e volere e dunque non interferisca con l’imputabilità trattandosi, in quanto disturbo di personalità, di un modo abituale di pensare e comportarsi che si discosta dalla norma sociale nella quale questi soggetti sono inseriti.

Tale funzionamento è di lunga durata e riguarda la cognitività, l’affettività, la gestione abituale degli impulsi nonché i rapporti interpersonali. Ciò non impedisce all’antisociale di inserirsi pur malamente in un contesto sociale e la risposta disadattava nei confronti di stressor specifici non differisce molto dalla labilità mostrata da altre categorie di disturbi psichici nel gestire lo stress. L’antisociale proviene spesso da un disturbo della condotta nella preadolescenza e, scambiato per irruenza comportamentale o per ricerca di sensazioni intense, per lo più non viene trattato o nel caso in maniera non efficace e lungimirante.

Il caso di Angelo Izzo è emblematico. Egli presentava in modo evidente le caratteristiche del disturbo antisociale di personalità. Dopo l’omicidio del Circeo nel 1975 dove perse la vita Rosaria Lopez e si salvò fingendosi morta Donatella Colasanti Izzo fu accusato di essere stato l’esecutore più spietato del pestaggio delle due ragazze e della morte di una e fu perciò condannato all’ergastolo. La sua protervia e indifferenza nei confronti della corte da sole potevano fare diagnosi di disturbo antisociale. Dopo 10 anni Izzo, che intanto si era sposato, viene trasferito da Velletri a Palermo al carcere Pagliarelli e li ottiene la semilibertà lavorativa che gli consentirà di recarsi a Campobasso in un centro di ascolto per disagiati e uccidere Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano, moglie e figlia di un ergastolano conosciuto a Palermo che aveva promesso di aiutare. Da qui due ergastoli ancora. Ma il fatto grave è il non aver fatto diagnosi.

Gli antisociali devono stare in carcere o andare in REMS? Questo è il quesito ad oggi non risolto se non si approfondisce bene la nosografia del disturbo. La prognosi di questa patologia è sfavorevole e secondo la letteratura Usa le caratteristiche del disturbo si affievoliscono spontaneamente nella sesta, settima decade di vita. Diversamente il soggetto recidiva e non apprende dalle punizioni. Ovviamente trattandosi di un’affezione che non si evolve la REMS non è il luogo più idoneo per collocare un antisociale. Se le carceri, almeno alcune, potessero essere dotate di sezione a carattere sanitario gli antisociali tra interventi singoli e di gruppo e persino esterni sotto controllo ravvicinato degli operatori potrebbero forse tentare di rivedere la loro assente moralità, la caratteristica predatoria che li contraddistingue, la mancanza totale di empatia affettiva (ma solo cognitiva). Fuori da un ambito di stretto controllo non è mai appropriato collocarli. Una società civile deve offrire opportunità e una chance ad ogni individuo afflitto in carcere, ma ad un tempo deve tutelare se stessa senza entusiastici voli pindarici innescati dalla capacità manipolativa di questa ed altre categorie di individui che perseguono evidenti scopi personali.

Roberto Cafiso
Tavolo Tecnico Salute Mentale
Ministero della Salute

19 Maggio 2025

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