Valorizzazione degli infermieri, finora tante strombazzate ma poche conquiste

Valorizzazione degli infermieri, finora tante strombazzate ma poche conquiste

Valorizzazione degli infermieri, finora tante strombazzate ma poche conquiste

Gentile Direttore,
desidero sommessamente partecipare alla discussione in merito alla questione affrontata nell’articolo pubblicato dal dr. Vallicella sul futuro dei laureati magistrali delle professioni sanitarie (personalmente aborro al termine Comparto e di professione non medica).

Per cominciare è utile ricordare che la nascita del percorso di laurea magistrale per il personale delle professioni sanitarie risale al lontano 2000 con l’istituzione della legge 251/2000 e più precisamente la stessa recita: si istituisce il Corso di Laurea Magistrale nelle Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, ai sensi dell’articolo 6, comma 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e integrazioni e ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251, articolo 1, comma 1, possiedono una formazione culturale e professionale avanzata per intervenire con elevate competenze nei processi assistenziali, gestionali, formativi e di ricerca in uno degli ambiti pertinenti alle diverse professioni sanitarie ricomprese nella classe (infermiere, ostetrica/o, infermiere pediatrico), e da quel lontano 10 agosto del 2000 ne è passata di acqua sotto i ponti ma ad oggi, in verità poco è cambiato per gli infermieri.

A mio avviso non c’è stato quel cambiamento epocale da molti strombazzato, e gran parte degli infermieri ancora oggi continuano a combattere per il riconoscimento del proprio ruolo ancora poco considerato autonomo e professionale, socialmente poco rilevante con uno stipendio da operaio specializzato (senza offendere gli operai), e non da professionista della salute.

Ogni anno si laureano con titolo magistrale circa 900 infermieri (fonte nurse24), ma di questi una piccolissima esigua percentuale troverà sbocco in ambito dirigenziale, e formativo, il restante continuerà a svolgere la propria attività come infermiere generalista, in sotto organico, con turni massacranti più da manovalanza che da professione intellettuale, e con scarso peso specifico quando si tratta di decidere, anche delle sorti della stessa professione. Sembra che sulla nostra professione tutti siano autorizzati a decidere, tranne gli stessi infermieri.

Inutile sottolineare che se si continua su questa strada non solo aumenterà il senso di frustrazione di questi professionisti ma ci sarà sempre di più una spinta all’abbandono della professione. Ai più maliziosi potrebbe venire il sospetto che l’istituzione di questo percorso di studi magistrale sia solo servito alle varie Facoltà sparse per l’Italia di incassare soldi, ma noi addetti ai lavori invece sappiamo che l’intento era altro, e cioè la gestione dei processi assistenziali complessi a professionisti con competenze professionali e manageriali elevate.

Ricordo inoltre che al momento l’infermiere con laurea magistrale è l’unico professionista con percorso universitario quinquennale, a volte anche con possesso di master professionalizzanti di I e II livello, ma che, caso più unico che raro, purtroppo non solo non sono inquadrati nel contratto dei dirigenti come invece è giusto che sia, e di conseguenza non hanno nessun potere certificativo né prescrittivo, anomalia che al momento non mi pare si sia posto rimedio.

Ultimo in ordine di tempo è la firma del nuovo contratto da parte di alcune sigle sindacali che hanno preteso che per l’accesso all’elevata qualificazione bastava la laurea triennale e non più come avveniva prima il possesso della laurea magistrale, scandaloso è dire poco.

Auspico che quanto affermato dal collega venga riconosciuto già da domani, ma credo sia una visione troppo ingenua e benevola, perché’ ho imparato che tutto ciò che vale per le altre categorie non vale per gli infermieri. Seguo con attenzione ciò che è stato annunciato, e cioè l’istituzione dei percorsi per i laureati magistrali infermieri ad indirizzo clinico sperando che davvero questi professionisti una volta per tutte siano collocati finalmente nel ruolo dei dirigenti con piena autonomia gestionale ed operativa.

Spero però che non siano le solite strombazzate e vacue conquiste ma che nei fatti nulla cambiano, ma finalmente siano l’inizio di una strada per il vero riconoscimento giuridico e economico auspicabile ai laureati infermieri così come meritano ormai da anni, e si ponga finalmente fine a questa ingiustificata e immotivata ingiustizia.

Carmine Ausiello
Dr Infermiere con Laurea Magistrale e professore a contratto presso corso di laurea in Scienze Infermieristiche

18 Luglio 2025

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