Infermieri e medici: si riapre il dibattito fra comando, leadership e lavoro in team 

Infermieri e medici: si riapre il dibattito fra comando, leadership e lavoro in team 

Infermieri e medici: si riapre il dibattito fra comando, leadership e lavoro in team 

Gentile Direttore,
ho letto nei giorni scorsi delle dichiarazioni dello SMI (Sindacato Medici Italiani) Trentino a seguito della firma dell’accordo per la medicina generale, dove si evidenzia la disponibilità di risorse, la deburocratizzazione, le tutele e le garanzie professionali, oltre che la riorganizzazione per dare piena attuazione al DM 77/2022, rispondere alle esigenze di prossimità e affrontare le sfide future, anche attraverso innovazioni tecnologiche.

All’interno delle dichiarazioni rilasciate, vi è anche una frase che ha fatto scattare l’allarme rosso fra gli infermieri, con un comunicato stampa dell’OPI di Trento, e altri articoli.

Si cita che i medici entreranno negli ospedali di comunità e strutture intermedie come leader a comandare le équipe infermieristiche attuali. Auspicando che si tratti di una svista e non di una scelta deliberata, vorrei fissare l’attenzione su alcuni punti.

Gli ospedali di comunità e le strutture intermedie nascono con l’intenzione di fornire cure basate sulla continuità del percorso delle persone assistite, che è basata sull’integrazione multiprofessionale. Integrazione che a sua volta è basata sulla fiducia, sul lavoro in team, sul riconoscimento delle competenze delle altre professioni. La fiducia a sua volta si nutre di rispetto dei confini di responsabilità ma anche della valorizzazione di quanto ogni professione porta al team. Tutte questioni che non c’entrano con il comando.

E’ chiaro che nei periodi di evoluzione e di transizione le questioni conflittuali fra professioni esistono, soprattutto se alcune professioni crescono e nel farlo mobilitano confini che erano immutabili fino a poco tempo prima. Però il “poco tempo prima”, non è più nemmeno vero, perché proprio in questi giorni si festeggiano i 25 anni della Legge 251 del 10 agosto 2000, che riconosce e afferma autonomia e responsabilità agli infermieri.

Pertanto, la riflessione si sposta sul perché è ancora necessario riaffermare queste posizioni (https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=131560) quando la normativa è chiara da anni e le realtà organizzative dimostrano che l’unica strada possibile per rispondere a problemi complessi di salute è quella dell’integrazione multiprofessionale?

Non credo sia solo una questione semantica, perché le parole hanno un peso. E comando, è una parola legata alla gerarchia e all’autorità. Deriva da un concetto culturale di egemonia, cioè di supremazia di qualcuno su qualcun altro. Fra le due parole, però: comando ed egemonia, c’è una sottile ma fondamentale differenza.

Sono entrambe forme di potere, ma con sfumature diverse. L’egemonia si manifesta come un’influenza indiretta, più sottile. Come può accadere fra due gruppi professionali. L’egemonia però, può creare le basi per forme di controllo più dirette, come il comando, che è una struttura di controllo coercitiva, perché implica un’autorità diretta e spesso esplicita, basata sull’ordine e sull’obbedienza.

Che chiaramente, non è (più) applicabile ai contesti professionali in sanità, sia per ragioni interne che esterne alle professioni. Quelle interne sono legate allo sviluppo normativo e di competenze. Quelle esterne, alle risposte che le professioni sanitarie danno ai bisogni di salute. Mi sembra intuitivo che non è possibile dare risposte appropriate ed efficaci, in un clima organizzativo basato sulla coercizione.

Quindi, forse un “perché” potrebbe essere culturale, dove ci sono ancora convinzioni di poter esercitare poteri indiretti e diretti (egemonia e comando), anche quando la letteratura scientifica e l’evidenza empirica dimostrano da decenni l’inefficacia di tali approcci.

Di dominanza medica ne hanno parlato approfonditamente Freidson (La dominanza medica. Le basi sociali della malattia e delle istituzioni sanitarie, FrancoAngeli, 2002) e Tousjin (Il sistema delle occupazioni sanitarie: dominanza medica e logica professionale, FrancoAngeli, 2006), evidenziandone anche i segni di declino, non senza conflitti fra professioni, organizzazioni e istituzioni.

Per cui la questione non è nuova. Rimane però che oggi l’evoluzione dei bisogni delle persone assistite, delle professioni e delle organizzazioni chiede parole e soluzioni diverse. Chiede che il lavoro in team sia al centro delle possibilità di organizzare percorsi di cura. Chiede che oltre alle hard skill specifiche di ogni professione, si mettano in campo soft skill fondamentali, come le capacità di leadership, di negoziazione, di comunicazione assertiva, di condivisione e compassione. Partendo dalla consapevolezza.

Annalisa Pennini
PhD in Scienze Infermieristiche – Sociologa a indirizzo organizzativo

02 Settembre 2025

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