Se Sparta piange Atene non ride   

Se Sparta piange Atene non ride   

Se Sparta piange Atene non ride   

Gentile Direttore,
negli ultimi decenni, la medicina di famiglia ha attraversato un’evoluzione profonda, sospesa tra il peso della tradizione e la spinta verso l’innovazione. In un mondo medico sempre più specializzato e tecnologico, il ruolo del medico di medicina generale si conferma come un punto di riferimento essenziale per la salute della popolazione. Tuttavia si confronta con diverse criticità. Solo 13 Regioni superano gli standard minimi nei Livelli essenziali di assistenza, mentre l’aggiornamento di quelli nuovi è fermo da oltre due anni. Delle 13 Regioni “promosse”, soltanto tre appartengono al Mezzogiorno: Puglia, Campania e Sardegna. Il risultato è un sistema diseguale, con prestazioni obsolete e cure non allineate ai progressi scientifici. Difatti le fondazioni Gimbe e Fossc chiedono riforme urgenti e un intervento immediato per tutelare equità e qualità dell’assistenza.

Altra criticità è la burocrazia sempre più stringente. Da anni i medici di medicina generale sono bersaglio di un tiro incrociato che li sovraccarica di compiti aggiuntivi, in particolare burocratici. Un carico che sottrae tempo prezioso alla clinica e alla relazione con il paziente. Una deriva che, anziché arrestarsi, sembra accelerare. A ciò si aggiungono difficoltà organizzative e la mancanza di una piena integrazione con le altre figure del territorio (infermieri, assistenti sociali, specialisti). La solitudine professionale e la mole crescente di adempimenti amministrativi contribuiscono a rendere il lavoro sempre più gravoso.

Nonostante le difficoltà, si stanno delineando nuove prospettive che mirano a ripensare profondamente il ruolo del medico di famiglia. Tra queste:

• Case di comunità e medicina di gruppo integrata: il futuro sembra orientato verso modelli organizzativi multidisciplinari, in cui il medico di famiglia lavora in team con altri professionisti sanitari, favorendo la presa in carico globale del paziente. Occorre ancora chiarire del PNRR Missione 6 e delle 1288 Case di Comunità chi, quando, come e cosa si andrà a fare. La scadenza alla realizzazione e definizione della suddetta Missione, ricordiamolo, è stata fissata al 2026.

• Digitalizzazione e telemedicina: l’uso delle tecnologie digitali sta cambiando il modo di fare medicina. Consultazioni a distanza, fascicoli sanitari elettronici e intelligenza artificiale possono alleggerire il carico burocratico e migliorare l’accessibilità.

• Formazione e valorizzazione: investire nella formazione dei giovani medici, rendendo attrattivo il percorso di medicina generale, è fondamentale. Servono incentivi, riconoscimento professionale e opportunità di crescita clinica e scientifica. Ben venga la proposta di trasformare il CSFMG in specialità medica che si fa strada e attende sua vidimazione ufficiale.

• Cure personalizzate e prevenzione: il medico di famiglia può essere protagonista di una medicina centrata sulla persona, orientata non solo alla cura ma alla prevenzione, all’educazione sanitaria e alla promozione del benessere, ovverosia una medicina olistica.

Il suo rilancio è frenato da un’arzigogolata quanto più fantasmagorica concertazione inconcludente tra le parti, laddove sembrano venire eluse scientemente le proposte dei vari sindacati maggioritari di categoria. Serve una regia nazionale, un patto chiaro tra Stato e professione, che restituisca dignità e prospettiva a chi ogni giorno presidia il territorio. Perché senza i medici di fa miglia, la medicina territoriale resta un contenitore vuoto e il cambiamento evocato, una promessa che rischia di svanire nel rumore di fondo.

A tal fine occorre procedere con urgenza all’emanazione degli Atti di Indirizzo per il triennio 2022-2024 e, contestualmente, dare avvio all’allineamento contrattuale per il 2025, affinché le risorse stanziate non restino lettera morta.

La proposta di dipendenza appare più come un ballon d’essai che come un autentico progresso organizzativo: accettarla significa cedere all’aziendalizzazione, rinunciando all’autonomia professionale e trasformandosi in esecutori privi d’iniziativa. Quando si impongono pianificazioni rigide, anche le menti più brillanti rischiano di scivolare nell’incompetenza, una sorta di parabola del campione. Serve coraggio per affrontare scelte strutturali, ma il vero pericolo è che ciò che si abbraccia sia peggiore di ciò che si abbandona. Il medico di medicina generale è chiamato a resistere, a difendere il proprio ruolo, la propria autonomia e la propria sicurezza. Ma quando il sistema non protegge, finisce per distruggere. E il bene salute non solo territoriale, bensì anche ospedaliero potrebbe risentirne in malo modo. Insomma, se Sparta piange Atene non ride. Il futuro rappresenta ora più che mai una sfida collettiva che riguarda il diritto alla salute di tutti.

Eh si, perché tutti hanno diritto ad avere un medico in famiglia!

Dott. Salvatore Zavettieri
Specialista in Chirurgia Vascolare
Medico di Medicina Generale ASST Brianza

29 Settembre 2025

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