Medici in rivolta a Parigi, sciopero di 10 giorni contro la “deriva autoritaria”

Medici in rivolta a Parigi, sciopero di 10 giorni contro la “deriva autoritaria”

Medici in rivolta a Parigi, sciopero di 10 giorni contro la “deriva autoritaria”

Migliaia di camici bianchi in piazza contro il governo. Protesta per il fascicolo sanitario digitale obbligatorio, i tagli alle tariffe e i possibili vincoli sulla scelta della sede di lavoro. La categoria: "Priorità alla contabilità, non alla cura".

Una marea di camici bianchi ha invaso oggi le strade di Parigi. Medici di famiglia, specialisti, specializzandi e studenti di medicina hanno dato vita a una rumorosa manifestazione, nel quadro di uno sciopero nazionale iniziato il 5 gennaio e che si protrarrà fino al 15. La protesta, che gode di un vasto appoggio in tutta la categoria, nasce per denunciare quella che i liberi professionisti definiscono una “deriva autoritaria” del sistema sanitario francese e una “minaccia alla loro libertà di esercitare la professione”.

Al centro della vertenza, una serie di provvedimenti governativi che i medici accusano di essere “calati dall’alto”, senza un reale confronto, trasformando la sanità in una “medicina amministrata” dove la burocrazia prevale sulla relazione con il paziente. I punti di frizione principali sono tre e toccano nervi scoperti della professione.

Il primo è l’introduzione obbligatoria del “fascicolo sanitario” digitale (Dossier médical partagé), con annesse sanzioni per un eventuale uso scorretto. I camici bianchi lo percepiscono come un’imposizione che modifica radicalmente la pratica quotidiana. Il secondo nodo riguarda la riduzione delle tariffe delle prestazioni, decisa unilateralmente dall’esecutivo. Il terzo, e forse il più emblematico, è la possibilità concessa allo Stato di intervenire direttamente su tariffe e rimborsi senza passare dalla contrattazione con le parti sociali, svuotando di fatto il ruolo sindacale.

A questo si aggiunge un tema esplosivo, soprattutto in un Paese che da anni combatte contro i “deserti sanitari”, le aree rurali o periferiche sprovviste di medici: il governo sta valutando di limitare la libertà di installazione degli studi, imponendo vincoli territoriali per costringere i nuovi medici ad aprire negli zone meno servite. Una misura che, per i professionisti, rappresenta l’ultima frontiera di un controllo eccessivo.

“La sostenibilità economica del sistema diventa prioritaria rispetto alla qualità dell’assistenza e al rispetto dei bisogni del paziente”, denunciano i medici in piazza. La protesta, dunque, non è solo una battaglia corporativa ma si pone come difesa di un modello di cura libero da quelle che vengono percepite come ingerenze burocratiche statali.

Lo sciopero, che promette di paralizzare gli ambulatori dei liberi professionisti per oltre una settimana, rappresenta una delle mobilitazioni più dure del settore degli ultimi decenni e mette a dura prova il governo, costretto a bilanciare la necessità di razionalizzare la spesa sanitaria con il malcontento di una categoria fondamentale e determinata a non retrocedere.

12 Gennaio 2026

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