Spesa sanitaria. Cresce la pubblica (+5%), ma le famiglie pagano di tasca propria un quinto dei costi e aumenta sempre di più chi si fa l’assicurazione. La fotografia della Corte dei Conti

Spesa sanitaria. Cresce la pubblica (+5%), ma le famiglie pagano di tasca propria un quinto dei costi e aumenta sempre di più chi si fa l’assicurazione. La fotografia della Corte dei Conti

Spesa sanitaria. Cresce la pubblica (+5%), ma le famiglie pagano di tasca propria un quinto dei costi e aumenta sempre di più chi si fa l’assicurazione. La fotografia della Corte dei Conti

L'ultimo rapporto dell'organo di controllo rileva per il 2024 una spesa complessiva di 185 miliardi. Il Ssn copre il 74%, ma il peso rimane elevato sui cittadini per visite ed esami, segno di lunghe attese e carenze nell'offerta pubblica. Cresce il ricorso alle polizze private.

Un Servizio sanitario nazionale che spende di più, ma non riesce a coprire tutto, costringendo i cittadini a tirare fuori il portafogli per visite ed esami. È la fotografia scattata dalla Corte dei Conti nella sua relazione annuale sulla sanità, che rivela un sistema spinto da due motori diversi: la spesa pubblica in crescita del 5% e una spesa privata delle famiglie che, pur in calo, resta enorme, attestandosi a oltre 41 miliardi di euro, il 22,3% del totale.

I numeri del 2024 disegnano una spesa sanitaria complessiva di circa 185 miliardi di euro. La fetta più grossa, il 74,3%, è finanziata dalla pubblica amministrazione e dalle assicurazioni obbligatorie, per un totale di 137,5 miliardi (erano 130,9 nel 2023). La spesa diretta delle famiglie (out-of-pocket) scende a 41,3 miliardi (da 42,4), mentre cresce dell’8,4% il ricorso ad assicurazioni private volontarie, che ora coprono il 3,4% della spesa.

Dove spende lo Stato (e dove non arriva)
La spesa pubblica si concentra fortemente sull’ospedale. Il Ssn copre il 97% dei costi dell’assistenza ospedaliera ordinaria e il 92% di quella in day-hospital, per un impegno di oltre 47 miliardi solo per i ricoveri. Anche l’assistenza domiciliare è sostenuta per il 76% dal pubblico. Tuttavia, quando si esce dall’ambito dell’acuzie, il quadro cambia radicalmente.

È il mondo dell’assistenza ambulatoriale – visite specialistiche, esami, terapie non ospedaliere – a mostrare la crepa più evidente. Qui, il peso della spesa diretta delle famiglie diventa preponderante, spesso per “sopperire a tempi di attesa non sostenibili e alle carenze nell’offerta pubblica”, come sottolinea il rapporto. Una dinamica che, avvertono i magistrati contabili, indebolisce l’equità del sistema, poiché i pagamenti diretti sono regressivi e pesano di più sui gruppi più fragili, spesso anche i più svantaggiati economicamente.

La voce più pesante: cura e riabilitazione
Entrando nel dettaglio della spesa complessiva (pubblica e privata), la macro-voce più corposa rimane quella per “cura e riabilitazione”, che assorbe 100,8 miliardi (il 54,4% del totale). Di questi:

– 49,1 miliardi sono per l’assistenza ospedaliera ordinaria.

– 45,8 miliardi per l’assistenza ambulatoriale.

– 5 miliardi per il day-hospital.

– 923 milioni per l’assistenza domiciliare.

A seguire, i prodotti farmaceutici e gli apparecchi terapeutici (37,6 mld), l’assistenza di lunga durata (Long Term Care, 18,5 mld) e i servizi ausiliari (15,8 mld). Le voci prevenzione (8,7 mld) e governo del sistema (3,6 mld) ricevono invece le quote minori.

L’aumento della spesa pubblica: dove va il 5% in più
La crescita del 5% della spesa pubblica (pari a +6,6 miliardi rispetto al 2023) si è diretta principalmente verso l’assistenza per cura e riabilitazione, che ha ricevuto 79,6 miliardi (erano 75,9). In aumento tutte le sue sotto-voci: ospedaliera ordinaria, day-hospital, ambulatoriale e domiciliare. Significativi anche gli aumenti per farmaci e apparecchi (21,9 mld da fondo pubblico) e per la Long Term Care (14 mld).

Il rapporto della Corte dei Conti consegna, dunque, l’immagine di un sistema sotto pressione, che se da un lato incrementa le risorse pubbliche, dall’altro non riesce a eliminare il ricorso alla spesa privata per l’accesso a prestazioni fondamentali, rischiando di aggravare le disuguaglianze. Una sfida che la politica è chiamata ad affrontare nella definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza e nella programmazione della spesa.

Giovanni Rodriquez

22 Gennaio 2026

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