Umbria. Cannabis terapeutica. Medici e operatori a confronto su proposta di legge

Umbria. Cannabis terapeutica. Medici e operatori a confronto su proposta di legge

Umbria. Cannabis terapeutica. Medici e operatori a confronto su proposta di legge
E' stata discussa  in commissione Sanità la proposta di legge per la somministrazione terapeutica dei farmaci contenenti i principi attivi della cannabis. Nel corso dell'audizione sono stati ascoltati medici, farmacisti e rappresentanti delle associazioni dei cittadini.

Ha riscosso molto interesse la proposta di legge – presentata dal capogruppo della Federazione della Sinistra Damiano Stufara – per la somministrazione ad uso teraputico dei cannabinoidi e dei farmaci contenenti i principi attivi della cannabis che è stata discussa stamane presso la Commissione sanità del Consiglio regionale.  
  
L’audizione ha registrato la partecipazione – oltre ai membri della commissione presieduta da Massimo Buconi – anche di diversi medici operanti nelle strutture sanitarie umbre, di un rappresentante dei farmacisti preparatori e di vari esponenti delle associazioni dei cittadini. Nel complesso è emerso un massiccio consenso all’utilizzo di farmaci che sono scientificamente riconosciuti come meno tossici rispetto di altre sostanze già in uso. L’esempio più citato è stato quello degli oppiacei nelle cure contro il dolore. Restano invece ancora da chiarire gli aspetti riguardanti le modalità di preparazione e somministrazione dei farmaci cannabinoidi, pur nella consapevolezza che in Italia tale consumo è ancora illegale.  
 
La finalità della proposta di legge è quella di riconoscere, sulla base del diritto di ogni cittadino all'utilizzo dei farmaci cannabinoidi, la possibilità di prescriverli gratuitamente da parte del personale medico responsabile della terapia antalgica di cui usufruisce il paziente, sia esso ricoverato o in assistenza domiciliare. Una possibilità che viene perciò estesa ai medici di famiglia e a quelli di medicina generale. Si stabilisce, quindi, l'inserimento dei farmaci cannabinoidi, da parte della Giunta regionale, fra i protocolli dei servizi di cure palliative e terapia del dolore. Per quanto riguarda le modalità di approvvigionamento, si prevede l'individuazione da parte della Giunta regionale degli strumenti idonei, anche nell'ottica del risparmio della spesa pubblica, come pure l'attivazione di rapporti di convenzione per la produzione e lavorazione di cannabis medicinale coltivata in Italia. Non sono previsti ulteriori oneri a carico del bilancio regionale. La proposta di legge prevede anche l'istituzione di un Comitato tecnico-scientifico, composto da rappresentanti del servizio sanitario regionale, farmacisti, rappresentanti delle associazioni dei malati ed esperti in ambito legale e della comunicazione, per coordinare le attività di ricerca, monitoraggio, informazione rispetto all'utilizzo dei farmaci cannabinoidi.  
 
Per Fabio Conforti – medico Hospice-cure palliative Asl2 di Spoleto – “i professionisti che si occupano di malati oncologici sanno che quella del Consiglio regionale è una grande iniziativa. Non possiamo non considerare che gli oppiacei, che vengono regolarmente prescritti, possiedono una tossicità acuta, mentre la cannabis no. Più strumenti terapeutici abbiamo a disposizione, meglio è. Rispetto al disegno di legge in discussione, bisognerebbe estendere la possibilità di somministrare farmaci cannabinoidi a tutti i soggetti medici, perché la legge, al momento, esclude i miei colleghi dell'Hospice”. Un approccio condiviso da Mariano Pedetti – dirigente medico del Sert Media Valle Tevere – secondo il quale “I cannabinoidi sono farmaci interessantissimi e la loro efficacia è già provata, anche se occorrerebbe un periodo di sperimentazione lungo, di almeno due o tre anni, per stabilire conclusioni valide per un adeguato piano terapeutico”. Tuttavia Pedetti ha anche evidenziato la necessità di “non sottovalutare che nell'utilizzo di cannabis gli effetti psicotropi ci sono, c'è una tossicità cronica come pure patologie di tipo psichiatrico, soprattutto negli adolescenti. Quindi non bisogna demonizzare ma considerare tutti gli aspetti”. 

12 Febbraio 2013

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