Alcuni giorni fa sono uscito su Il Sole 24 Ore dei dati sulle liste di attesa delle prestazioni ambulatoriali nelle varie Regioni italiane. I dati sono tratti dalla Piattaforma Nazionale delle liste di attesa curata dalla Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Nazionale (Agenas) e sono relativi all’anno 2025. Come siano arrivati i dati a quella redazione non è noto, perché sulla piattaforma non si riesce ad arrivare a quel livello di disaggregazione regionale del dato. I dati riguardano le prenotazioni di 8 prestazioni, 4 prime visite e 4 esami strumentali. Le visite sono quella cardiologica, quella dermatologica, quella oculistica e quella ortopedica. Gli esami riguardano la colonscopia totale con endoscopio flessibile, l’ecocolordoppler dei vasi sovraaortici, la gastroscopia – esofagogastroduodenoscopia e la Tac del torace. Per ognuna di queste prestazioni Il Sole 24 0re ha estratto i seguenti dati relativi alle prenotazioni: la percentuale di prenotazioni in grave ritardo, i giorni di attesa medi per le prestazioni con codice di priorità B (Breve, da fare entro 10 giorni), i tempi medi di attesa per le prestazioni con codice di priorità P (Programmate, da fare entro 120 giorni) e i tempi medi di attesa per la stessa prestazione in libera professione.
I dati sono stati trasformati per ogni prestazione in una classifica con la Regione migliore e quella peggiore e con le tre peggiori e migliori Aziende. Di regola le classifiche in sanità sono fatte metodologicamente da male a malissimo (questa non fa eccezione) e di regola servono solo a dire quanto si è sfortunati ad avere un CAP di una Regione del Sud (espressione oggi diventata molto comune) e servono a qualche Assessore a farsi bello di una posizione in classifica sorprendentemente buona. Questo è quanto puntualmente successo con la classifica de Il sole 24 Ore sulle liste di attesa che ha consentito ad esempio all’Assessore alla Salute della Regione Marche Paolo Calcinaro di dichiarare “Siamo una regione virtuosa”. Le Aziende delle Marche sono risultate, infatti, nella classifica molto ben posizionate: per la colonscopia totale con endoscopio flessibile sono risultate ai primi tre posti in Italia l’INRCA Marche, l’Azienda Sanitaria Territoriale (AST) di Pesaro Urbino e l’AST di Macerata, per la gastroscopia -esofagogastroduodenoscopia al secondo e terzo posto sono risultate la AST di Pesaro Urbino e l’AST di Macerata, per la Tac del torace l’AST 1 Pesaro Urbino è risultata al primo posto, per la prima visita cardiologica al primo posto c’è l’INRCA Marche e per la prima visita dermatologica al terzo posto c’è INRCA Marche. In tutti questi casi per le Aziende delle Marche i tempi di attesa medi per una prenotazione con codice B sono inferiori a 10 giorni, mentre per quelle con codice P sono attorno ai 50-80 giorni e comunque molto inferiori ai 120 giorni massimi previsti. In alcune Regioni i tempi sono spesso di centinaia di giorni anche quando la prestazione è stata richiesta con codice di priorità B, e quindi la prenotazione andrebbe garantita entro 10 giorni. Ad esempio al Policlinico di Bari i tempi medi di attesa nel 2025 per una prima visita cardiologica con codice di priorità B sono stati pari a 125 giorni.
Mi sono posto allora la domanda: come mai questi dati sono così buoni per le Marche contrariamente alla esperienza quotidiana di tanti cittadini e al fatto che è una delle Regioni in cui secondo l’ISTAT è più frequente la rinuncia alle prestazioni ambulatoriali (oltre il 10%)? La spiegazione (per quel che ho capito dall’articolo poco prodigo di particolari sugli aspetti metodologici) sta nella tipologia dei dati della Piattaforma Nazionale delle liste di attesa, nel metodo di calcolo de Il Sole 24 Ore e nella diversa modalità di gestione delle prenotazioni da parte delle varie Regioni. I dati presi in considerazione dalla piattaforma sono i dati relativi alle prenotazioni fatte dai sistemi CUP regionali. Nella elaborazione ripresa da Il Sole 24 Ore sembra che per ciascuna prenotazione sia stato preso il dato relativo al codice di priorità, il dato sulla struttura presso cui è stata fatta la prenotazione, il tempo intercorso tra il contatto col CUP e la data della prenotazione. Poi a ogni Azienda sono verosimilmente attribuite tutte le strutture pubbliche e private di competenza e si calcolano i tempi medi intercorsi tra data di accesso al CUP e data di prenotazione.
Tornando agli esempi di casa mia, il risultato marchigiano più sorprendente è quello per le colonscopie, in cui l’esperienza dei cittadini è quasi tragica mentre la classifica del Il Sole 24 Ore dice che le AST delle Marche sono le migliori d’Italia. L’inghippo che verisimilmente fa fare bella figura alla Regione Marche sta nel fatto che i dati si riferiscono alle sole prestazioni prenotate e non tengono conto di quelle che il CUP non ha prenotato, che sono tante. Vediamo come funzionano le cose nelle Marche: tu chiami e la prenotazione ti può essere data o meno. Se non c’è posto nelle Agende per la tua classe di priorità ti si offre un posto un po’ dopo oppure se vuoi vieni inserito in una lista di presa in carico. Dopo di che se non vieni richiamato o il CUP non riesce a contattarti la tua prescrizione non si trasforma in prenotazione e si perde e tu esci dai dati della piattaforma e dai calcoli de Il Sole 24 Ore. In altre Regioni non è evidentemente così e la prenotazione te la danno comunque anche se fa un po’ ridere: quella che dovevi avere entro 10 giorni te la danno anche dopo diversi mesi. I dati delle Marche vanno dunque interpretati in questo modo: se riesci a prenotare i tempi di attesa possono anche essere corti, ma se non riesci a prenotare… scompari.
Quelli che non riescono ad avere la prenotazione pur avendo avuto la prescrizione nelle Marche sono tanti soprattutto per alcune prestazioni come appunto le colonscopie, le Risonanze Magnetiche, le prime visite cardiologiche e le prime visite oculistiche. Il dato medio fornito dalla Regione qualche mese fa è di una prescrizione su tre (33%) che non viene fatta subito, con percentuali che si alzano di molto per alcune prestazioni come quelle appena nominate. A dirci che il dato delle prescrizioni perse nelle Marche è alto ci pensa il monitoraggio delle performance delle Aziende Sanitarie Territoriali (AST) italiane che si ritrova nel portale statistico dell’Agenas. Nei dati più recenti (2024) le AST delle Marche sono tra quelle che riescono a garantire meno tra le AST delle stesse dimensioni una prenotazione delle prime visite specialistiche (il cosiddetto catchment index) quando confrontate con quelle delle altre Regioni: l’AST di Pesaro Urbino riesce a prenotarne il 64%, quella di Ancona il 66%, quella di Macerata il 55%, quella di Fermo il 54% e quella di Ascoli Piceno il 57%.
Proviamo a riassumere. Nelle Marche i dati sulle liste di attesa sembrano molto meglio di come le vivono i cittadini perché si riferiscono a chi riesce a prenotare. Per tutti gli altri (e sono tanti) o paghi o rinunci. Lo sforzo che si sta facendo in Italia e nelle Marche per la riduzione delle liste di attesa è apprezzabile, ma evitiamo con classifiche fuorvianti di far vendere a qualche Regione perline colorate come fossero pietre preziose, come è successo con le Marche grazie ai dati e alla classifica de Il Sole 24 Ore.