Tumori. Nasce Quotidiano Oncologia. Aiom: “Arriva uno strumento di dibattito e confronto da cui far nascere idee per migliorare l’assistenza”
Prende il via oggi “Quotidiano Oncologia”, una collaborazione strutturata fra Quotidiano Sanità e l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Ne parliamo con Massimo Di Maio, Presidente Nazionale AIOM.
“Siamo convinti che sia una “vetrina” con grandi potenzialità, per evidenziare criticità e proporre soluzioni, a partire dalle best practice. Si tratta di uno strumento di dibattito e confronto, da cui potranno nascere idee per migliorare anche l’assistenza dei pazienti”. È quanto afferma Massimo Di Maio, Presidente Nazionale AIOM che in quest’intervista lancia ‘Quotidiano Oncologia’ la nuova collaborazione strutturata fra Quotidiano Sanità e l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).
Qual è il significato della collaborazione fra AIOM e Quotidiano Sanità?
I temi che interessano l’oncologia non riguardano solo gli addetti ai lavori, ma hanno un impatto su tutta la società e sulle Istituzioni. Per AIOM l’apertura di uno spazio dedicato su “Quotidiano Sanità” significa avere a disposizione una sorta di “agorà”, in cui confrontarsi con tutti gli attori coinvolti, incluse le altre società scientifiche, le Direzioni Generali delle aziende sanitarie e le associazioni di pazienti, su aspetti che vanno dalle Reti Oncologiche, ai team multidisciplinari, all’accesso precoce ai farmaci fino alla sostenibilità del servizio sanitario. Siamo convinti che sia una “vetrina” con grandi potenzialità, per evidenziare criticità e proporre soluzioni, a partire dalle best practice. Si tratta di uno strumento di dibattito e confronto, da cui potranno nascere idee per migliorare anche l’assistenza dei pazienti.
Il 40% dei casi di tumore è evitabile grazie alla prevenzione. Qual è l’impegno di AIOM su questo fronte?
Il principale fattore di rischio oncologico è rappresentato dal fumo di sigaretta. A gennaio AIOM, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM hanno lanciato la campagna “5 euro contro il fumo” (https://5eurocontroilfumo.it). A circa 2 mesi dall’avvio, siamo ad oltre due terzi dell’iter di raccolta delle firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. Il fumo rappresenta anche il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie non neoplastiche ed è uno delle cause più importanti delle patologie cardiovascolari. Italia, si stimano 93.000 morti ogni anno per il consumo di tabacco. Sono necessarie 50.000 firme per presentare la proposta di legge al Parlamento, che successivamente dovrà discutere il disegno di legge. È la prima campagna di raccolta firme per arrivare a una proposta di legge di iniziativa popolare realizzata da società scientifiche e sta riscuotendo importantissime adesioni. Grandi centri di cura, come l’Humanitas, il ‘Pascale’ di Napoli, la Città della Salute e della Scienza di Torino, l’Istituto Nazionale Tumori di Milano e l’Istituto Oncologico Veneto, hanno aderito, così come, fra le altre, le società scientifiche dei cardiologi, degli pneumologi, dei radiologi medici e dei ginecologi. Siamo orgogliosi dello straordinario risultato ottenuto, perché significa che siamo sulla strada giusta e i cittadini sono sensibili al ruolo della prevenzione. Ora chiediamo un ulteriore sforzo per raggiungere l’obiettivo delle 50.000 firme.
Ogni anno AIOM è uno degli autori del libro “I numeri del cancro in Italia”. Quali sono le evidenze epidemiologiche più recenti?
Nel 2025, in Italia, sono state stimate circa 390.000 nuove diagnosi di cancro, un numero che segna una sostanziale stabilità rispetto al 2024, con una tendenza alla diminuzione alla luce della progressiva riduzione dei casi negli uomini. Anche la Commissione Europea ha confermato per la prima volta in Europa un calo dell’1,7% dei casi complessivi, addirittura del 2,6% in Italia. Questa tendenza è dovuta, da un lato, alla diminuzione totale della popolazione, dall’altro alla riduzione delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi (purtroppo non osserviamo un andamento altrettanto incoraggiante nelle donne). Un trend complessivamente positivo, a cui si accompagna un calo del 9% dei decessi oncologici negli ultimi 10 anni nel nostro Paese, ancora più evidente nelle neoplasie del polmone e del colon-retto.
Accanto a questi dati che mostrano miglioramenti, AIOM ha più volte evidenziato la necessità di destinare più risorse e personale all’oncologia. Qual è la situazione?
In 10 anni, in Italia, sono stati tagliati 1.091 posti letto pubblici in Oncologia Medica: nel 2013 erano 5.234, ridotti a 4.143 nel 2023. Nel 30% dei centri manca ancora l’assistenza domiciliare oncologica e più della metà delle strutture è priva dei coordinatori di ricerca clinica, figure essenziali per condurre le sperimentazioni. A tale proposito, AIOM ci tiene a ribadire che la ricerca clinica andrebbe considerata parte integrante dell’assistenza per i pazienti oncologici, dovunque siano curati. Anche aspetti importanti dell’assistenza, come la psicologia clinica e la nutrizione clinica, rimangono subottimali in molte realtà. Oltre a posti letto e ospedali più moderni, servono più medici e infermieri. La scarsità di specialisti sta infatti interessando anche l’oncologia, sebbene in misura minore rispetto ad altre specialità. Inoltre, vanno pienamente realizzate ed implementate su tutto il territorio le Reti Oncologiche Regionali. Solo così può essere garantita la collaborazione multidisciplinare in tutto il percorso di cura.
A che punto è la realizzazione delle Reti Oncologiche Regionali?
Per garantire standard di cura elevati è necessario completare l’implementazione ottimale delle reti oncologiche regionali che mettano a sistema tutte le strutture del territorio. È un passaggio ancora non definitivamente compiuto in Italia. Circa la metà delle Regioni dispone di una rete oncologica regionale veramente funzionante, ma la mancanza di uniformità dei sistemi organizzativi, tra le varie aree, può creare disparità in termini di accesso alle cure e di tempestività di gestione. Come AIOM, inoltre, siamo preoccupati del fatto che, in alcune Regioni dove non si è ancora pienamente compiuta l’organizzazione di reti oncologiche regionali, vi sia la tendenza a costruire e adottare come modello ‘mini-reti’ dedicate solo a una particolare forma di cancro. Questo accade, per esempio, per alcuni tumori, anche molto frequenti. Ovviamente si tratta di un percorso virtuoso, in sé, per chi si ammala di quello specifico tipo di tumore, ma nonostante questo siamo preoccupati perché, se questo diventa il modello prevalente – e in alcune Regioni lo è già – si possono creare disequità per chi è colpito da altre forme di cancro. Il valore aggiunto delle Reti deve essere quello di prevedere un percorso tempestivo ed ottimale per tutti i pazienti oncologici.
Da un lato è necessario garantire ai pazienti oncologici l’accesso alle terapie innovative, dall’altro va tutelata la sostenibilità del servizio sanitario. Com’è possibile conciliare le due esigenze?
Nel 2024, in Italia, la spesa pubblica per i farmaci anti-cancro è stata pari a 5,4 miliardi di euro, in aumento del 13,8% rispetto al 2023, rappresentando quasi il 20% della spesa farmaceutica pubblica totale. L’innovazione non è solo un costo, ma si traduce in vite salvate. Nel nostro Paese, nel 2026 rispetto al periodo 2020-2021, è stimata una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell’8,2% nelle donne. Pur rimanendo i dati di mortalità per tumore una vera e propria emergenza sanitaria e sociale, si tratta di dati migliori nel confronto con la media europea. In Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito. Le terapie anti-cancro sono caratterizzate da meccanismi di azione sempre più specifici. L’aumento del numero di indicazioni per trattamenti innovativi ad alta complessità, come l’immunoterapia e gli anticorpi farmaco-coniugati, offre opzioni in grado di migliorare la sopravvivenza, la qualità di vita e le possibilità di guarigione in un numero crescente di situazioni cliniche, ma pone questioni legate alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. La disponibilità di multiple strategie terapeutiche per la medesima condizione clinica determina, inoltre, la necessità di definire linee guida specifiche per stabilire la corretta sequenza di questi farmaci, e spesso gli studi registrativi che portano all’autorizzazione per tali trattamenti non forniscono risposta al quesito della corretta sequenza.
Un cambiamento culturale di grande rilevanza nell’oncologia degli ultimi anni è rappresentato dalla crescente attenzione agli esiti riferiti dal paziente, i PRO. Perché sono importanti?
I PRO, cioè i Patient-Reported Outcomes, e la qualità di vita del paziente rappresentano sempre più un importante tassello del complesso mosaico di valutazione del valore dei trattamenti oncologici e rientrano a pieno titolo nella ‘people-centred care’. Questa consapevolezza sta aumentando, anche perché diverse società scientifiche, tra cui anche AIOM, hanno lanciato messaggi a favore del ruolo dei PRO. L’attenzione nei confronti di questi strumenti coinvolge anche le agenzie regolatorie. Il risultato è che, negli anni recenti, quasi il 70% degli studi clinici condotti in oncologia include la qualità di vita dei pazienti tra gli endpoint, cioè tra gli obiettivi da analizzare. I dati relativi alla qualità di vita, pur compresi fra gli endpoint, però vengono pubblicati solo in circa la metà dei casi in cui sono stati raccolti. È importante, quindi, migliorare la tempestività con cui queste informazioni sono comunicate e pubblicate. Non solo. Negli ultimi anni è stata dimostrata l’utilità clinica del monitoraggio dei sintomi, anche con strumenti digitali, nei pazienti oncologici in trattamento, allo scopo di migliorare la qualità di vita, l’aderenza al trattamento e ottimizzare la gestione delle tossicità. Nonostante questo, oggi pochi ospedali adottano misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti, dal momento che l’implementazione di questi strumenti – in una routine quotidiana spesso già molto stressata dal carico di incombenze non solo cliniche ma spesso amministrative – non è affatto semplice. Serve un cambio di passo, perché la raccolta del punto di vista dei malati sull’esito di un trattamento non resti una semplice affermazione retorica ma diventi un metodo imprescindibile.
La qualità di vita come endpoint degli studi clinici sul cancro deve portare anche a ripensare il concetto di innovazione?
Siamo di fronte a una vera e propria ondata di innovazione in oncologia, che rappresenta indubbiamente una notizia positiva per i pazienti, ma la spesa deve essere ‘governata’, dando la priorità ai farmaci davvero innovativi, in grado non solo di migliorare la sopravvivenza, ma anche la qualità di vita. I vantaggi possono essere importanti, dalla riduzione delle ospedalizzazioni al reinserimento dei pazienti nel mondo del lavoro, permettendo loro di contribuire alla crescita economica e sociale del Paese. Va posta attenzione anche al tema dell’appropriatezza, strettamente legato alla sostenibilità. Governare la domanda di salute è un tema fondamentale anche per abbattere le liste d’attesa, problema che va affrontato abbinando all’appropriatezza – che una società scientifica come AIOM si impegna a garantire, anche con la stesura e l’aggiornamento delle linee guida – la disponibilità di maggiori risorse e personale.
Come si colloca a livello mondiale la ricerca contro il cancro condotta dagli scienziati italiani?
I lavori scientifici italiani in ambito oncologico pubblicati su riviste mediche internazionali sono oggetto di migliaia di citazioni da parte di altri autori e pongono il nostro Paese tra i primi al mondo in questa speciale classifica. L’Oncologia italiana, se adeguatamente supportata dalle Istituzioni, può affermarsi come un motore di sviluppo in ambito non solo scientifico, ma anche economico e sociale.
Il Regolamento europeo n.536 del 2014 per la ricerca clinica ha stabilito tempi di autorizzazione degli studi clinici allineati per tutti i Paesi membri: da un minimo di 60 giorni a un massimo di 106, a partire dalla data di sottomissione. Un quadro regolatorio identico in ciascun Stato membro dovrebbe garantire la conduzione degli studi clinici in una modalità univoca, con tempi definiti e certi. Inoltre, dovrebbe rendere più facile e veloce l’arruolamento dei pazienti e la chiusura degli studi. In Italia l’oncologia resta l’area in cui si concentra il maggior numero di sperimentazioni, quasi il 40% del totale. Nel nostro Paese, nonostante il Regolamento europeo, l’iter di approvazione delle sperimentazioni cliniche risulta più lungo e difficoltoso rispetto alla media continentale, soprattutto a causa delle procedure amministrative, che in troppi casi comportano mesi di attesa prima di attivare i centri italiani. Queste criticità mettono a rischio l’attrattività del nostro Paese per i promotori profit e ritardano l’opportunità della partecipazione agli studi per i pazienti. È fondamentale puntare alla semplificazione. Le possibili cause della riduzione del numero di studi clinici condotti in Italia vanno trovate, ad esempio, nella carenza di figure professionali dedicate, nei ritardi nell’approvazione da parte dei Comitati etici (aspetto migliorato negli ultimi tempi grazie alla modifica del regolamento), ma soprattutto nella firma del contratto a livello delle Direzioni aziendali. Negli ultimi anni le sperimentazioni cliniche hanno effettuato una vera e propria migrazione verso Paesi a più alta attrattività, che sono riusciti ad investire sempre di più in ricerca e sviluppo.
L’oncologia è sempre più attenta a temi sociali. Qual è l’impegno di AIOM in questo senso?
L’appuntamento con le “Giornate dell’etica” è ormai tradizionale nel calendario degli eventi annualmente organizzati da AIOM. Per rimanere agli ultimi anni, nel 2024 abbiamo dedicato le “Giornate dell’etica” all’assistenza oncologica dei migranti, che pone in evidenza l’intensa e irrinunciabile connessione tra medicina, profili etici e risvolti sociali. Abbiamo portato alla luce un fenomeno che riguarda tutti, ma ci trova impreparati. Infatti, in base al sondaggio promosso da AIOM proprio per analizzare il livello di conoscenza degli specialisti sull’assistenza degli stranieri nel nostro Paese, l’80% degli oncologi ritiene di avere solo parzialmente o di essere del tutto privo di strumenti adeguati per la gestione del paziente immigrato colpito dal cancro. Nel 2025, le “Giornate dell’etica” sono state invece focalizzate sul fine vita. AIOM e Fondazione AIOM hanno promosso un’indagine che ha coinvolto anche le altre società scientifiche con interesse a questo tema. I risultati non lasciano dubbi: il 90% dei clinici ritiene sia necessaria una legge nazionale sul fine vita. L’attuale testo unificato del disegno di legge in materia di morte medicalmente assistita contiene diverse criticità, evidenziate da AIOM e altre società scientifiche, come SIAARTI e SICP. La proposta normativa esclude il Servizio Sanitario Nazionale dalla fase attuativa della procedura e non viene indicato il soggetto chiamato ad assistere la persona, prescrivere o fornire i farmaci, o supervisionare la sequenza degli eventi, esponendo a una potenziale selezione per censo dei pazienti e a disparità inaccettabili. Le spese per queste pratiche non devono essere a carico dei cittadini. Riteniamo che solo il Servizio Sanitario Nazionale possa e debba garantire tutte le competenze ed i percorsi integrati, incluse le cure palliative simultanee.
23 Marzo 2026
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