Riforma a rilento e medici in fuga: così le Case della Salute restano deserte

Riforma a rilento e medici in fuga: così le Case della Salute restano deserte

Riforma a rilento e medici in fuga: così le Case della Salute restano deserte

Gentile direttore, due documenti approvati in questi giorni – il Decreto Commissari e il Documento di finanza pubblica – raccontano la stessa storia, da due angoli diversi. E la storia è questa.

Gentile direttore,
due documenti approvati in questi giorni – il Decreto Commissari e il Documento di finanza pubblica – raccontano la stessa storia, da due angoli diversi. E la storia è questa: continuiamo a costruire il futuro della sanità territoriale con un approccio che rischia di lasciare indietro proprio le persone che dovrebbero abitarci.

Da un lato, la proposta di riforma della medicina generale presentata dal ministro Schillaci. Dall’altro, i numeri del DFP sulla spesa sanitaria, sul personale e sullo stato di attuazione del PNRR. Mettiamoli insieme.

La pandemia ha lasciato una lezione chiara, e dura: il territorio è stato l’anello più debole della catena, quello che in diverse aree del Paese ha retto peggio, quello che ha pagato il prezzo più alto in termini di ritardi, di mancata presa in carico, di vite non salvate. Migliorare l’assistenza territoriale non è solo un obiettivo tecnico o amministrativo. È un obbligo morale.

Eppure, sulle Case della Comunità, abbiamo investito risorse importanti del PNRR: 1.327 cantieri avviati, 402 Ospedali di Comunità in costruzione. Ma a oggi solo il 25% delle Case di Comunità è concluso e appena il 12% ha superato il collaudo. Numeri che non possono lasciarci tranquilli, perché la vera domanda è un’altra: una volta finiti i fondi europei, chi garantirà l’operatività ordinaria di queste strutture? Con quali medici? Con quali infermieri?

Sul personale, il DFP è impietoso: il 42,4 per cento dei medici ha più di sessant’anni. Un’intera generazione sta andando in pensione senza un ricambio garantito. E la quota di medici che sceglie il settore pubblico continua a scendere. Nel frattempo, della tanto annunciata riforma della medicina generale si parla ormai da oltre un anno, eppure il ministro ha presentato in Conferenza delle Regioni solo uno schema sintetico, neanche una vera bozza di articolato. Su un tema così delicato, la prudenza è d’obbligo, ma i tempi stringono: non possiamo permetterci di lasciare le nostre Case della Comunità vuote, cattedrali nel deserto.

E poi c’è la prevenzione. Il DFP stesso ammette che la copertura mammografica è scesa dal 61% del 2019 al 55% del 2023, e quella colorettale dal 40% al 35%. Il costo di questa mancata prevenzione, scrive il documento, “resta sottorappresentato nelle valutazioni di spesa correnti”. Ma quel costo arriverà, puntuale, sotto forma di diagnosi tardive, trattamenti più onerosi, ricoveri evitabili.

Non basta aumentare la spesa in valore assoluto – dai 148,5 miliardi del 2026 ai 159,4 del 2029 – se nel frattempo gli acquisti diretti di farmaci hanno già superato il tetto di 3,4 miliardi nei primi nove mesi del 2025, con un saldo negativo di quasi 2,9 miliardi. Il sistema sta già operando oltre le risorse assegnate.

Per questo, da parte del M5S, non basterà guardare ai numeri aggregati della manovra o alle dichiarazioni di intenti sulla riforma. Vigileremo perché le risorse stanziate si traducano in servizi reali, perché l’operatività delle Case della Comunità venga garantita, perché il personale trovi soluzioni non rinviabili e perché la prevenzione smetta di essere la variabile sacrificabile di questo bilancio.

Sulla riforma dei medici di famiglia, una richiesta chiara: il Parlamento e il Paese attendono l’articolato definitivo, non solo uno schema sintetico dopo oltre un anno di attesa. Solo così potremo davvero evitare che le nostre Case della Comunità restino deserte, tradendo la lezione che la pandemia ci ha lasciato.

Mariolina Castellone
Senatrice del M5S, Vicepresidente del Senato

24 Aprile 2026

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