Infermieri, una comunità che vive di troppo individualismo e poca coesione

Infermieri, una comunità che vive di troppo individualismo e poca coesione

Infermieri, una comunità che vive di troppo individualismo e poca coesione

Gentile Direttore, sono trascorsi oltre vent’anni dalla legge 251/2000 che ha sancito l’autonomia professionale delle professioni sanitarie; tuttavia, si osserva con preoccupazione come, ancora oggi, persistano condotte che ignorano sistematicamente ogni legge e normativa vigente...

Gentile Direttore,
sono trascorsi oltre vent’anni dalla legge 251/2000 che ha sancito l’autonomia professionale delle professioni sanitarie; tuttavia, si osserva con preoccupazione come, ancora oggi, persistano condotte che ignorano sistematicamente ogni legge e normativa vigente. Il raggiungimento di tale obiettivo è stato il risultato di anni di impegno, sostenuti da una profonda coesione collettiva volta a superare limiti che non rispecchiavano più l’essenza stessa della professione. L’elemento determinante è stata la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, in netto contrasto con l’attuale scenario in cui si assiste a una comunicazione unidirezionale, dove le direttive impartite dall’alto non ricevono risposta dalla periferia, o viceversa. Si riscontra una grave carenza di dialogo, sia tra i singoli professionisti sia tra le medesime rappresentatività di categoria; inoltre, la condotta dei sindacati appare problematica, in quanto essi sembrano ricalcare fedelmente logiche di partito o di appartenenza parrocchiale.

La nostra categoria rischia di non riuscire mai a superare l’attuale stallo e questa condizione di marginalità, proprio a causa della mancanza di spirito di squadra, della carenza di una comunione di idee e dell’assenza di elementi atti a favorire la coesione attorno a un’unica voce e a un pensiero condiviso. Esistono numerose fazioni e prospettive divergenti che non convergono verso la condizione di sofferenza che accomuna la maggior parte di questo gruppo, ormai rassegnato di fronte alle proprie problematiche personali, familiari e collettive. Si osservano solo rammarico e rassegnazione nel corpo professionale infermieristico, che analogamente a soldati che si recano quotidianamente al fronte, accettano passivamente ogni ordine, rispondendo con un costante e incondizionato assenso.

Il sistema sanitario, ormai in fermento, per passare alla svolta cruciale voluta dal DM 77/2022, per alleviare il carico ospedaliero, ha puntato al rafforzamento del territorio; purtroppo, ogni categoria cerca di difendere a spada tratta la sua figura professionale, tranne la nostra, dove a tutt’oggi non vi è ancora alcuna risoluzione concreta in merito alle funzioni e ai ruoli. Come frequentemente evidenziato dalla presidente nazionale Fnopi, “spesso un infermiere inizia e termina la propria vita lavorativa svolgendo le stesse mansioni per 30 anni, senza una reale evoluzione di carriera. Nonostante molti infermieri acquisiscano lauree magistrali o master, il sistema sanitario non riconosce né valorizza formalmente queste competenze avanzate con adeguamenti contrattuali o giuridici”, arrivando a non prevedere periodicamente nemmeno le fasce e le relative progressioni orizzontali basate sull’esperienza e sugli anni di servizio maturati.

Il futuro sarà sempre più incerto, perché al momento la situazione e il contesto, sia professionale che politico, non depongono a favore di speranze degne di poter quanto meno aspirare a un graduale miglioramento dello status; anzi, la quotidianità fa trasparire il contrario, ragion per cui siamo veramente in un mare continuamente agitato tra speranze diffuse e illusioni continue.

Emilio Cariati
Infermiere

29 Aprile 2026

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