Il ruolo strategico del Responsabile organizzativo nelle Case della Comunità

Il ruolo strategico del Responsabile organizzativo nelle Case della Comunità

Il ruolo strategico del Responsabile organizzativo nelle Case della Comunità

Gentile Direttore, in Emilia-Romagna le Case della Comunità rappresentano uno dei cardini della riorganizzazione dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria territoriale, evoluzione delle precedenti Case della Salute.

Gentile Direttore,

In Emilia-Romagna le Case della Comunità rappresentano uno dei cardini della riorganizzazione dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria territoriale, evoluzione delle precedenti Case della Salute. Si configurano come punti di accesso integrato ai servizi, in cui professionisti sanitari, sociali e amministrativi operano in modo coordinato per rispondere ai bisogni di salute della popolazione.

Al centro di questo modello si colloca il Responsabile organizzativo, figura prevista dalla Delibera di Giunta Regionale n. 2128 del 5 dicembre 2016, che ha definito le linee guida per la governance delle Case della Salute e che costituisce tuttora il riferimento organizzativo anche per le Case della Comunità. Si tratta di un ruolo di rilievo gestionale e relazionale, non simbolico ma strutturale, finalizzato a garantire integrazione, coordinamento e partecipazione.

Secondo la DGR 2128/2016, il Responsabile organizzativo – preferibilmente con competenze tecnico-infermieristiche e gestionali – coordina il board gestionale-organizzativo della struttura, predispone il piano operativo della Casa della Comunità in coerenza con gli indirizzi distrettuali e aziendali, favorisce il coinvolgimento della comunità locale e supporta il Direttore di Distretto nel monitoraggio e nella valutazione dei risultati.

La normativa regionale assegna a questa figura competenze articolate: facilitare le relazioni tra i diversi professionisti, programmare e monitorare i processi di accesso ai servizi (PUA, CUP, punti informativi), garantire la corretta gestione dei flussi informativi e curare aspetti organizzativi e logistici. Ne emerge un profilo che coniuga funzioni manageriali e governance partecipata, in linea con l’evoluzione nazionale dell’assistenza territoriale delineata anche dal DM 77/2022.

Tuttavia, nella pratica applicativa, emergono criticità significative. In diverse contesti il ruolo di Responsabile organizzativo non risulta formalmente attivato oppure viene di fatto sostituito da altre figure di coordinamento operativo, come coordinatori infermieristici o referenti clinici. Il Dirigente delle professioni Sanitarie incarnerebbe a pieno titolo questo ruolo, con la funzione di trasformare una struttura fisica in un nodo vitale della rete territoriale. Questa sovrapposizione genera confusione tra funzioni di governance e funzioni operative, con una frammentazione delle responsabilità.

In molti contesti, il coordinamento è limitato a singole aree professionali, mentre viene meno una regia complessiva della struttura. Il board della Casa della Comunità risulta talvolta non formalizzato o poco operativo, la pianificazione è demandata ad altri livelli decisionali e la partecipazione attiva di cittadini e associazioni potrebbe restare episodica. Ne deriva una riduzione della capacità strategica delle Case della Comunità e un indebolimento dell’elemento comunitario, che rappresenta uno dei tratti distintivi del modello regionale.

Il confronto tra il Responsabile organizzativo previsto dalla DGR 2128/2016 e i ruoli di coordinamento oggi diffusi nelle AUSL evidenzia chiaramente la differenza tra una funzione di governance integrata e ruoli prevalentemente tecnico-operativi. La mancata piena attuazione del ruolo previsto dalla normativa regionale rischia di compromettere l’efficacia del modello.

La Casa della Comunità non è infatti solo una struttura sanitaria, ma un nodo di rete sociale e territoriale. Il Responsabile organizzativo rappresenta il collegamento tra istituzioni, professionisti e comunità locale e costituisce uno degli elementi più innovativi della sanità territoriale emiliano-romagnola. Rafforzarne il riconoscimento e l’attuazione concreta appare quindi essenziale per rendere coerente la pratica organizzativa con la visione delineata dalla normativa regionale e nazionale.

Antonio Torella

Infermiere

30 Aprile 2026

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