La spesa sanitaria pubblica italiana è destinata a salire a 148,522 miliardi di euro nel 2026, con un incremento del 4,9% rispetto all’anno precedente. Un’accelerazione significativa dopo il +2,5% registrato nel 2025, ma che porterà l’incidenza sul Pil soltanto dal 6,3% al 6,4%. È quanto emerge dal nuovo Rapporto della Ragioneria generale dello Stato ‘Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario – Aggiornamento 2026’.
Il punto di partenza è il consuntivo 2025. Secondo i dati di Contabilità nazionale richiamati dalla Rgs, la spesa sanitaria si è attestata a 141,539 miliardi, il 2,5% in più rispetto al 2024, mantenendo invariata al 6,3% la propria incidenza sul Pil. Una crescita peraltro inferiore a quella prevista nel precedente DPFP 2025, che stimava per lo scorso anno un aumento del 4,1%.
Nel 2026 la spinta arriva soprattutto dal personale. La spesa per i redditi da lavoro dipendente dovrebbe raggiungere 47,985 miliardi, con un balzo del 7,3% sul 2025, legato in particolare agli effetti del rinnovo dei contratti 2025-2027, ai miglioramenti economici e alle maggiori spese necessarie a sostenere gli standard introdotti dal PNRR. I consumi intermedi sono invece stimati a 49,239 miliardi, in aumento del 3,4%, con una dinamica alimentata anche dai prodotti farmaceutici.
Le prestazioni sociali in natura acquistate da produttori market saliranno complessivamente a 46,747 miliardi, +4,2%. All’interno di questa voce, la farmaceutica convenzionata è prevista a 8,389 miliardi, con un aumento del 4,9%, mentre per l’assistenza medico-generica la spesa raggiungerà 7,710 miliardi, in crescita del 3,9%.
Per le altre prestazioni acquistate da produttori market – che comprendono tra l’altro assistenza ospedaliera, specialistica e protesica – la previsione è di 30,648 miliardi, +4,2%. La crescita riflette l’aggiornamento dei tetti di spesa e delle tariffe, il potenziamento dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica e l’integrazione dei nuovi servizi delle farmacie convenzionate. Le altre componenti di spesa vengono invece quantificate in 4,551 miliardi, +5%.
Dal 2027 crescita più lenta, 159,4 miliardi nel 2029
Dopo il forte incremento atteso quest’anno, la dinamica dovrebbe rallentare. Nel triennio 2027-2029 la spesa sanitaria crescerà mediamente del 2,4% l’anno, a fronte di un Pil nominale previsto in aumento medio del 2,6%. Il peso della sanità sul Pil dovrebbe quindi rimanere sostanzialmente fermo al 6,4% per tutto il periodo. La previsione incorpora gli oneri dei rinnovi negoziali del personale dipendente e convenzionato del Ssn, l’andamento dei costi rilevato dal monitoraggio, gli interventi previsti a legislazione vigente e quelli collegati all’implementazione del PNRR.
In valori assoluti, la traiettoria indicata dalla Ragioneria vede la spesa passare dai 148,522 miliardi del 2026 ai 151,222 miliardi del 2027, quindi a 155,059 miliardi nel 2028 e a 159,443 miliardi nel 2029. I tassi di crescita annuali sono rispettivamente del 4,9%, 1,8%, 2,5% e 2,8%, mentre l’incidenza sul Pil resta sempre al 6,4%.
Nel lungo periodo l’invecchiamento spinge la spesa verso il 7,4% del Pil
Il quadro cambia guardando oltre il 2030. Nello scenario di base utilizzato dalla Rgs, che isola gli effetti derivanti dall’evoluzione della struttura demografica, il rapporto tra spesa sanitaria e Pil è previsto salire progressivamente dal 6,4% del 2029 al 7,4% nel 2070, con un aumento di circa un punto di Pil.
La crescita dovrebbe essere più sostenuta nella prima parte dell’orizzonte di previsione, per poi rallentare dal 2042 e sostanzialmente stabilizzarsi nell’ultimo decennio. La Ragioneria individua nel progressivo aumento della popolazione anziana, sia in termini assoluti sia relativi, il principale fattore alla base della pressione crescente sulla spesa sanitaria.