Chimici e Fisici contro il decreto sulle competenze dei biologi: “Testo da correggere, troppa incertezza sui confini professionali”

Chimici e Fisici contro il decreto sulle competenze dei biologi: “Testo da correggere, troppa incertezza sui confini professionali”

Chimici e Fisici contro il decreto sulle competenze dei biologi: “Testo da correggere, troppa incertezza sui confini professionali”

La Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici interviene sullo schema di Dpr n. 440: "Competenze generiche senza confini significano contenziosi e rischi per i cittadini. Il Governo non ignori il parere del Consiglio di Stato".

Non una disputa tra Ordini professionali, ma una questione di certezza delle competenze, qualità delle prestazioni e tutela dei cittadini. È la posizione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici (FNCF) sullo schema di Dpr, Atto del Governo n. 440, in esame questa settimana alla Camera e al Senato, che interviene sull’ordinamento della professione di biologo ridefinendone in maniera significativa le attività professionali.

La Federazione chiede che il testo venga corretto prima della conclusione dell’iter e della relativa pubblicazione, introducendo con chiarezza il principio secondo cui le attività attribuite ai biologi devono essere esercitate nell’ambito e dal punto di vista biologico, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità riconosciute dalla normativa alle altre professioni sanitarie.

Competenze troppo ampie e generiche

Nella formulazione attuale, il nuovo articolo 31 del Dpr 328/01 introduce attribuzioni molto ampie e generiche in materia di analisi, laboratori ambientali, certificazioni e rapporti di prova, inquinanti, matrici ambientali, rifiuti e impianti, nonché in ambiti propri di altre professioni sanitarie. Formulazioni che, senza un’esplicita precisazione, possono essere interpretate come estensione anche ad attività di natura chimica, chimico-fisica e tecnica che richiedono conoscenze acquisibili con differenti percorsi di formazione universitaria e comportano precise responsabilità professionali.

Per la Federazione, non è possibile attribuire competenze partendo da una formulazione normativa generica e preoccuparsi soltanto dopo di stabilire chi sia formato per esercitarle e chi ne assuma la responsabilità. Il principio, si legge nel comunicato, dovrebbe essere esattamente opposto: formazione, competenza e responsabilità devono procedere insieme.

Il richiamo al Consiglio di Stato e alla Consulta

La posizione della Federazione non mette in discussione né il ruolo dei biologi né la necessità di aggiornare una disciplina professionale. Contesta invece una modalità di ampliamento delle competenze che rischia di rendere incerti i confini tra professioni diverse. Un timore condiviso dal parere del Consiglio di Stato, che ha segnalato il rischio di incertezza interpretativa e contenzioso tra gli Ordini, suggerendo di inserire nel Dpr una disposizione che chiarisca come gli ambiti di attività elencati siano da intendersi come meramente ricognitivi delle competenze già previste dalla legge, da interpretare secondo il criterio del “punto di vista biologico”.

Analogamente, il Consiglio Superiore di Sanità ha richiamato il medesimo principio, facendo riferimento alla sentenza n. 345 del 1995 della Corte costituzionale, che proprio nel “punto di vista biologico” individua il criterio di demarcazione della professione di biologo rispetto alle professioni che esercitano attività simili o affini.

“L’incertezza ricadrebbe su tutti”

La questione, secondo la Federazione, non può più essere considerata né tecnica né marginale. Se due autorevoli organi consultivi dello Stato evidenziano la necessità di rendere chiari i confini delle competenze, approvare il testo senza introdurre quella chiarezza significherebbe trasferire deliberatamente l’incertezza normativa sui professionisti, sulle amministrazioni, sui laboratori, sugli enti di controllo e, inevitabilmente, sui tribunali.

22 Settembre 2026

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