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Morbillo. Il Ministero richiama le Regioni sulle vaccinazioni: nessuna raggiunge il 95% con la dose di richiamo. E in Calabria i casi esplodono
Copertura nazionale all'84,45% per la seconda dose, con Bolzano, Sicilia e Campania sotto il 75%. Nei primi cinque mesi del 2026 già 472 casi confermati, contro i 322 del 2025. Il Ministero chiede campagne mirate e recupero dei non vaccinati. LA CIRCOLARE
Il morbillo torna a essere un problema per la sanità pubblica italiana e il Ministero della Salute richiama le Regioni a rafforzare sorveglianza, vaccinazioni e recupero dei non immunizzati. La circolare dedicata all’analisi epidemiologica degli anni 2024-2026 e alle raccomandazioni operative scatta una fotografia nella quale il virus continua a circolare e le coperture vaccinali restano sotto la soglia necessaria per interromperne la trasmissione.
Il dato più netto riguarda la seconda dose. Nel 2024 nessuna Regione o Provincia autonoma ha raggiunto il 95% di copertura, il livello che il Ministero indica, richiamando gli standard dell’Organizzazione mondiale della sanità, come necessario con due dosi per interrompere la catena di trasmissione e garantire l’immunità di comunità nelle coorti target. La media nazionale si è fermata all’84,45%.
Sulla prima dose il quadro è meno drammatico ma non rassicurante. La media italiana è del 94,77%, appena sotto la soglia, e diverse Regioni l’hanno superata: Lombardia (98,10%), Molise (98,11%), Emilia-Romagna (97,47%), Toscana (97,23%), Abruzzo (95,66%), Umbria (95,61%), Lazio (95,60%), Provincia autonoma di Trento (95,65%), Veneto (95,32%) e Basilicata (95,15%). Restano indietro Sicilia (87,98%), Provincia autonoma di Bolzano (90,22%), Marche (91,56%), Sardegna (92,41%), Calabria (92,60%), Liguria (93,10%), Valle d’Aosta (93,65%), Campania (93,74%) e Puglia (94,02%).
È sulla seconda dose, però, che le differenze territoriali diventano imbarazzanti. La copertura arriva al 93,92% in Lombardia e al 94,30% in Umbria, ma precipita al 73,69% nella Provincia autonoma di Bolzano, al 71,89% in Campania e al 67,88% in Sicilia. Lazio e Calabria si fermano rispettivamente al 77,81% e al 76,80%. Il Veneto è all’89,80%, il Piemonte al 90,13%, l’Emilia-Romagna al 91,27% e la Toscana al 90,16%.
Il Ministero individua proprio in questo scarto tra prima e seconda dose il punto su cui intervenire. La circolare raccomanda campagne vaccinali mirate, con attenzione particolare ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie a rischio, e chiede di rafforzare le attività di recupero per completare il ciclo. Un passaggio specifico è dedicato agli operatori sanitari: verifica dello stato immunitario, offerta attiva della vaccinazione e, quando opportuno, screening sierologico.
I casi tornano a crescere
Il richiamo arriva in un contesto epidemiologico che non permette di ridurre la questione alle sole coperture. Dopo l’aumento iniziato nell’autunno 2023, nel 2024 sono stati notificati 1.045 casi, di cui 946 confermati in laboratorio. Nel 2025 i casi sono scesi a 529, con 497 confermati. La riduzione, però, non ha significato la scomparsa del virus: il Ministero segnala la persistenza di cluster in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia e parla apertamente di una condizione di endemicità del morbillo in Italia.
Il 2026 mostra già un’inversione di tendenza. Nei primi cinque mesi sono 472 i casi confermati, contro i 322 dello stesso periodo del 2025 e i 509 del 2024. Considerando anche i casi possibili e probabili, le segnalazioni salgono a 609 nel 2026, contro 342 nel 2025 e 568 nel 2024. Il Ministero avverte che quest’ultimo dato risente dei tempi di aggiornamento della piattaforma PREMAL e della trasmissione dei risultati di laboratorio.
La crescita è particolarmente vistosa in alcune Regioni. Nei primi cinque mesi dell’anno la Calabria passa da 17 casi segnalati nel 2025 a 265 nel 2026. La Campania da 18 a 100, il Lazio da 47 a 54, la Toscana da 6 a 49.
Il caso Calabria merita attenzione anche per le coperture: nel 2024 la Regione aveva il 92,60% per la prima dose e il 76,80% per la seconda. La circolare segnala inoltre che il focolaio calabrese è associato al genotipo D8, nella variante D8-5963, già circolante nel 2025.
La maggioranza dei casi è tra i non vaccinati
La fotografia epidemiologica conferma quanto il problema delle coperture pesi. Nel 2024, tra i casi con informazione disponibile sullo stato vaccinale, il 90,1% era non vaccinato, il 5,8% aveva ricevuto una sola dose e il 3,4% due dosi. Nel 2026 la quota di non vaccinati tra i casi con stato noto arriva al 93,3%.
La fascia più colpita nel 2026 è quella tra 15 e 39 anni, con 345 casi, seguita dai 40-64enni con 124 casi e dagli 0-4 anni con 98 casi. L’incidenza più alta, però, resta quella dei bambini sotto i quattro anni: 49,4 casi per milione.
Un altro elemento di preoccupazione riguarda i ricoveri, la cui quota è salita dal 49,5% nel 2024 al 56,3% nel 2025 e al 57,8% nel 2026.
Il nodo degli operatori sanitari
La circolare dedica un passaggio specifico agli operatori sanitari. Nel 2026 sono 55 su 417 persone con professione nota, pari al 13,2%, e rappresentano il 19,2% dei casi adulti con professione disponibile.
Ancora più significativo il dato sullo stato vaccinale: tra i 45 operatori sanitari per i quali l’informazione era disponibile, 40 risultavano non vaccinati, l’88,9%. Il Ministero considera questo dato compatibile con un ruolo del setting sanitario nella trasmissione, soprattutto quando il virus circola attivamente e le coperture non sono ottimali o non sono documentate. Non è solo una questione di protezione individuale: l’immunizzazione degli operatori ha una funzione diretta nella prevenzione della trasmissione in ambito assistenziale.
Sorveglianza e recupero vaccinale
Le indicazioni operative della circolare si muovono su quattro fronti: sorveglianza epidemiologica e conferma di laboratorio, recupero delle vaccinazioni, comunicazione del rischio e formazione degli operatori.
Sul primo fronte viene chiesta tempestività: il caso sospetto va segnalato a PREMAL entro 24 ore e i campioni biologici vanno raccolti già al primo contatto, sia per la conferma diagnostica sia per la caratterizzazione virologica.
Sul fronte vaccinale il Ministero individua il punto debole non tanto nella prima dose, che in molte Regioni si avvicina al target, quanto nella seconda. È qui che si concentra il margine di recupero.
La fotografia nazionale è quella di una copertura che sfiora l’obiettivo con la prima dose ma se ne allontana con la seconda: 94,77% contro 84,45%. E dietro la media si nasconde una geografia molto disomogenea, con oltre 26 punti di differenza tra la Regione con la copertura più alta e quella con la più bassa per la seconda dose.
Il messaggio del Ministero è chiaro: la circolazione persistente del morbillo, l’aumento dei casi nel 2026, i focolai territoriali e l’alta quota di non vaccinati impongono di rafforzare il recupero dei non immunizzati e di completare i cicli, con interventi mirati sui giovani adulti, sulle categorie a rischio e sugli stessi professionisti sanitari.
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