Malattie croniche, il conto sull’economia è salato. Ocse: bruciato fino all’1,2% del Pil potenziale

Malattie croniche, il conto sull’economia è salato. Ocse: bruciato fino all’1,2% del Pil potenziale

Malattie croniche, il conto sull’economia è salato. Ocse: bruciato fino all’1,2% del Pil potenziale

Cancro, malattie cardiovascolari, diabete e Bpco producono un impatto economico strutturale che in alcuni Paesi supera il 2% del Pil potenziale. A pesare soprattutto minore partecipazione al lavoro, assenteismo, presenteismo e uscita anticipata dall’occupazione. Ridurre il peso di diabete, patologie cardiovascolari e Bpco consentirebbe inoltre, nella maggior parte dei Paesi, di alleggerire la spesa pubblica. Per l’Italia gli effetti fiscali della prevenzione della Bpco risultano tra i più contenuti. È quanto emerge da un nuovo Working Paper dell’Ocse. IL DOCUMENTO

Le malattie croniche non sono soltanto una delle principali sfide per i sistemi sanitari, ma rappresentano anche un freno strutturale alla crescita economica. Cancro, malattie cardiovascolari, diabete e broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) determinano, in media, una perdita di Pil potenziale compresa tra l’1% e l’1,2% nel periodo 2026-2050, con un impatto che in alcuni Paesi supera il 2%. È quanto emerge dal nuovo OECD Health Working Paper, “Assessing the macroeconomic and fiscal effects of non-communicable diseases”, che analizza gli effetti delle principali malattie non trasmissibili sull’economia e sui conti pubblici.

Il conto più pesante passa dal mercato del lavoro. Secondo le stime Ocse, tra l’83% e il 90% dell’impatto economico complessivo delle patologie considerate deriva infatti dalla riduzione della partecipazione alla forza lavoro e della produttività: mortalità prematura, disabilità, assenze per malattia, presenteismo – cioè lavorare con una capacità produttiva ridotta – e uscita anticipata dal mercato del lavoro. Il restante impatto è legato alle risorse assorbite dalle cure che, in presenza di una popolazione più sana e di minori necessità assistenziali, potrebbero essere destinate anche ad investimenti produttivi.

Nel dettaglio, malattie cardiovascolari e diabete sono associate ciascuna a circa l’1,2% di Pil potenziale non realizzato, mentre per Bpco e tumori il valore medio si aggira attorno all’1%. Le differenze tra i Paesi sono però rilevanti e riflettono il diverso peso delle patologie, la struttura demografica e soprattutto il loro impatto sulla popolazione in età lavorativa.

Per le malattie cardiovascolari il peso economico oscilla, a seconda dei Paesi, da circa lo 0,4% a oltre il 2% del Pil, mentre per il diabete varia da circa lo 0,5% a oltre il 2%. Per il cancro l’Ocse rileva differenze ancora più marcate tra le economie analizzate, mentre per la Bpco l’intervallo è più concentrato, tra circa lo 0,4% e l’1,6%. Nel caso delle patologie cardiovascolari e del diabete assume inoltre un peso maggiore la componente legata alla spesa sanitaria, a causa dei costi di trattamento elevati e protratti nel tempo.

Lo studio prova infatti ad allargare lo sguardo rispetto alle tradizionali valutazioni dell’impatto delle malattie sulla produttività. Nel nuovo modello Ocse, una riduzione dei bisogni di cura libera risorse che possono essere riallocate verso risparmio, investimenti e accumulazione di capitale. L’Organizzazione precisa tuttavia che si tratta di una modellizzazione macroeconomica: non significa che ogni euro risparmiato in sanità si trasformi automaticamente in investimento, perché le modalità con cui queste risorse vengono utilizzate dipendono dai sistemi sanitari, dai bilanci pubblici e dal comportamento di famiglie e imprese.

Meno malattie croniche, meno pressione anche sui conti pubblici

Accanto agli effetti sul Pil, il rapporto mette sotto la lente anche le conseguenze sulla finanza pubblica. Il quadro è articolato: una popolazione più sana richiede meno cure, partecipa maggiormente al mercato del lavoro e rafforza la capacità produttiva, ma vive anche più a lungo, aumentando potenzialmente la spesa pensionistica e altre voci legate all’invecchiamento.

Nel complesso, tuttavia, ridurre il peso di Bpco, malattie cardiovascolari e diabete determina nella maggior parte dei Paesi una diminuzione della spesa pubblica, perché i risparmi sanitari risultano superiori all’aumento della spesa pensionistica e delle altre uscite legate alla maggiore longevità. Diverso il caso dei tumori, per i quali il risultato è molto più eterogeneo: in alcuni Paesi i risparmi sulle cure vengono compensati, o persino superati, dalla maggiore spesa associata all’allungamento della sopravvivenza.

Per la Bpco la riduzione della malattia migliora la sostenibilità dei conti pubblici in tutti i Paesi analizzati, con diminuzioni della spesa comprese indicativamente tra lo 0,2% e oltre l’1,1% del Pil pro capite. L’Italia, insieme a Paesi Bassi e Irlanda, figura però tra i Paesi nei quali l’effetto fiscale stimato è più contenuto.

In termini monetari, per malattie cardiovascolari, Bpco e diabete i benefici possono tradursi, in molti Paesi, in risparmi di spesa pubblica per diverse centinaia di dollari l’anno per abitante, arrivando in alcuni casi a oltre mille dollari pro capite. Per il cancro, invece, il saldo varia da aumenti della spesa nell’ordine di 600 dollari pro capite a risparmi superiori a 700 dollari.

L’Ocse invita comunque a leggere con cautela le cifre. Gli scenari utilizzati per misurare il peso delle singole malattie sono esercizi controfattuali e non previsioni degli effetti di specifici programmi di prevenzione. Rappresentano quindi una sorta di limite teorico dei benefici economici ottenibili; interventi realistici, capaci di ridurre ma non eliminare l’incidenza delle patologie, produrrebbero effetti più contenuti.

Il messaggio che emerge dal rapporto resta però netto: migliorare la salute della popolazione non significa soltanto ridurre mortalità e disabilità. Significa anche aumentare la partecipazione al lavoro, recuperare produttività, contenere una parte della spesa sanitaria e rafforzare nel lungo periodo la capacità produttiva delle economie. In questa prospettiva, conclude l’Ocse, il costo dell’inazione sulle malattie croniche è anche un costo economico e fiscale.

24 Settembre 2026

© Riproduzione riservata

Residui negli alimenti di origine animale. Nel 2025 quasi 27mila campioni e oltre 419mila analisi. Ministero: sistema solido, ma restano criticità
Residui negli alimenti di origine animale. Nel 2025 quasi 27mila campioni e oltre 419mila analisi. Ministero: sistema solido, ma restano criticità

Sono 26.920 i campioni prelevati in Italia nel 2025 nell’ambito del Piano nazionale residui (PNR), sui quali sono state effettuate complessivamente 419.571 determinazioni analitiche. I campioni risultati non conformi sono...

 Se fosse accaduto a un cittadino qualunque?
 Se fosse accaduto a un cittadino qualunque?

La televisione, qualche volta, riesce a raccontare un Paese assai meglio di un rapporto ministeriale. Non perché lo voglia, ma perché mette davanti agli occhi di tutti immagini che finiscono...

Lea: 18 Regioni su 21 promosse. Ma le rinunce alle cure salgono al 9,9%, Gimbe: “La pagella ignora chi resta fuori”
Lea: 18 Regioni su 21 promosse. Ma le rinunce alle cure salgono al 9,9%, Gimbe: “La pagella ignora chi resta fuori”

Nel 2024 quasi tutte le Regioni e Province autonome superano la "pagella" ministeriale sui Livelli Essenziali di Assistenza: 18 su 21. Nello stesso anno, però, quasi 5,8 milioni di persone...

In Italia il 42% degli over 16 dichiara di non fare mai sport. Quasi il doppio della media europea
In Italia il 42% degli over 16 dichiara di non fare mai sport. Quasi il doppio della media europea

In Europa quasi il 40% delle popolazione non si dedica mai all’attività sportiva (13,4%) o meno di una volta ogni sette giorni (25,8%). In occasione della Settimana europea dello Sport,...