La sicurezza alla guida non si tutela attraverso divieti generalizzati legati all’età o alla presenza di una patologia, ma valutando in modo rigoroso le reali capacità funzionali della persona. È la posizione della Simfer – Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, che interviene nel dibattito riacceso nelle ultime settimane dalle indiscrezioni sulla riforma del Codice della strada e dalle ipotesi di restrizioni per i conducenti più anziani, successivamente smentite dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Per la Simfer il confronto può così concentrarsi sulla questione fondamentale: come aumentare la sicurezza sulle strade tutelando allo stesso tempo autonomia, dignità e partecipazione sociale delle persone anziane e delle persone con disabilità.
“Non chiediamo meno sicurezza, ma una sicurezza più intelligente”, spiega il presidente Simfer Giovanni Iolascon. “Una sicurezza che non discrimini sulla base dell’età e non identifichi automaticamente una diagnosi con l’incapacità di guidare. L’idoneità deve essere stabilita attraverso valutazioni individuali, rigorose e scientificamente fondate, capaci di misurare ciò che la persona è realmente in grado di fare”.
Valutare la persona, non l’età
Come medici specialisti impegnati nella valutazione e nel recupero delle capacità funzionali, i fisiatri sottolineano che “due persone della stessa età o con la stessa patologia possono presentare capacità profondamente differenti. L’idoneità alla guida non può quindi essere definita attraverso criteri rigidi fondati esclusivamente sull’età anagrafica o sulla diagnosi”.
Il principio è quello proprio della Medicina Riabilitativa: non chiedersi soltanto “quale patologia ha la persona?”, ma soprattutto “che cosa è realmente in grado di fare?”. Per la Simfer, dunque, la valutazione dell’idoneità alla guida deve quindi considerare in maniera integrata capacità motorie, cognitive, visive e sensoriali, abilità residue e loro effettiva traduzione in una prestazione complessa come la guida.
Se l’obiettivo è aumentare la sicurezza stradale, per Simfer è condivisibile rendere più rigorosa la verifica dell’idoneità psicofisica al rinnovo della patente. “È però necessario costruire un sistema capace di individuare le persone che presentano un’effettiva compromissione delle funzioni necessarie alla guida, senza penalizzare chi, pur in età avanzata o in presenza di una patologia, conserva capacità adeguate”.
Il ritorno alla guida come obiettivo riabilitativo
All’interno dei percorsi riabilitativi, per la Simref il ritorno alla guida può rappresentare un obiettivo di grande valore clinico e sociale. “Recuperare la possibilità di guidare significa infatti, in molti casi, recuperare autonomia, relazioni, possibilità di lavoro e partecipazione alla vita della comunità. Per questo il ritorno alla guida può entrare a pieno titolo nel Progetto Riabilitativo Individuale e nel Progetto di Vita della persona con disabilità”. E la Medicina Riabilitativa “può mettere a disposizione competenze specifiche sia nella valutazione delle funzioni e della performance, sia nella costruzione di percorsi individualizzati di riadattamento, rieducazione e verifica della capacità di guida”.
Simulatori e tecnologie per valutazioni più oggettive
Un ulteriore elemento riguarda gli strumenti utilizzati per verificare l’idoneità. Soprattutto nei casi complessi o controversi, la valutazione dovrebbe diventare progressivamente più oggettiva, riproducibile e standardizzata.
“Simulatori di guida, strumenti per la valutazione cognitiva e funzionale, applicativi informatici validati e sistemi basati sull’intelligenza artificiale possono offrire un contributo importante”, ricorda Iolascon, “purché scientificamente validati e inseriti all’interno di un percorso clinico-riabilitativo. La tecnologia non deve sostituire il giudizio clinico, ma può contribuire a renderlo più accurato, documentabile e trasparente, riducendo al tempo stesso il rischio di decisioni arbitrarie e di conseguente contenzioso”.
Il nodo della segnalazione e della privacy
Simfer richiama inoltre l’attenzione su una criticità della disciplina vigente: il rapporto tra responsabilità del medico, tutela della riservatezza del paziente e prevenzione dei rischi per la persona e per la collettività. “Il tema si pone quando, durante un percorso clinico, emergono condizioni che possono compromettere significativamente le capacità necessarie alla guida. L’attuale quadro normativo prevede specifiche fattispecie di segnalazione, ma lascia aperte questioni che meritano una riflessione alla luce dell’evoluzione delle conoscenze cliniche e riabilitative”.
Secondo Simfer sarebbe quindi opportuno “approfondire la possibilità di prevedere specifici percorsi di rivalutazione dell’idoneità alla guida al termine di percorsi riabilitativi di alta complessità, ad esempio in presenza di cerebrolesioni o mielolesioni, quando le condizioni trattate possono avere conseguenze sulle funzioni necessarie alla guida. Analogamente, esistono patologie neurologiche progressive che, pur non essendo necessariamente associate a eventi acuti, possono compromettere nel tempo alcune delle capacità indispensabili per guidare in sicurezza”.
L’obiettivo “non è attribuire al medico una funzione sanzionatoria, ma costruire un sistema nel quale la tutela della persona e quella della collettività possano convivere, evitando conflitti tra responsabilità clinica e tutela della privacy”.
Simfer: “Disponibili a collaborare con le istituzioni“
La Simfer propone quindi di lavorare su tre direttrici: individualizzazione, appropriatezza clinica e standardizzazione delle valutazioni. Su questi temi la Società scientifica mette a disposizione delle istituzioni le competenze della Medicina Fisica e Riabilitativa, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di criteri e percorsi capaci di coniugare sicurezza stradale e diritto alla mobilità.
“Il diritto alla mobilità e alla partecipazione non è in contraddizione con la sicurezza”, conclude la Simfer. “La sfida è costruire un sistema capace di garantire entrambe, valutando ogni persona per le sue effettive capacità e accompagnandola, quando indicato, anche attraverso specifici percorsi riabilitativi per il ritorno alla guida”.