Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Gentile Direttore, il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre sull’assetto complessivo delle professioni coinvolte....

Gentile Direttore,
il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre sull’assetto complessivo delle professioni coinvolte.

Ridurre questa vicenda all’ennesima contrapposizione tra categorie sarebbe la lettura più semplice, ma anche la meno utile.
Biologi da una parte. Altre professioni sanitarie dall’altra. Competenze da conquistare o da difendere.
Il problema, a nostro avviso, è un altro.
Riguarda il metodo con cui il nostro ordinamento aggiorna le competenze professionali.

Cambiano la scienza, le tecnologie, i modelli organizzativi e i bisogni di salute. Sarebbe irragionevole immaginare professioni cristallizzate per sempre nei confini definiti decenni fa.
Ma aggiornare la disciplina di una professione è cosa diversa dal farlo senza verificare le possibili ricadute sulle altre.
Ed è proprio qui che l’AG 440 pone una questione sostanziale.

Già nel corso del procedimento più Federazioni professionali avevano chiesto approfondimenti, audizioni e accesso agli atti. Successivamente sono stati sollevati rilievi più specifici circa possibili interferenze con ambiti riconducibili, tra gli altri, ai Tecnici sanitari di laboratorio biomedico, ai Dietisti e ai Tecnici della prevenzione.

Poi è intervenuto il Consiglio di Stato.
Nel parere n. 1343/2026, la Sezione consultiva per gli atti normativi ha rilevato che alcune formulazioni della nuova disciplina possono essere percepite come attribuzioni nuove o parzialmente sovrapponibili a quelle di altre professioni.
È questo il passaggio decisivo.

Il Consiglio di Stato ha suggerito di chiarire la natura ricognitiva dell’elencazione delle attività del biologo e di ricondurne l’interpretazione al cosiddetto “punto di vista biologico”, già richiamato dalla Corte costituzionale.

Non significa che il Consiglio di Stato abbia deciso una controversia tra professioni.
Significa, però, che ha ritenuto necessario affrontare espressamente quel rischio interpretativo e indicare una soluzione volta a chiarire il significato della disposizione.
Ed è qui che la discussione cambia livello.
Se durante l’iter di una norma emerge la necessità di chiarire che determinate formulazioni non devono essere lette come nuove attribuzioni o sovrapposizioni professionali, allora il problema non riguarda soltanto qualche parola da correggere.
Riguarda il modo in cui quella norma è stata costruita.

Le possibili interferenze tra professioni non dovrebbero essere individuate quando un provvedimento è già avanzato nel proprio percorso.
Dovrebbero essere valutate prima.
Per MOPS questo dovrebbe diventare un principio di metodo.

Ogni modifica delle competenze o delle attività di una professione che possa incidere su altre professioni regolamentate dovrebbe essere preceduta da una valutazione interprofessionale preventiva e documentata, capace di confrontare formazione, profili normativi, attività attribuite e responsabilità.
Non per costruire recinti.
Per evitare che l’incertezza costringa poi le professioni a trasformare ogni area di confine in un contenzioso.

C’è poi un tema di trasparenza.
Quando una riforma può produrre effetti su più professioni, dovrebbe essere possibile ricostruire chi abbia contribuito alla formazione del testo, quali osservazioni siano state formulate e come il testo sia cambiato durante l’istruttoria.
Non per individuare un colpevole, ma per rendere leggibile una decisione pubblica.

Dietro una competenza professionale ci sono formazione, abilitazione, autonomia e responsabilità verso il cittadino: deve essere chiaro chi è formato per svolgere una determinata attività e chi ne risponde.

Per questo riteniamo sbagliato trasformare l’AG 440 in uno scontro tra biologi e altre professioni sanitarie.
È fisiologico che la professione di biologo evolva, come tutte le altre.
Ma proprio per questo non possiamo continuare a modificare la disciplina delle singole professioni una alla volta come se ciascuna vivesse in un sistema separato.

Le professioni operano nello stesso sistema sanitario e, in molti ambiti, su attività contigue, con competenze e responsabilità destinate inevitabilmente a incontrarsi.
Serve quindi un metodo nazionale per governare l’evoluzione delle competenze professionali, confrontando i percorsi formativi, ricostruendo le responsabilità e individuando le aree di integrazione o di possibile sovrapposizione.
La multiprofessionalità non significa che tutti possano fare tutto.

Significa definire con chiarezza chi è formato per fare cosa, con quale autonomia, con quale responsabilità e sulla base di quale norma.
Non serve un sistema nel quale ogni professione avanza finché un’altra non protesta.

Le competenze professionali dovrebbero essere definite sulla base della formazione, dei profili normativi, delle responsabilità e dell’interesse complessivo del sistema sanitario e dei cittadini.

Dott. Domenico Ciccimarra
Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico
Mops Movimento Nazionale delle Professioni Sanitarie
MOPS

25 Settembre 2026

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