Gentile Direttore,
quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute pubblica.
L’ospedale interviene quando il bisogno sanitario si è già manifestato. La prevenzione, invece, ci impone una domanda precedente: dove si costruisce la salute prima che una persona diventi un paziente?
La risposta ci porta fuori dalle strutture sanitarie. La salute si costruisce anche nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nella qualità dell’aria, nella sicurezza delle strade, nella possibilità di camminare, praticare attività fisica e vivere spazi pubblici accessibili.
La legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, parla non solo di cura, ma di promozione, mantenimento e recupero della salute, richiamando anche la prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro. La Carta di Ottawa ha poi rafforzato questo paradigma, indicando nella partecipazione, negli ambienti favorevoli e nell’empowerment delle comunità strumenti essenziali di promozione della salute.
Per questo Comuni e Province devono essere considerati attori importanti nella costruzione della salute. Non erogano prestazioni sanitarie, ma le loro scelte incidono quotidianamente sui determinanti di salute: urbanistica, mobilità, ambiente, edilizia scolastica, viabilità, verde pubblico, accessibilità, politiche sociali e qualità degli spazi collettivi.
Una pista ciclopedonale sicura, una scuola salubre, un parco accessibile o un percorso urbano ben progettato possono essere vere infrastrutture di salute pubblica. Non sostituiscono ospedali e servizi sanitari, ma agiscono prima, creando condizioni favorevoli al benessere e alla prevenzione.
Recentemente, in Provincia di Cosenza, riflettendo sulla valorizzazione di alcuni parchi fluviali, è emerso con particolare chiarezza questo concetto: un parco può favorire attività fisica, contrastare la sedentarietà, ridurre l’isolamento, promuovere socialità e ospitare iniziative di educazione sanitaria e ambientale. Può, cioè, produrre salute senza erogare una prestazione sanitaria.
Naturalmente non basta il verde. Bisogna progettare salute: accessibilità, sicurezza, illuminazione, manutenzione, percorsi continui, fruibilità per bambini, anziani e persone con disabilità. E soprattutto bisogna riempire questi luoghi di attività: gruppi di cammino, iniziative con le scuole, attività motoria, programmi contro la sedentarietà, giornate della prevenzione.
In questo scenario va valorizzato anche il ruolo del Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro. Troppo spesso questa professione viene identificata quasi esclusivamente con controllo, vigilanza e attività ispettiva. Funzioni fondamentali, certamente, ma non esaustive.
Il Tecnico della Prevenzione è prima di tutto un professionista sanitario della prevenzione. Le sue competenze sugli ambienti di vita e di lavoro, sui fattori di rischio, sulla sicurezza, sull’igiene e sui determinanti di salute possono e devono trovare spazio anche nella progettazione delle politiche di prevenzione primaria e di promozione della salute.
Non soltanto verificare se un ambiente rispetti una norma, quindi, ma contribuire a chiedersi come quell’ambiente possa diventare produttore di salute.
C’è poi un tema di sostenibilità. Un Servizio sanitario alle prese con cronicità, invecchiamento della popolazione e crescente domanda assistenziale non può affidare il proprio equilibrio soltanto all’aumento delle prestazioni. Dobbiamo curare meglio, ma anche creare le condizioni perché, quando possibile, vi sia meno malattia da curare.
La prevenzione efficace non è semplicemente una voce di costo: può ridurre il carico di malattia, aumentare autonomia e qualità della vita e, nel medio-lungo periodo, contribuire a un uso più razionale delle risorse sanitarie.
Per questo serve una collaborazione stabile tra Aziende sanitarie, Comuni, Province, scuole, università, professionisti sanitari, associazioni e mondo dello sport. Non eventi isolati, ma una strategia.
Forse dovremmo iniziare a porci una domanda diversa davanti a un parco, una scuola, una strada o un progetto di rigenerazione urbana: non soltanto quanto costa realizzarlo, ma quanta salute può generare.
Perché la salute non comincia dalla porta di un ospedale. Comincia molto prima, nei luoghi in cui le persone vivono, studiano, lavorano e si incontrano.
Luigi Fasanella
Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro