Il 21 luglio si è svolto il concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione medica.
I candidati sono stati 17.652, con un aumento dell’11,1% rispetto ai 15.884 del 2025. I contratti statali, invece, sono passati da 14.483 a 14.631 (vedi qui): appena 148 in più, pari a circa l’1%. Il MUR ha inoltre previsto complessivamente 15.221 posti, considerando anche i contratti finanziati dalle Regioni e da altri enti.
Un aumento così marcato dei candidati, a fronte di una crescita assai più contenuta dei contratti, rendeva facilmente prevedibile un aumento delle assegnazioni. In altre parole, un rapporto più equilibrato tra candidati e posti disponibili ha determinato, come era logico attendersi, una migliore copertura delle scuole.
Le assegnazioni dei contratti statali sono infatti passate da 12.238 nel 2025 a 13.104 nel 2026, facendo salire il tasso complessivo di copertura dall’84% al 90%.
L’aumento, tuttavia, non si è distribuito uniformemente tra le diverse specializzazioni. Le scuole che già occupavano tutti i posti disponibili hanno, nella grande maggioranza dei casi, continuato a farlo. Nelle 25 tipologie nelle quali nel 2025 erano rimasti contratti non assegnati, il numero complessivo delle assegnazioni è aumentato sensibilmente.
Solo cinque di queste hanno però raggiunto nel 2026 la completa copertura dei posti disponibili: Audiologia e foniatria, Igiene e medicina preventiva, Oncologia medica, Scienza dell’alimentazione e Urologia. Per Audiologia le assegnazioni sono passate da 30 su 34 a 36 su 36, mentre Igiene è passata dall’83% al 100%.
Particolarmente significativo è il caso della Radioterapia, nella quale i posti assegnati sono passati da 49 a 86, con un incremento di circa il 75%. La copertura è così salita dal 35% al 58%.
Un’attenzione particolare merita Medicina d’emergenza-urgenza. Le assegnazioni sono aumentate da 537 a 649, pari a circa il 21% in più, mentre le sedi che hanno coperto tutti i posti disponibili sono passate da 5 a 9. È un segnale positivo per una disciplina che negli ultimi anni ha mostrato notevoli difficoltà di attrazione. La copertura complessiva, tuttavia, rimane al 66%: 649 assegnati a fronte di 985 posti banditi.
Restano inoltre alcune specializzazioni con tassi di occupazione persistentemente molto bassi. Nel 2026 Microbiologia e virologia ha assegnato appena 19 posti su 111, il 17%; Farmacologia e tossicologia clinica 39 su 116, il 34%; Patologia clinica e biochimica clinica 96 su 268, il 36%; Statistica sanitaria e biometria 23 su 51, il 45%.
Di fronte a percentuali che si ripetono negli anni, sarebbe opportuno interrogarsi non soltanto sulle ragioni della scarsa attrattività di alcune discipline, ma anche sull’adeguatezza della programmazione dei posti. Continuare a mettere a concorso un numero molto elevato di contratti in scuole che sistematicamente non riescono a coprirli rischia di trasformare la programmazione in un esercizio puramente teorico.
L’attrattività delle scuole
Un altro modo per valutare l’attrattività delle diverse specializzazioni è osservare le scelte dei candidati collocati nelle prime posizioni della graduatoria. Considerare i primi 1.000 (vedi qui) è particolarmente utile perché, disponendo di punteggi molto elevati, questi candidati hanno una possibilità di scelta assai più ampia rispetto a chi si trova nelle posizioni successive.
La concentrazione è impressionante. Malattie dell’apparato cardiovascolare raccoglie 247 dei primi 1.000 candidati, Dermatologia 131 e Oftalmologia 109. Le sole prime tre specializzazioni assorbono quindi il 48,7% delle scelte. Le prime dieci arrivano all’82,4%.
Le preferenze dei candidati risultano dunque fortemente polarizzate.
Dal prossimo anno accademico entra inoltre in vigore un aumento del trattamento economico degli specializzandi. La parte fissa viene incrementata del 5% per tutte le specializzazioni, mentre per venti tipologie considerate meritevoli di un incentivo ulteriore la parte variabile aumenta del 50%. Tra queste figurano, fra le altre, Medicina d’emergenza-urgenza, Chirurgia generale, Medicina interna, Nefrologia, Radioterapia, Igiene e medicina preventiva e Anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore.
È interessante confrontare questa scelta con le preferenze espresse dai candidati. Anestesia, per esempio, è già al decimo posto tra le scelte dei primi 1.000, con 23 candidati, mentre Urologia non compare tra le specializzazioni scelte dai primi 1.000 pur avendo assegnato nel 2026 tutti i 275 posti disponibili.
Il confronto tra numero di posti messi a concorso, percentuali di copertura e preferenze dei candidati può quindi fornire indicazioni utili per una programmazione più aderente alla realtà. I numeri, più che la semplice disponibilità di finanziamenti, dovrebbero contribuire a stabilire quanti posti finanziare e in quali specializzazioni.
Massimo Minerva
Presidente di ALS (Associazione Liberi Specializzandi – Fattore 2a)