Dipendenza da internet e dal digitale. Al Bambino Gesù un nuovo ambulatorio per bambini e adolescenti

Dipendenza da internet e dal digitale. Al Bambino Gesù un nuovo ambulatorio per bambini e adolescenti

Dipendenza da internet e dal digitale. Al Bambino Gesù un nuovo ambulatorio per bambini e adolescenti

Dai videogiochi ai social e alle chat con l’IA: in Italia il 32,6% dei bambini tra 6 e 10 anni usa lo smartphone ogni giorno. L’uso problematico dei social riguarda il 15% degli 11enni e il 20,5% delle 13enni. Al Bambino Gesù, le consulenze neuropsichiatriche in PS sono salite da 155 nel 2011 a 1.675 nel 2025.

Smartphone utilizzato fino a notte fonda, videogiochi e social network che occupano progressivamente ogni spazio della giornata, difficoltà a interrompere la connessione, progressivo ritiro dalle attività abituali e dalle relazioni. Fino alle nuove forme di rapporto con l’intelligenza artificiale, con adolescenti che affidano alle chat conversazionali problemi personali, scelte importanti e momenti di sofferenza psicologica. Sono alcune delle situazioni alle quali si rivolge il nuovo ambulatorio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dedicato all’uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali.

Le prime visite sono in programma sabato 3 ottobre, dalle 8.30 alle 13.00, nella sede di Baldelli. L’ambulatorio avrà cadenza settimanale e sarà rivolto a bambini e adolescenti nei quali l’utilizzo di smartphone, tablet e computer, videogiochi, social network o altre attività online assume caratteristiche problematiche e interferisce significativamente con la vita quotidiana.

Quando l’uso del digitale diventa problematico
Il rapporto con il digitale comincia sempre più presto. Secondo i dati raccolti da Save the Children e citati nella nota dell’ospedale pediatrico che annuncia l’apertura dell’ambulatorio, in Italia un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni (32,6%) usa lo smartphone tutti i giorni, quasi il doppio rispetto al 18,4% del 2018-2019. Tra gli 11 e i 13 anni, oltre 3 ragazzi su 5 (62,3%) hanno almeno un account social. L’uso problematico dei social interessa già a 11 anni circa il 15% dei ragazzi e delle ragazze e raggiunge il 20,5% tra le ragazze di 13 anni.

“Trascorrere molto tempo online, però, non significa necessariamente avere una dipendenza”, precisa la nota del Bambin Gesù. “A fare la differenza non è soltanto il numero di ore trascorse davanti a uno schermo, ma soprattutto la capacità di controllarne l’uso e le conseguenze sulla vita quotidiana. Il problema emerge quando bambini e ragazzi non riescono a interrompere o ridurre l’attività digitale nonostante le conseguenze negative e quando questa comincia a compromettere il sonno, il rendimento scolastico, le relazioni familiari e sociali o le attività sportive e ricreative”. Tra i campanelli d’allarme ci sono la ricerca continua del dispositivo, forti reazioni di irritabilità o agitazione quando non è disponibile, il progressivo ritiro dalle altre attività e la necessità di trascorrere sempre più tempo online per ottenere la stessa gratificazione. Può contribuire anche la FOMO, la Fear Of Missing Out, cioè la paura di essere esclusi o di “perdersi qualcosa” quando non si è connessi.

Bambini e adolescenti sono particolarmente sensibili alle ricompense immediate, spiegano ancora gli esperti del Bambin Gesù: “Notifiche, contenuti continuamente rinnovati e reazioni ai propri post alimentano una sequenza di attese e gratificazioni rapide che può spingere a controllare ripetutamente il dispositivo. In una fase dello sviluppo in cui i sistemi cerebrali legati alla ricompensa maturano prima delle capacità di controllo e autoregolazione, può risultare più difficile interrompere attività altamente gratificanti”.

La gratificazione non arriva solo da uno schermo
Per questo non basta vietare o sottrarre lo smartphone. “L’obiettivo è aiutare bambini e adolescenti a mantenere un equilibrio tra attività digitali e altre esperienze capaci di produrre interesse, piacere e soddisfazione. Raggiungere un obiettivo nello studio o nello sport, imparare a suonare uno strumento, disegnare, cucinare o costruire qualcosa con le proprie mani, fare attività fisica, stare all’aria aperta, coltivare amicizie e condividere momenti in famiglia sono esperienze che richiedono più tempo rispetto alla gratificazione immediata offerta da uno schermo, ma contribuiscono allo sviluppo dell’autonomia e della capacità di autoregolazione. Anche lasciare spazio alla noia è importante: dall’assenza di uno stimolo continuo possono nascere fantasia, creatività e nuovi interessi”.

Le relazioni continuano ad avere un ruolo centrale. Secondo Save the Children, oltre 8 ragazzi su 10 si dichiarano soddisfatti o molto soddisfatti delle proprie amicizie e circa l’80% del rapporto con i genitori.

“I bambini e gli adolescenti sono particolarmente sensibili alle gratificazioni immediate – spiega Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù – Il compito degli adulti è aiutarli a scoprire che esistono anche forme di piacere che richiedono più tempo ma lasciano qualcosa di più duraturo. Un abbraccio, una carezza, una parola di incoraggiamento, sentirsi ascoltati e riconosciuti possono offrire una gratificazione almeno paragonabile a quella di un like, ma più duratura. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di impedire che occupi tutto lo spazio disponibile”.

Quando l’intelligenza artificiale diventa un interlocutore
Tra i fenomeni emergenti c’è anche il rapporto degli adolescenti con l’intelligenza artificiale. Secondo un’indagine di Save the Children sui ragazzi tra i 15 e i 19 anni, quasi uno su tre utilizza l’IA ogni giorno; il 41,8% dichiara di essersi rivolto all’intelligenza artificiale in momenti in cui si sentiva triste, solo o ansioso e circa il 42% per chiedere consigli su scelte importanti riguardanti relazioni, sentimenti, scuola o lavoro.

I chatbot possono risultare particolarmente attraenti perché sono sempre disponibili, non giudicano e permettono di parlare anche di argomenti che può essere difficile affrontare con un’altra persona. Possono quindi rappresentare uno strumento di supporto, ma richiedono particolare cautela quando vengono utilizzati per affrontare un disagio psicologico o una situazione di rischio.

“Molti ragazzi raccontano di preferire, in alcuni momenti, parlare con un’intelligenza artificiale perché è sempre disponibile e non hanno la sensazione di essere giudicati – sottolinea Stefano Vicari – Il problema nasce quando la chat finisce per sostituire le relazioni con gli altri o viene utilizzata come principale interlocutore rispetto a una sofferenza psicologica. L’intelligenza artificiale tende ad accogliere e confermare il punto di vista di chi la interroga, ma non può assumersi la responsabilità della cura né sostituire la relazione con un professionista”.

Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di crescente richiesta di assistenza per problemi di salute mentale tra bambini e adolescenti: al Bambino Gesù le consulenze neuropsichiatriche effettuate in Pronto Soccorso sono passate dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025.

Come accedere al nuovo ambulatorio
“La prima forma di prevenzione è accompagnare i bambini verso un uso graduale e consapevole delle tecnologie – conclude Stefano Vicari – Come criterio educativo prudenziale proponiamo di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16. Non si tratta di soglie biologiche o diagnostiche, ma di indicazioni che possono aiutare le famiglie a proteggere una fase particolarmente delicata dello sviluppo. Quando l’uso del digitale diventa difficile da controllare e comincia a compromettere il sonno, la scuola, le relazioni o le altre attività della vita quotidiana, è opportuno chiedere una valutazione specialistica. È proprio per queste situazioni che il Bambino Gesù ha scelto di creare uno spazio dedicato”.

Il nuovo ambulatorio sarà attivo dal 3 ottobre nella sede di Baldelli del Bambino Gesù, in viale Ferdinando Baldelli 41 a Roma, con una seduta settimanale. L’accesso avviene tramite prenotazione al CUP 06.68.18.1, con prescrizione per prima visita di Neuropsichiatria Infantile.

30 Settembre 2026

© Riproduzione riservata

Intelligenza artificiale. Ares 118 Lazio, Seus 118 Sicilia, Areu Lombardia, Azienda Zero Piemonte e Areus Sardegna firmano Dichiarazione di Intenti
Intelligenza artificiale. Ares 118 Lazio, Seus 118 Sicilia, Areu Lombardia, Azienda Zero Piemonte e Areus Sardegna firmano Dichiarazione di Intenti

Cinque grandi realtà dell’emergenza-urgenza italiana fanno rete sull’intelligenza artificiale e avviano un percorso comune verso un modello di “intelligenza condivisa nel soccorso”. Ares 118 Lazio, Seus 118 Sicilia, Areu Lombardia,...

Sanità pubblica. Giani: “Servono più risorse e chiarezza sulla compensazione delle mancate entrate dal bollo auto”
Sanità pubblica. Giani: “Servono più risorse e chiarezza sulla compensazione delle mancate entrate dal bollo auto”

“Servono più risorse da dedicare al fondo sanitario per la sanità pubblica in Italia: lo chiedono tutti i presidenti di Regione. E serve più chiarezza per quanto riguarda la compensazione...

Salute mentale. Nel Lazio due pdl in commissione
Salute mentale. Nel Lazio due pdl in commissione

La commissione Sanità del Consiglio regionale del Lazio ha avviato l’esame di due proposte di legge sul tema della salute mentale e, nello specifico, per l’inserimento dello psicologo nelle Case...

Influenza e VRS. In Liguria partita la campagna vaccinale
Influenza e VRS. In Liguria partita la campagna vaccinale

Partita in Liguria, per il secondo anno consecutivo, la campagna di vaccinazione antinfluenzale gratis per tutta la popolazione, con un calendario progressivo che nelle prossime settimane coinvolgerà bambini, anziani, persone...