Il lavoro di Bellucci e del CIPA per la dignità degli anziani fragili

Il lavoro di Bellucci e del CIPA per la dignità degli anziani fragili

Il lavoro di Bellucci e del CIPA per la dignità degli anziani fragili

Gentile Direttore, per una persona anziana fragile, ricevere assistenza significa poter contare su qualcuno che conosca la sua storia e riconosca quando i bisogni cambiano. Per la famiglia significa sapere a chi rivolgersi, soprattutto dopo una dimissione ospedaliera....

Gentile Direttore,
per una persona anziana fragile, ricevere assistenza significa poter contare su qualcuno che conosca la sua storia e riconosca quando i bisogni cambiano. Per la famiglia significa sapere a chi rivolgersi, soprattutto dopo una dimissione ospedaliera. È dalla vita quotidiana delle persone che dobbiamo valutare le politiche per la popolazione anziana.

Merita perciò riconoscimento l’impegno della viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, nel confronto promosso dal Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, il CIPA. Coinvolgere associazioni, parti sociali e Terzo settore dà valore all’esperienza delle famiglie e di chi assiste ogni giorno le persone.

Il 10 settembre 2026 la Conferenza Unificata ha sancito l’intesa sulla proposta di Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana 2025-2027. Nell’incontro del 29 settembre, presieduto da Bellucci, il Piano è stato illustrato alle organizzazioni coinvolte, nel percorso verso l’adozione da parte del CIPA.

Un riconoscimento va anche allo staff che affianca la viceministra. Il lavoro tecnico e organizzativo accompagna le decisioni politiche e sostiene il confronto. Raccogliere contributi diversi e dare continuità al dialogo è un impegno che merita attenzione.

La fragilità richiede una valutazione che tenga insieme salute e condizioni di vita. Una diagnosi non racconta se una persona è sola o dispone di un aiuto. Le sue preferenze devono orientare le scelte assistenziali: perdere autonomia non significa perdere il diritto a essere ascoltati.

L’integrazione fra sanitario e sociale deve rendere riconoscibile il percorso di cura. Il Punto unico di accesso deve orientare la persona; il piano assistenziale individualizzato deve indicare interventi e responsabilità. Serve un riferimento che accompagni anche i passaggi fra ospedale e territorio, evitando alla famiglia di ricominciare ogni volta da capo.

Restare a casa va sostenuto quando risponde ai desideri e alle condizioni della persona. Occorrono servizi adeguati e sostegno ai caregiver, con formazione e possibilità di sollievo. La disponibilità di un familiare non può giustificare un minore intervento dei servizi né compromettere la salute e il lavoro di chi assiste.

Le strutture residenziali e i servizi diurni devono essere parte della stessa rete, in collegamento con il domicilio. La scelta del contesto di cura va fondata sull’appropriatezza e sulla qualità, tutelando le relazioni e la vicinanza dei familiari. Il contributo delle strutture accreditate va valorizzato entro obiettivi verificabili.

La continuità riguarda anche chi convive da tempo con una disabilità e deve conservare i sostegni appropriati nell’età anziana. Per garantire risposte servono risorse stabili e operatori in condizioni di lavorare bene. Il monitoraggio dovrà verificare l’accesso effettivo alle prestazioni e la riduzione delle differenze territoriali.

Come Conf Salute Healthcare abbiamo partecipato alla riunione del CIPA del 14 aprile e trasmesso il 17 aprile un documento di proposte, ponendo l’accento sull’integrazione sociosanitaria e sulla necessità di rendere gli interventi attuabili e misurabili.

Sostenere il lavoro di Bellucci e del suo staff significa contribuire all’attuazione del Piano, mantenendo aperto l’ascolto delle persone fragili. Il risultato dovrà essere riconoscibile nella loro vita: ricevere le cure necessarie e sapere di poter contare sui servizi anche quando il bisogno aumenta.

Luca Pallavicini
Presidente nazionale Conf Salute Healthcare

02 Ottobre 2026

© Riproduzione riservata

Salute mentale, un diritto a geografia variabile. Servono risorse, dati e una regia nazionale
Salute mentale, un diritto a geografia variabile. Servono risorse, dati e una regia nazionale

Gentile Direttore,il Rapporto 2026 della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica sulla qualità dell'assistenza per la salute mentale in Italia conferma quello che operatori, pazienti e familiari sperimentano ogni giorno: nel...

La sanità non si misura soltanto in miliardi
La sanità non si misura soltanto in miliardi

Gentile Direttore, l’incremento delle risorse si trasforma davvero in una maggiore capacità di produrre salute? Ogni volta che si dibatte in merito al finanziamento del servizio sanitario pubblico, a mio...

Una medicina generale buona
Una medicina generale buona

Gentile Direttore, una sorta di publication bias fa sì che sul web, nella discussione attorno alla medicina generale ci sia una assordante litania di fondo, una lamentela continua e asfissiante...

Professioni sanitarie: quando il valore del lavoro resta fuori dai conti
Professioni sanitarie: quando il valore del lavoro resta fuori dai conti

Gentile Direttore, 1.111 milioni di euro annui proposti per l’adeguamento retributivo degli infermieri. È una delle cifre più rilevanti contenute nella bozza del Coordinamento tecnico della Commissione Salute per la...