Gentile Direttore,
la domanda che ci dobbiamo porre è semplice: perché la politica vuole così male ai cittadini e ai lavoratori del SSN della sanità privata accreditata? Una precisazione è d’obbligo. Non è una critica a questo o quel partito, bensì la presa d’atto che da diverso tempo non vi è forza politica che traduca i propri astratti proclami, accompagnati da un generico riguardo, in posizioni e azioni di governo. E questo è ancor più grave se consideriamo che il 30% delle prestazioni ospedaliere, da quelle chirurgiche a quelle mediche, dagli accessi in Pronto Soccorso alle terapie oncologiche, e ben l’80% di quelle riabilitative sono oggi garantite proprio dagli ospedali privati accreditati del SSN. Ad ulteriore riprova del loro ruolo determinante soccorrono anche i risultati scientifici degli ospedali IRCCS, la cui autorevolezza è diffusamente riconosciuta nel panorama della ricerca biomedica nazionale ed internazionale.
La risposta ai bisogni di salute dei cittadini è quindi fornita in modo strutturale da questo strategico comparto industriale del Paese, remunerato dal SSN per le sole prestazioni sanitarie effettivamente erogate ai cittadini. L’evidenza della sua essenzialità è sempre più minata dalla progressiva perdita di sostenibilità economica, esito del convergere di un diffuso disinteresse della classe politica a cogliere il suo determinante apporto per la tenuta del Servizio Sanitario, accompagnato da un altrettanto distorto pregiudizio ideologico nel negarlo in radice. Per fornire una risposta è sufficiente porsi un’altra domanda: paghiamo ancora ai prezzi del 2012 il caffè e il panino al bar, il carrello della spesa o lo scontrino autostradale? La risposta è scontata! No. E allora come si può pensare che le aziende sanitarie private del SSN possano sostenere i propri costi operativi con tariffe ospedaliere remunerate dal SSN ferme al 2012!
E quel che più sconcerta è l’inerzia dello Stato e delle Regioni nel dare concreta destinazione anche a quei fondi già appostati negli ultimi anni dalle leggi di bilancio e finalizzati proprio ad accrescere il volume di prestazioni sanitarie e adeguarne il loro valore. In questa cornice è maturato il comprensibile disappunto dei cittadini: da un lato, in quanto pazienti, per le liste di attesa; dall’altro, in quanto lavoratori, per l’impossibilità di procedere al rinnovo del contratto degli infermieri e di tutto il restante personale del comparto della sanità privata, il cui incremento salariale non può prescindere da un adeguamento delle tariffe delle prestazioni sanitarie corrisposte al loro datore di lavoro.
Dopo diversi anni trascorsi in regime di spending review, nel corso degli ultimi esercizi il finanziamento pubblico destinato al SSN ha quindi visto vincolare risorse all’adeguamento delle tariffe delle prestazioni sanitarie e all’incremento dei budget per poterle incrementare. Da qui muovono allora interrogativi di fondo: cosa sta impedendo il loro impiego? A che serve sbandierare più risorse e adeguamento delle tariffe se tutto ciò non trova poi concreta attuazione. Perché?… Restiamo in attesa di gradito riscontro!
Prof. Livio Pietro Tronconi
Presidente Nazionale – Sezione Ospedaliera AIOP