“Cominciamo dai cosiddetti tagli invisibili: quei 18,8 miliardi non compaiono nei bilanci, non sono risorse sottratte alla sanità, ma sono la distanza da uno scenario ipotetico costruito tenendo fermo il rapporto Fondo-Pil del 2022. Se uno cambiasse l’anno di riferimento, cambierebbe la cifra”. È quanto ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo al question time alla Camera sul rapporto Gimbe presentato dal deputato di Italia Viva Davide Faraone.
“I fatti ci dicono che, tra il 2022 e il 2026, il Fondo sanitario è cresciuto di 17,5 miliardi e ha raggiunto quasi 143 miliardi – ha aggiunto Schillaci -. Il 2026 segna un’inversione del Fondo-Pil con un aumento assoluto più alto rispetto a quanto avvenuto negli anni precedenti. Il problema è un metodo: per esempio, quando si parla dei 32,3 miliardi di buco, bisogna ricordare che il Fondo copre il fabbisogno standard per i Lea; la spesa complessiva comprende molto altro”.
Il ministro si è poi soffermato sul dato dei 5,8 milioni di persone che rinuncerebbero alle cure. “Sarebbe però bastato chiedere cosa misura davvero quel numero: è una stima ottenuta applicando all’intera popolazione il 9,9 per cento, rilevato da un campione Istat, basato su un’autopercezione degli intervistati. Non è una fotografia, è un collage che mette insieme cause molto diverse tra di loro. Attenzione, non lo dico per negare le liste d’attesa, che sono un problema reale, sul quale continuiamo a intervenire e per le quali chiediamo, insieme alle regioni, di aumentare l’impegno”.
Sul fronte della spesa privata, Schillaci ha replicato: “La spesa sanitaria pubblica nel 2025 è cresciuta del 2,7 per cento, mentre la spesa che esce davvero dalle tasche delle famiglie è diminuita dell’1 per cento, parliamo di 434 milioni. Questo, quindi, non è il ritratto di un Paese costretto a curarsi a proprie spese perché lo Stato si ritira”.
Quanto al personale, il ministro ha ricordato gli stanziamenti: “Con la legge di bilancio del 2026 abbiamo destinato 450 milioni alle assunzioni e 350 milioni alle indennità, oltre alle risorse già vincolate nel Fondo. Trattenere i nostri medici e i nostri infermieri è una priorità assoluta, che perseguiremo anche nella prossima legge di bilancio”.
Schillaci ha poi difeso il modello del Servizio sanitario nazionale: “Dietro alcune di queste analisi ci sono modelli diversi dal nostro, fondati in prevalenza sulle assicurazioni private. Quella strada non vogliamo percorrerla, non per ideologia, ma per efficacia. Molti di quei sistemi spendono più di noi e hanno cittadini che vivono meno degli italiani. Il nostro Servizio sanitario nazionale è universalistico. Spendiamo meno della media europea, ma garantiamo agli italiani la speranza di vita più alta dell’Unione europea, 84,2 anni, con una mortalità evitabile tra le più contenute. Spendiamo meno e viviamo di più, e in molti fuori dai nostri confini ce lo riconoscono come modello da seguire”.
In conclusione, il ministro ha rivendicato anche le buone notizie contenute nel rapporto: “Le regioni promosse sui livelli essenziali passano da 13 a 18. Esistono i problemi e li vogliamo affrontare con i fatti: la revisione del riparto con le regioni, il lavoro sulle liste di attesa, gli investimenti sul personale. L’universalismo delle cure, però, non è una bandiera da sventolare, ma è un risultato da difendere e da migliorare insieme ogni giorno”.
La replica di Faraone (Iv): “Autopercezione? Vuol dire prendere in giro i cittadini”
“Pensare che i cittadini rinuncino alle cure per un’autopercezione, mentre tutto va bene, vuol dire prendere per i fondelli i cittadini”. Così Davide Faraone (Iv-Cr) ha replicato al ministro Schillaci. “Vorrebbero poter prenotare una visita, possibilmente non a chilometri di distanza, e senza dover pagare se non hanno disponibilità economica”. Faraone ha poi ricordato i 7 milioni di italiani senza medico di base, i 10.600 medici di base che andranno in pensione nei prossimi anni, i medici ospedalieri che lasciano il pubblico a 48 anni e la spesa privata cresciuta del 160%. “Si rende conto che questo universalismo di cui lei parla è messo profondamente in discussione?”.