I conti della sanità regionale tornano a preoccupare. Nel 2025 il disavanzo complessivo delle Regioni (prima delle coperture ndr.) raggiunge quota 2,3 miliardi di euro, con un peggioramento di quasi 800 milioni rispetto all’anno precedente. Un incremento del 51,8% che fotografa una crescente difficoltà dei sistemi sanitari regionali a mantenere l’equilibrio finanziario.
A certificare il deterioramento è la Corte dei conti, che nel suo report evidenzia come il risultato di esercizio complessivo delle Regioni, al netto delle coperture e considerando gli ulteriori trasferimenti delle Province autonome e delle Regioni a statuto speciale, sia passato da un disavanzo di circa 1,5 miliardi nel 2024 a 2,3 miliardi nel 2025. In appena dodici mesi il rosso è aumentato di 795,2 milioni di euro.
Un dato che assume particolare rilievo anche alla luce del confronto in corso sulle risorse da destinare alla sanità nella prossima legge di Bilancio e delle richieste avanzate dalle Regioni per sostenere la spesa sanitaria.
Regioni in Piano di rientro: il deficit più che triplicato
A registrare il peggioramento percentuale più marcato sono le sette Regioni sottoposte a Piano di rientro: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia.
Nel loro complesso, il disavanzo passa dai 197 milioni del 2024 ai 677 milioni del 2025, con un incremento di 481 milioni, pari al 245%.
In sostanza, il deficit di queste Regioni è più che triplicato nell’arco di un anno, un dato che segnala un significativo deterioramento degli equilibri finanziari proprio nei territori sottoposti a particolari vincoli di risanamento.
Ma il dato forse più significativo è un altro: nonostante l’impennata, le Regioni in Piano di rientro rappresentano ancora una quota minoritaria del disavanzo nazionale. Nel 2025 pesano per il 29,1% sul totale, contro il 12,8% dell’anno precedente.
Il 71% del disavanzo è nelle Regioni senza Piano di rientro
La parte più consistente dello squilibrio continua infatti a concentrarsi nelle Regioni non sottoposte a Piano di rientro.
Per queste ultime il deficit sale da 1,34 miliardi nel 2024 a 1,65 miliardi nel 2025, con un incremento di 314 milioni, pari al 23,5%.
Significa che oltre sette euro su dieci del disavanzo sanitario complessivo sono riconducibili a Regioni che non si trovano in regime di Piano di rientro.
Un elemento che allarga il perimetro della questione: le difficoltà nel mantenere l’equilibrio dei conti non riguardano soltanto i sistemi sanitari storicamente più fragili, ma interessano anche territori che operano al di fuori dei meccanismi straordinari di risanamento.
Regioni ordinarie: deficit a 1,6 miliardi. Peggiora soprattutto il Sud
L’analisi territoriale della Corte dei conti conferma un peggioramento generalizzato.
Le Regioni a statuto ordinario concentrano il 68,2% del disavanzo complessivo, con uno squilibrio di circa 1,6 miliardi di euro, contro i 973 milioni registrati nel 2024. L’aumento è di 615 milioni, pari al 63,2%.
A registrare l’incremento più consistente in termini assoluti sono le Regioni ordinarie del Sud, dove il deficit passa da 335 a 638 milioni di euro, con un peggioramento di 303 milioni.
Ma anche il Centro e il Nord fanno segnare risultati negativi.
Nelle Regioni ordinarie del Centro il disavanzo passa da 179 a 342 milioni, mentre al Nord cresce da 460 a 608 milioni.
Il peggioramento, dunque, attraversa tutte le aree del Paese, pur con intensità differenti.
Anche le Regioni speciali in difficoltà: 741 milioni di disavanzo
Non va meglio nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome.
Il disavanzo complessivo di questo gruppo sale dai 561 milioni del 2024 ai 741 milioni del 2025, con un incremento del 32,1%.
In termini di incidenza sul totale nazionale, il loro contributo raggiunge il 31,8%.
Anche in questo caso il peggioramento è concentrato prevalentemente nel Mezzogiorno: nelle Regioni a statuto speciale del Sud il saldo negativo aumenta da 386 a 544 milioni.
Un segnale per la prossima manovra
Il quadro delineato dalla Corte dei conti evidenzia dunque una criticità che non può essere circoscritta alle sole Regioni sottoposte a Piano di rientro.
Da un lato, il forte peggioramento registrato nei territori già vincolati a percorsi di risanamento; dall’altro, la crescita del disavanzo nelle altre Regioni, che continuano a rappresentare la quota largamente prevalente del rosso nazionale.
È una fotografia che inevitabilmente si intreccia con il dibattito sulla prossima legge di Bilancio. Le Regioni hanno già avanzato una richiesta di risorse aggiuntive per la sanità pari a 6,8 miliardi nel 2027 e a 18 miliardi nel triennio 2027-2029.
Il dato della Corte dei conti aggiunge un elemento di pressione a questo confronto: il problema non è soltanto finanziare il potenziamento dei servizi, le nuove assunzioni e l’innovazione, ma anche garantire la sostenibilità di quelli esistenti.
Perché il dato che emerge dai bilanci 2025 è che il disavanzo sanitario non soltanto persiste, ma sta tornando a crescere rapidamente. E soprattutto non risparmia quasi nessuna area del Paese.