L’Ulss 2 ha registrato, nell’arco di poche ore, due gravi episodi di intossicazione da monossido di carbonio, verificatisi rispettivamente a Follina e Loria, riguardanti due nuclei familiari. Dieci le persone che il Suem ha dovuto soccorrere, trasferendole in Pronto Soccorso per le valutazioni e le cure del caso. Un dato estremamente preoccupante, a stagione invernale appena iniziata. Per questo, in una nota, richiama alla prudenza contro un nemico silenzioso come il monossido di carbonio.
Alle 5.30 di stamane, riferisce l’Ulss 2, il Suem è intervenuto a Loria in soccorso di una famiglia di sei persone: la madre e due figli, rispettivamente di 1 e 7 anni sono stati portati in Pronto Soccorso a Treviso, mentre il padre e gli altri due figli sono stati accolti all’ospedale di Montebelluna. Dopo la valutazione clinica, cinque dei sei componenti sono stati sottoposti a trattamento in camera iperbarica.
Ieri, invece, il Suem 118 era intervenuto, a Follina, sempre per un’intossicazione da monossido di carbonio. La mamma e i tre figli, di 9, 15 e 16 anni, sono stati portati al Pronto Soccorso di Conegliano.
“Il verificarsi di due casi di intossicazione da monossido in poche ore preoccupa non poco, considerato che la stagione fredda è appena cominciata – sottolinea Giacomo Ceron, direttore del Dipartimento di Prevenzione -. Con le temperature in calo cresce l’uso di stufe, bracieri e altri sistemi di riscaldamento, ed è proprio in queste settimane che aumenta il rischio di nuove intossicazioni. Il monossido di carbonio è un nemico silenzioso: non si vede, non ha odore e chi lo respira spesso non si accorge di nulla – prosegue -. Con i primi freddi cresce la tentazione di scaldarsi con mezzi di fortuna, ma ricordo a tutti che bracieri, stufe a carbone e fornelli non vanno mai usati in ambienti chiusi. Gli episodi di queste ore ci ricordano quanto la prevenzione sia semplice, e quanto sia importante far controllare ogni anno da tecnici qualificati caldaie, stufe e canne fumarie. Chiediamo a tutti la massima attenzione, soprattutto dove ci sono bambini e anziani”.
I dati, elaborati dall’Unità operativa di Epidemiologia, diretta dal dr Mauro Ramigni, mostrano che le intossicazioni da monossido di carbonio sono, purtroppo, un problema ricorrente: tra il 2019 e il 2026 nel territorio dell’Ulss 2 si sono registrati 222 accessi in Pronto Soccorso e 31 ricoveri.
Il monossido, ricorda l’Ulss, è un gas incolore, inodore e insapore: non lo si percepisce, e proprio per questo è insidioso. Si forma quando brucia qualsiasi combustibile (legna, carbone, gas, gasolio) senza abbastanza ossigeno. I primi sintomi sono mal di testa, nausea, vertigini, stanchezza e confusione, e possono essere scambiati per un malessere passeggero. I bambini, gli anziani e chi ha problemi cardiaci o respiratori sono più a rischio.
Le precauzioni da adottare in casa
• Non usare mai bracieri, barbecue, stufe a carbone o a legna, generatori o fornelli da campeggio per scaldarsi o cucinare in ambienti chiusi
• Far controllare ogni anno caldaie, stufe, camini e canne fumarie da personale qualificato
• Non ostruire le prese d’aria e arieggiare i locali
• Installare un rilevatore di monossido di carbonio, dove possibile
I sintomi cui prestare attenzione
“In caso di intossicazione da monossido il tempo è fondamentale – afferma Silvia Orazio del Suem -. I primi segnali dell’intossicazione sono spesso confusi con un’influenza o con un semplice malessere: mal di testa, capogiri, nausea o vomito, stanchezza improvvisa, sonnolenza, difficoltà a concentrarsi. Nei casi più gravi possono comparire confusione, svenimento, dolore al petto, convulsioni e perdita di coscienza. Il dubbio deve venire soprattutto quando più persone della stessa casa, o anche gli animali domestici, stanno male nello stesso momento con sintomi simili, i disturbi migliorano quando si esce di casa e ricompaiono quando si rientra, sono accesi stufe, caldaie, camini, bracieri, scaldabagni a gas o generatori, soprattutto in ambienti chiusi o poco aerati. Nel caso si sospetti un’intossicazione è fondamentale aprire subito porte e finestre e uscire all’aria aperta, portando con sé le altre persone presenti. Se possibile, spegnere l’apparecchio sospetto, senza attardarsi all’interno. Chiamare il 118, anche se i sintomi sembrano lievi, e non rientrare nell’abitazione fino a quando i Vigili del Fuoco non avranno verificato che l’ambiente è sicuro. Non sottovalutare il malessere – conclude la dr.ssa Orazio – anche le intossicazioni apparentemente lievi vanno valutate dal personale sanitario”.