Il 72% degli uomini e il 53% delle donne tra i 35 e i 44 anni con pressione arteriosa elevata non sa di avere questa condizione, uno dei principali fattori di rischio per l’ictus. E anche tra chi assume farmaci antipertensivi, il controllo della pressione resta insufficiente: soltanto il 22% degli uomini e il 34% delle donne in trattamento presenta valori inferiori a 140/90 mmHg. A complicare il quadro è il consumo eccessivo di sale, che in Italia raggiunge mediamente 9,3 grammi al giorno negli uomini e 7,1 nelle donne, ben oltre i 5 grammi raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Sono alcuni dei dati preliminari dell’Italian Health Examination Survey 2023-2025, raccolti nell’ambito del Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e diffusi in occasione della Giornata mondiale dell’ictus, che si celebra il 29 ottobre. Numeri che richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare la prevenzione cardiovascolare, soprattutto attraverso l’identificazione precoce dell’ipertensione e la modifica dei comportamenti che aumentano il rischio di sviluppare malattie del sistema circolatorio.
Malattie cardiovascolari, responsabili del 31% dei decessi in Italia
Le malattie del sistema circolatorio, tra cui l’ictus, continuano a rappresentare la principale causa di morte in Italia. Nel 2023 sono state responsabili del 31% di tutti i decessi, risultando la prima causa di mortalità tra le donne, con il 33%, e la seconda tra gli uomini, con il 28%. Un segnale positivo arriva tuttavia dalla progressiva riduzione della mortalità per queste patologie, che ha raggiunto 24,7 decessi ogni 10mila abitanti, il valore più basso registrato nell’ultimo decennio.
Nonostante il miglioramento, i dati evidenziano quanto sia ancora importante intervenire sui fattori di rischio modificabili. “La prevenzione dell’ictus richiede un impegno condiviso tra cittadini, professionisti sanitari e istituzioni”, sottolineano Luigi Palmieri e Chiara Donfrancesco, responsabili del Progetto Cuore dell’ISS. “Conoscere e monitorare i propri valori di pressione arteriosa, glicemia e colesterolo permette di individuare precocemente le condizioni di rischio e di intervenire prima che si manifestino eventi cardiovascolari”.
Ipertensione, quasi un uomo su due tra 35 e 74 anni ha valori elevati o è in trattamento
Secondo i dati preliminari dell’Italian Health Examination Survey 2023-2025, nella popolazione italiana tra 35 e 74 anni i valori medi di pressione sistolica sono pari a 134 mmHg negli uomini e 125 mmHg nelle donne. Considerando complessivamente le persone che presentano valori pressori elevati o che assumono una terapia farmacologica specifica, la prevalenza raggiunge il 47% negli uomini e il 34% nelle donne, evidenziando una diffusione significativa dell’ipertensione e delle condizioni che richiedono un monitoraggio clinico.
Il problema non riguarda soltanto la diagnosi, ma anche l’efficacia del controllo pressorio. Tra le persone già in trattamento farmacologico, infatti, appena il 22% degli uomini e il 34% delle donne raggiunge valori inferiori a 140/90 mmHg. Particolarmente preoccupante è inoltre la scarsa consapevolezza della condizione nelle fasce d’età più giovani: tra i 35 e i 44 anni, il 72% degli uomini e il 53% delle donne con pressione elevata non sa di averla. Poiché l’ipertensione può essere presente anche in assenza di sintomi, la misurazione regolare della pressione rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione.
Consumo di sale, solo l’11% degli uomini rispetta le raccomandazioni OMS
Un altro fattore di rischio sul quale intervenire è l’eccessivo consumo di sale. I dati del Progetto Cuore indicano che gli uomini italiani ne assumono mediamente 9,3 grammi al giorno, quasi il doppio rispetto alla quantità massima raccomandata dall’OMS, mentre per le donne il consumo medio è pari a 7,1 grammi. Soltanto l’11% degli uomini e il 24% delle donne rispetta la raccomandazione di consumarne meno di 5 grammi al giorno, confermando quanto sia ancora ampia la distanza tra le indicazioni di prevenzione e le abitudini alimentari della popolazione.
Ridurre il consumo di sale, anche prestando attenzione a quello già presente negli alimenti confezionati e nei prodotti trasformati, contribuisce al controllo della pressione arteriosa e alla riduzione del rischio cardiovascolare. La prevenzione dell’ictus passa inoltre attraverso l’astensione dal fumo, un’alimentazione equilibrata, l’attività fisica regolare, il mantenimento di un peso adeguato e il monitoraggio dei livelli di glicemia e colesterolo, tutti interventi che possono contribuire a diminuire la probabilità di eventi cardiovascolari.
Riconoscere l’ictus: chiamare immediatamente il 112 o il 118
Accanto alla prevenzione, l’ISS richiama l’importanza del riconoscimento tempestivo dei sintomi dell’ictus, un’emergenza medica nella quale la rapidità dell’intervento può incidere in modo determinante sulle conseguenze dell’evento. I segnali possono manifestarsi improvvisamente e comprendono asimmetria del volto, con un angolo della bocca che tende a cadere, debolezza o perdita di forza a un braccio o a una gamba, soprattutto su un solo lato del corpo, e difficoltà a parlare o a comprendere le parole. Possono inoltre comparire disturbi improvvisi della vista, perdita dell’equilibrio, difficoltà di coordinazione o un mal di testa molto intenso e senza una causa apparente.
In presenza di uno o più di questi sintomi è necessario contattare immediatamente il 112 o il 118, senza attendere un eventuale miglioramento spontaneo. Anche quando i disturbi scompaiono dopo pochi minuti, infatti, è indispensabile una valutazione medica urgente. La tempestività dell’assistenza rappresenta un elemento essenziale per limitare le possibili conseguenze dell’ictus.
Dal Progetto Cuore a JACARDI, le iniziative europee per la prevenzione
Il monitoraggio dei fattori di rischio e la promozione di stili di vita salutari sono anche al centro del Progetto Cuore dell’ISS e della Joint Action europea JACARDI (Joint Action on Cardiovascular Diseases and Diabetes), entrambe le iniziative coordinate dal Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità. L’obiettivo è integrare gli interventi individuali di prevenzione con strategie strutturate di sanità pubblica, capaci di identificare precocemente le persone maggiormente esposte al rischio cardiovascolare.
In particolare, JACARDI promuove azioni coordinate per migliorare la prevenzione delle malattie cardiovascolari e del diabete, rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria e favorire una maggiore integrazione tra prevenzione e assistenza. Un approccio che punta a intervenire sui fattori di rischio prima che si traducano in eventi clinici, migliorando la capacità del sistema sanitario di individuare tempestivamente le condizioni che possono compromettere la salute cardiovascolare della popolazione.