“I tagli invisibili non esistono. Non c’è stata alcuna riduzione delle risorse per la sanità”. Con queste parole il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha respinto in Aula al Senato le accuse sollevate nel question time presentato da Raffaella Paita (Iv), respingendo al mittente le analisi che parlano di un definanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale.
“Si parte dai 18,8 miliardi di ‘tagli invisibili’ – ha esordito Schillaci – Quei tagli però non esistono. È la distanza da un parametro teorico: il rapporto tra Fondo sanitario e Pil immaginato fermo al livello del 2022. Un calcolo, non una cifra sottratta ai cittadini”. Il ministro ha poi attaccato il metodo di certe analisi: “Da anni sono ripetute con grande insistenza mediatica. Cercano il titolo prima delle verifiche. Quando gli analisti diventano testimonial di una parte politica perdono credibilità scientifica. E il dato, piegato allo slogan, non misura più nulla”.
I numeri e il confronto con il passato
Schillaci ha fornito i dati del Governo: “Il Fondo sanitario è cresciuto di 14 miliardi dal 2023 al 2026. La manovra 2026 ha aggiunto altre risorse: questi sono aumenti reali, non nominali”. E ha rilanciato l’accusa a chi lo ha preceduto: “I tagli veri e visibili sono stati fatti da chi era al governo nel 2013 e poi nel 2015 con una diminuzione reale del Fondo sanitario nazionale rispetto all’anno precedente”.
Sul rapporto tra spesa e Pil, il ministro ha invitato alla cautela: “È un indicatore che oscilla con il Pil, per ragioni che con la sanità non c’entrano. E non dice nulla sugli esiti di salute. Se guardiamo le mortalità evitabili rapportate alla spesa, cioè quanta salute otteniamo per ogni euro, l’Italia è tra i Paesi che rendono di più con i migliori esiti di salute in tanti settori”.
Personale e prevenzione
Sul fronte delle assunzioni, Schillaci ha ricordato che “la legge di bilancio 2026 ha messo 450 milioni l’anno per le assunzioni e 350 milioni per le indennità. Nel Fondo ci sono 3 miliardi vincolati per la medicina del territorio, per l’assistenza domiciliare, per i medici di famiglia e gli ospedali. E la Ragioneria dello Stato lo certifica: il personale a tempo indeterminato è aumentato”.
Il ministro non ha risparmiato una stoccata sulle critiche alla prevenzione: “Leggere certe osservazioni mi stupisce. Perché arrivano da chi ha definanziato la sanità e lasciato la prevenzione sotto la soglia di legge del cinque per cento. Oggi noi per la prevenzione abbiamo destinato 500 milioni nel 2026, in proporzioni mai viste prima con una percentuale ampiamente superiore alla media dei Paesi Ocse”.
Liste d’attesa e divari territoriali
Sulle liste d’attesa, Schillaci ha rivendicato l’impegno del Governo: “Dal 2022 abbiamo stanziato oltre 3 miliardi. Il decreto 73 del 2024 ha aperto i weekend, allungato gli orari e rafforzato i controlli sulle agende. L’Agenas ha una piattaforma nazionale che monitora pubblico e privato accreditato”. E ha aggiunto un elemento di polemica verso le Regioni: “La Corte dei conti certifica che parte dei fondi per le liste 2022-2024 non è stato ancora speso dalle Regioni”.
Sui divari territoriali, il ministro ha indicato la strada intrapresa: “Lavoriamo sul riparto e sul trasferimento delle buone pratiche dalle Regioni che funzionano a quelle in difficoltà. Con l’aggiornamento dei Lea e le riforme del Pnrr”.
Il futuro e la chiusura
Guardando al 2027, Schillaci ha annunciato che “il Fondo sanitario arriva fino a 146,3 miliardi. C’è attenzione agli operatori sanitari e ai fragili”. Poi la conclusione, con un tono netto: “Chi governa non può permettersi il lusso della demagogia. Deve fare i conti con i bilanci veri, non con quelli immaginari. Noi lo stiamo facendo. Il resto è rumore di fondo”.