“La domanda vera non è se i problemi esistano. Esistono e li conosciamo uno per uno. Forse non li conosceva chi c’era prima di noi. La domanda è chi li sta misurando sul serio e chi ci sta mettendo mano. Noi i dati li pubblichiamo e sui dati interveniamo”. Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha risposto in Aula al Senato al question time presentato da Elisa Pirro (M5S) sulla gestione delle liste d’attesa.
La Piattaforma nazionale
Schillaci ha esordito rivendicando la creazione di uno strumento che, a suo dire, prima non esisteva: “Se oggi possiamo discutere Regione per Regione dei tempi di attesa è perché questo Governo ha creato la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa. È una misura che io stesso ho voluto con forza e che nessuno, prima d’ora, aveva mai messo in campo. La piattaforma l’ha istituita il decreto 73 del 2024. Prima quei numeri non esistevano. Oggi sono pubblici. Chi li usa contro di noi ha avuto molto tempo per generare strumenti di trasparenza, in passato. Ma non lo ha fatto”.
La lettura dei dati
Il ministro ha contestato l’interpretazione secondo cui solo tre Regioni su ventuno rispetterebbero i tempi: “Quel numero misura il caso più estremo. Non guarda all’insieme del monitoraggio. È una lettura che pretende il 90 per cento delle prestazioni nei tempi, in tutte le classi di priorità insieme, nello stesso mese. Gli stessi dati citati, letti per intero, dicono altro. Sulle prime visite, su diciannove territori confrontabili, dodici migliorano. Sugli esami diagnostici, su venti territori, dodici migliorano. La direzione è quella giusta. Il miglioramento è la regola, non l’eccezione”.
I numeri ufficiali
Schillaci ha poi fornito i dati del monitoraggio: “Il monitoraggio a consuntivo sul 2024 mostrava diverse Regioni oltre il 90 per cento. Il monitoraggio oggi in tempo reale, quello della Piattaforma aggiornato a settembre, mostrava quattro Regioni sopra il 90 per cento. Per le altre il quadro migliora, con criticità che restano soprattutto sulle classi urgente e breve, cioè le prestazioni dai tempi più ristretti”. E ha aggiunto: “Noi i dati non li nascondiamo. Li pubblichiamo. Dal 2026 Agenas diffonde un bollettino trimestrale pubblico. È uno strumento di trasparenza unico in Europa. Lo usiamo per correggere, non per nasconderci”.
Verifiche e poteri
Sul fronte dei controlli, il ministro ha ricordato che “Agenas ha svolto un ciclo di incontri in ogni Regione: diciannove visite in presenza, con le direzioni degli assessorati e i tecnici locali. Controlli sul posto, agenda per agenda”. E ha aggiunto: “Il decreto 73 consente ad Agenas di attivare audit sulle Regioni, con il parere della Conferenza Stato-Regioni. Ministero e Agenas stanno definendo il processo: controllo dei tempi massimi, apertura delle agende di prenotazione, gestione delle preliste, uso corretto delle classi di priorità. E dove serve, scattano i poteri sostitutivi verso le Regioni e i responsabili dell’assistenza sanitaria”.
Le risorse non spese
Infine, la stoccata sulle risorse: “Lo dicono gli stessi dati richiamati dall’interrogazione: una parte dei fondi per le liste d’attesa non è stata spesa dalle Regioni. Non è sempre un problema di soldi. È un problema di spesa e di organizzazione sul territorio”.