Manovra. Gimbe: “Lascia il Ssn senza rilancio: solo 2,4 miliardi aggiuntivi”

Manovra. Gimbe: “Lascia il Ssn senza rilancio: solo 2,4 miliardi aggiuntivi”

Manovra. Gimbe: “Lascia il Ssn senza rilancio: solo 2,4 miliardi aggiuntivi”

Il Fondo Sanitario cresce in valore assoluto fino a 148,2 miliardi nel 2029, ma scende al 5,87% del Pil. Divario di 25,8 miliardi tra finanziamento e spesa prevista, Regioni sempre più in rosso. Cartabellotta: "Il diritto alla salute rischia di diventare un privilegio".

Con la quinta legge di bilancio, il Governo Meloni conferma una tendenza: il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale cresce meno della ricchezza del Paese. È quanto emerge dall’analisi indipendente condotta dalla Fondazione Gimbe sul testo bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato, in vista della discussione parlamentare sul DdL Bilancio 2027.

I numeri del Fondo Sanitario

Il Fondo Sanitario Nazionale raggiungerà 146,3 miliardi di euro nel 2027, 147,1 miliardi nel 2028 e 148,2 miliardi nel 2029. La Manovra stanzia complessivamente 7,1 miliardi nel triennio: 2,37 miliardi nel 2027, 2,35 miliardi nel 2028 e 2,4 miliardi nel 2029. Considerando anche le risorse già previste dalle precedenti Leggi di Bilancio, nel 2027 il FSN aumenterà complessivamente di 3,37 miliardi (+2,36%) rispetto al 2026: circa 1 miliardo era già previsto, mentre 2,37 miliardi sono aggiunti dalla Manovra 2027.

Negli anni successivi la crescita si riduce a 859 milioni (+0,59%) nel 2028 e 1,1 miliardi (+0,75%) nel 2029. Parallelamente si riduce il peso del finanziamento pubblico rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese: il rapporto FSN/PIL passa dal 6,14% del 2026 al 6,11% nel 2027, per poi scendere sotto il 6%: 5,98% nel 2028 e 5,87% nel 2029.

“In sintesi – spiega Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gmbe – il FSN continua ad aumentare, raggiungendo nel 2027 il “valore più alto di sempre”. Ma dietro gli annunci di questo “nuovo record” si nasconde una realtà ben diversa: la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità torna a diminuire, fino a toccare nel 2029 il valore più basso di sempre”.

Le richieste disattese

La Manovra disattende sia le richieste del Ministro Schillaci, che aveva indicato la necessità di 5,5 miliardi aggiuntivi, sia quelle delle Regioni, che nella loro proposta avevano chiesto 6,8 miliardi per il 2027, 5,5 miliardi nel 2028 e 5,7 miliardi a partire dal 2029. Una scelta distante anche dal richiamo del Presidente Mattarella, che ha definito il SSN “un campo di assoluta priorità”.

“La Manovra 2027 – afferma Cartabellotta – conferma che il Governo si avvia a chiudere la legislatura senza aver assicurato al SSN un rafforzamento strutturale. Dopo il netto incremento del 2026, infatti, la crescita del FSN torna a rallentare. La Legge di Bilancio prevede un aumento del FSN di soli 7,1 miliardi nel triennio 2027-2029, a fronte degli oltre 18 miliardi richiesti dalle Regioni”.

Il divario con la spesa prevista

Si amplia ulteriormente il divario tra il FSN assegnato dalla Manovra e le previsioni di spesa sanitaria contenute nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2026. In rapporto al PIL, la spesa sanitaria prevista si attesta al 6,3% per tutto il triennio 2027-2029. In valori assoluti, il gap tra spesa prevista e FSN raggiunge 5,4 miliardi nel 2027, 8,5 miliardi nel 2028 e 11,8 miliardi nel 2029, per un totale di 25,8 miliardi nel triennio.

“Il crescente divario tra previsioni di spesa e FSN – puntualizza Cartabellotta – non è una semplice differenza contabile: si traduce in una pressione sempre maggiore sui bilanci regionali. Se lo Stato, cui spetta definire e finanziare i Livelli Essenziali di Assistenza, non mette a disposizione risorse adeguate, per mantenere i conti in ordine le Regioni devono aumentare le imposte oppure ridurre servizi e prestazioni. In entrambi i casi, il prezzo lo pagano comunque i cittadini”.

I “tagli invisibili” da 22,7 miliardi

Al Governo Meloni va riconosciuto l’incremento del FSN di 20,9 miliardi nel 2027 rispetto al 2022. Tuttavia, a questo aumento si accompagna la progressiva riduzione del rapporto FSN/PIL, che scende dal 6,27% del 2022 a valori intorno al 6-6,1% negli anni successivi. Se tale rapporto fosse rimasto costante al livello del 2022, il SSN dal 2023 al 2027 avrebbe potuto disporre di circa 22,7 miliardi in più.

“Non abbiamo mai parlato di tagli nominali, ma di “tagli invisibili” che non compaiono certo nella contabilità dello Stato – replica Cartabellotta alle contestazioni del Ministro Schillaci –. I loro effetti si manifestano nei bilanci delle Regioni, nelle tasche dei cittadini e nelle crescenti difficoltà di accesso ai servizi, indebolendo la capacità del SSN di rispondere ai bisogni di salute. Il FSN cresce in miliardi, ma perde peso rispetto alla ricchezza del Paese: un meccanismo con cui tutti i Governi hanno perpetrato il definanziamento silenzioso del SSN”.

Regioni sempre più in rosso

Secondo quanto documentato dalla Corte dei conti lo scorso 12 ottobre, nel 2025 le Regioni hanno accumulato un disavanzo, prima delle coperture, di circa 2,3 miliardi, in aumento di 795,2 milioni (+51,8%) rispetto all’anno precedente.

“Conti sempre più in rosso – chiosa il Presidente – sono il segnale di un sottofinanziamento strutturale con risorse insufficienti a coprire i costi dei servizi e a garantire i LEA. Una situazione che non può essere liquidata come semplice “cattiva amministrazione”, considerato che le difficoltà finanziarie riguardano quasi tutte le Regioni”. A pesare sui bilanci sono anche l’inflazione che, secondo le stime preliminari ISTAT, a ottobre 2026 ha raggiunto il 5,4% su base annua, l’aumento dei costi di farmaci e tecnologie e i crescenti bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana e affetta da malattie croniche.

Le misure della Manovra

L’art. 69 della Manovra, dedicato al “Rifinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”, destina cifre esigue alla libera disponibilità di Regioni e Province autonome: 138 milioni nel 2027, 236 milioni nel 2028 e 273 milioni nel 2029.

Sul fronte del personale, dal 2027 le risorse per l’indennità dei professionisti dei Pronto soccorso aumentano di 380 milioni annui lordi (114 milioni per i medici e 266 milioni per il comparto). Per il solo 2027, le Regioni potranno incrementare la spesa per prestazioni aggiuntive fino a 300 milioni lordi. “La strategia del “più lavori, più ti pago” – commenta Cartabellotta – mostra i suoi limiti: i professionisti sanitari sono già stremati da turni massacranti, hanno elevati livelli di burnout e la crescente demotivazione li spinge a lasciare il SSN”.

Sono inoltre stanziati 500 milioni annui per l’adeguamento delle tariffe dei ricoveri per acuti, mentre i tetti di spesa per farmaci e dispositivi medici vengono rideterminati con oneri stimati a carico del FSN di circa 146 milioni annui per i dispositivi e 292 milioni annui dal 2028 per i farmaci.

Il voucher da 300 euro e il sostegno alle imprese

L’art. 53 istituisce, solo per il 2027, un fondo di 1.645 milioni per un voucher da 300 euro destinato all’acquisto di beni e prestazioni sanitarie, riservato ai titolari di pensioni che abbiano compiuto 75 anni entro il 31 dicembre 2026 e che nel 2025 abbiano percepito trattamenti non superiori a 28.000 euro lordi annui: la platea stimata è di circa 5,46 milioni di persone.

“Sostenere economicamente gli anziani più fragili – commenta Cartabellotta – è un obiettivo condivisibile, ma un contributo di oltre 1,6 miliardi per l’acquisto di beni e prestazioni sanitarie non potenzia direttamente l’offerta pubblica. Inoltre, se il decreto attuativo consentirà di utilizzare il voucher anche per acquistare prestazioni sul mercato privato, le risorse pubbliche finiranno per sostenerne la domanda, senza rafforzare la capacità del SSN”.

La Manovra prevede anche un fondo di 160 milioni annui per le Regioni destinato a compensare la riduzione del ripiano farmaceutico dovuto dalle imprese che effettuano investimenti aggiuntivi in Italia, e per il payback sui dispositivi medici una quota a carico dello Stato di 350 milioni per ciascuno degli anni 2028-2031.

Le conclusioni di Gimbe

“La Manovra 2027 – commenta il Presidente – segna un passo indietro su tre fronti. Innanzitutto, dopo il netto incremento del 2026, la crescita del FSN rallenta bruscamente, mentre l’inflazione aumenta i costi dell’assistenza. In secondo luogo, una quota consistente delle risorse viene assorbita da maggiori oneri, senza un corrispondente potenziamento dei servizi. Infine, interviene sui tetti e sul payback a beneficio delle imprese, adegua le remunerazioni del privato accreditato e finanzia un costoso voucher che non rafforza l’offerta pubblica”.

Le prestazioni aggiuntive del personale sanitario, le misure per l’Alzheimer e il voucher da 300 euro sono finanziati solo per il 2027, anno della scadenza ordinaria della legislatura. “Una scelta che solleva interrogativi sulle priorità della Manovra, perché il SSN non si rafforza distribuendo bonus a scadenza, ma garantendo risorse stabili, personale e servizi accessibili a tutti”.

Nel 2025 i cittadini hanno speso di tasca propria oltre 42,4 miliardi per curarsi e 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami. “Il Governo – conclude Cartabellotta – deve assumersi la responsabilità di queste priorità. I cittadini non possono continuare a pagare con i propri risparmi o con la propria salute. Perché quando chi può paga e chi non può rinuncia, il diritto costituzionale alla tutela della salute diventa un privilegio. E la politica ha il dovere di fermare questa pericolosa deriva che mina la coesione sociale e la tenuta democratica del Paese”.

02 Novembre 2026

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