Pronto soccorso. Simeu contro le decisioni di Tor Vergata e Asugi: “A rischio autonomia dei medici e sicurezza delle cure”

Pronto soccorso. Simeu contro le decisioni di Tor Vergata e Asugi: “A rischio autonomia dei medici e sicurezza delle cure”

Pronto soccorso. Simeu contro le decisioni di Tor Vergata e Asugi: “A rischio autonomia dei medici e sicurezza delle cure”

Due decisioni aziandali, nel Lazio e in Friuli Venezia Giulia, al centro delle contestazioni della Società italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza. A Roma, la proposta di Atto aziendale ridimensiona le strutture della disciplina; a Trieste, Gorizia e Monfalcone vengono limitati alcuni farmaci per la gestione dei pazienti critici. Riccardi: “Non chiediamo privilegi, ma il riconoscimento delle competenze necessarie a garantire la sicurezza dei pazienti”.

Il ridimensionamento delle strutture di emergenza-urgenza al Policlinico Tor Vergata di Roma e le limitazioni all’utilizzo di alcuni farmaci per il trattamento dei pazienti critici nei Pronto soccorso dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (ASUGI).

Due azioni diverse, accomunate, secondo la Società italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU), da un problema di fondo: il mancato riconoscimento dell’autonomia e delle competenze degli specialisti dell’emergenza-urgenza, con possibili conseguenze sulla sicurezza e sulla continuità delle cure.

La Società scientifica è intervenuta formalmente su entrambi i fronti. Il 28 ottobre ha inviato una diffida al Policlinico Tor Vergata, all’Università e alla Regione Lazio, mentre il 2 novembre ha chiesto alla Direzione sanitaria di ASUGI di rivedere le disposizioni relative ai farmaci ad alto livello di attenzione.

“La Medicina d’Emergenza-Urgenza non è una disciplina di supporto alle altre specialità. È una specialità autonoma, con competenze proprie e professionisti formati per riconoscere e trattare il paziente critico”, afferma Alessandro Riccardi, presidente nazionale SIMEU. “Non si può riconoscere la responsabilità quando c’è da affrontare un’emergenza e metterne in discussione autonomia e competenze quando si decide come organizzare un ospedale o quali strumenti mettere a disposizione dei medici. Non chiediamo privilegi per una categoria professionale: chiediamo che siano riconosciute le competenze necessarie a garantire la sicurezza dei pazienti. Perché, alla fine, è il cittadino che paga il prezzo di queste scelte”.

Tor Vergata, contestata la riorganizzazione del Pronto soccorso

Il primo caso riguarda la proposta di Atto aziendale 2026 del Policlinico Tor Vergata, trasmessa il 16 ottobre. Il documento prevede la soppressione dell’attuale struttura complessa di Pronto soccorso e la sua sostituzione con due unità operative semplici dipartimentali: una di Pronto soccorso, a direzione ospedaliera, e una di Medicina d’Urgenza, a direzione universitaria.

Un assetto che, secondo SIMEU, lascerebbe la Medicina d’Emergenza-Urgenza priva di una struttura complessa, nonostante la programmazione regionale, richiamata nella DGR 115/2026, ne preveda una.

La questione riguarda un DEA di secondo livello che nel 2025 ha registrato 46.992 accessi e dispone di una Medicina d’Urgenza con 20 posti letto, di cui sei monitorizzati secondo gli standard della terapia sub-intensiva. L’unità è stata inaugurata nel novembre 2025, a seguito di un investimento di oltre 4,2 milioni di euro provenienti dai fondi del Giubileo.

Per la Società scientifica, la nuova organizzazione rischia di frammentare un percorso assistenziale che dovrebbe mantenere una gestione integrata, dal Pronto soccorso all’Osservazione breve intensiva (OBI), fino alla degenza in Medicina d’Urgenza. Una continuità che SIMEU ritiene coerente con il DM 70/2015 e con i requisiti autorizzativi regionali.

A sollevare ulteriori perplessità è la mancata attribuzione esplicita dell’OBI a una delle due strutture previste. Inoltre, l’assenza di una struttura complessa della disciplina escluderebbe i medici dell’emergenza-urgenza dalla possibilità di dirigere il Dipartimento di Emergenza, dal momento che tale incarico deve essere assegnato a un direttore di struttura complessa afferente al dipartimento.

Con la diffida, sottoscritta anche dal presidente SIMEU Lazio Carlo Piccolo, la Società chiede di riunire Pronto soccorso e Medicina d’Urgenza in un’unica struttura complessa, sospendere gli atti attuativi della riorganizzazione e ricevere una risposta entro 15 giorni. Alla Regione Lazio viene inoltre chiesto di non approvare l’Atto aziendale nella formulazione proposta.

Friuli Venezia Giulia, contestate le limitazioni ai farmaci per i pazienti critici

Il secondo fronte riguarda la procedura adottata da ASUGI per la gestione dei farmaci ad alto livello di attenzione (FALA). SIMEU ne condivide le finalità di sicurezza, comprese le misure di stoccaggio, etichettatura, doppio controllo e formazione, ma contesta le restrizioni previste per i Pronto soccorso. In particolare, l’elenco aziendale esclude l’utilizzo di propofol e bloccanti neuromuscolari, impiegati nell’intubazione a sequenza rapida, limita ketamina e dexmedetomidina a uno specifico protocollo per il delirio e subordina la disponibilità di fentanil a un protocollo interno. Il protossido d’azoto, inoltre, è riservato ai Pronto soccorso di Gorizia e Monfalcone, con esclusione di Cattinara.

La Società evidenzia una contraddizione: alcuni di questi farmaci sono disponibili sulle automediche del 118, dove gli specialisti operano fuori dall’ospedale, mentre il loro impiego viene limitato nei Pronto soccorso, pur dotati di sistemi di monitoraggio, presidi e personale formato.

Secondo SIMEU, queste restrizioni possono ostacolare procedure come l’intubazione a sequenza rapida, la sedazione procedurale e la gestione dei pazienti critici ventilati, rendendo necessario attendere un altro specialista oppure ricorrere a trattamenti meno appropriati.

“Un farmaco ad alto livello di attenzione richiede cautele organizzative, non l’esclusione dei professionisti che sono formati per utilizzarlo”, sottolinea Riccardi. “La sicurezza non si ottiene sottraendo strumenti ai medici, ma garantendo formazione, protocolli condivisi, monitoraggio e responsabilità chiare. Il rischio non sta nella disponibilità del farmaco in Pronto Soccorso: sta anche nella sua assenza quando serve intervenire tempestivamente”.

A sostegno della propria posizione, SIMEU richiama anche le evidenze scientifiche sulla sicurezza della sedazione procedurale eseguita da medici d’emergenza adeguatamente formati. Una metanalisi comprendente 9.652 sedazioni in adulti trattati in Pronto soccorso riporta eventi gravi relativamente rari: circa 4,2 casi di laringospasmo, 1,6 di intubazione e 1,2 di aspirazione ogni mille sedazioni. Le linee guida multidisciplinari ACEP 2026, richiamate dalla Società, sottolineano inoltre il ruolo della formazione, del monitoraggio e della capacità di gestire le complicanze.

Nella richiesta inviata il 2 novembre alla Direzione sanitaria e alla struttura complessa di Farmacia di ASUGI, SIMEU propone quindi una revisione dell’elenco dei farmaci autorizzati, attraverso un protocollo condiviso con Anestesia e Rianimazione che definisca requisiti professionali, formazione, dotazioni, monitoraggio e responsabilità. La Società chiede inoltre un incontro con la Direzione sanitaria e le strutture interessate, offrendo il contributo del proprio Centro Studi e della sezione regionale del Friuli Venezia Giulia.

Il nodo del riconoscimento professionale

Per SIMEU, le due vicende si inseriscono in una criticità più ampia, già emersa nei mesi scorsi anche a La Spezia: la difficoltà a riconoscere pienamente la Medicina d’Emergenza-Urgenza come disciplina specialistica autonoma.

Una specialità che dispone in Italia di una Scuola di Specializzazione dall’anno accademico 2008-2009 e che prepara i professionisti alla gestione delle emergenze cliniche, delle vie aeree e dei pazienti critici.

La questione, conclude la Società, riguarda non soltanto l’autonomia professionale, ma anche la capacità del sistema sanitario di garantire cure tempestive e sicure. E assume un peso particolare in una fase in cui si cerca di attrarre nuovi medici verso l’emergenza-urgenza: sollecitare i giovani a scegliere questa specializzazione, senza poi riconoscerne pienamente competenze e responsabilità, rappresenta per SIMEU una contraddizione che il Ssn non può permettersi.

03 Novembre 2026

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