Caso Zamboni: tra speranze e timori. Ma tutti convengono: evitiamo un nuovo “Di Bella”

Caso Zamboni: tra speranze e timori. Ma tutti convengono: evitiamo un nuovo “Di Bella”

Caso Zamboni: tra speranze e timori. Ma tutti convengono: evitiamo un nuovo “Di Bella”
Dal Congresso europeo sulla sclerosi multipla di Goteborg nessuna prova conclusiva alla teoria avanzata dal medico ferrarese che attribuisce all’insufficienza cerebrospinale venosa cronica un ruolo decisivo nell’insorgenza della sclerosi multipla. Una risposta potrebbe arrivare dai diversi studi in fase di avvio. Cautela del Css che raccomanda il rigoroso rispetto di criteri di valutazione scientifici.

Bisognerà aspettare i risultati degli imminenti studi clinici per fare chiarezza sull’«ipotesi Zamboni», l’affascinante quanto controversa teoria sull’origine della sclerosi multipla.
Il dibattito non si è placato da quando, circa un anno fa, Paolo Zamboni, Direttore del centro malattie vascolari dell'Università di Ferrara, ha suggerito la possibilità che a monte dell’insorgenza della sclerosi multipla possa esserci una ragione vascolare: l’insufficienza cerebrospinale venosa cronica (CCSVI). Si tratta di un’anomalia del flusso sanguigno in cui, a causa di malformazioni che causano un restringimento delle principali vene di deflusso del sistema nervoso centrale a livello di collo, torace e colonna vertebrale, il sistema venoso non sarebbe in grado di drenare il sangue proveniente dal cervello con conseguente danno ai tessuti.
Secondo Zamboni, questa anomalia puramente meccanica può essere corretta con la chirurgia endovascolare. Ipotesi in parte confermata lo scorso dicembre con un piccolo studio pilota condotto su 65 pazienti: l’angioplastica ha consentito di dimezzare gli attacchi acuti nei pazienti con sclerosi recidivante-remittente e la conseguente progressione della disabilità.
Questo l’antefatto: nel frattempo è cresciuto l’interesse della comunità scientifica per una tecnica potenzialmente risolutiva della patologia mentre le speranze dei pazienti si sono concretizzate in richieste sempre più pressanti di chiarezza e di interventi, anche “alla cieca”.

I dati di ECTRIMS2010
Per questa ragione, i nuovi dati sulla CCSVI erano tra gli argomenti più attesi del congresso dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (Ectrims2010) svoltosi a Goteborg la scorsa settimana. Tuttavia, due sono le certezze uscite dal meeting: innanzitutto che l’insufficienza cerebrospinale venosa cronica non sia sufficiente da sola a spiegare l’insorgenza della sclerosi multipla. In secondo luogo che occorrerà attendere i risultati delle sperimentazioni in corso o di imminente inizio per sapere se, almeno in una fetta di pazienti, l’angioplastica può essere efficace.
Nel corso del congresso, infatti, un simposio ha cercato di rispondere alle domande decisive sulla CCSVI. Il primo elemento emerso è la presenza della condizione anche in circa 25 per cento dei soggetti sani e non nella totalità delle persone con sclerosi multipla. Uno studio italiano, di cui sono stati anticipati i dati, inoltre, ha escluso la presenza della CCSVI anche nelle forme precoci di sclerosi.
Dati sufficienti per concludere che l’insufficienza cerebrospinale venosa cronica non sia la causa della sclerosi? Su questa domanda la comunità scientifica si è divisa: il fatto che la malformazione sia presente nei soggetti sani (e sia per giunta asintomatica) spingerebbe ad escludere il nesso causale tra CCSVI e sclerosi, ipotesi rafforzata dal fatto che l’anomalia non è presente nei primi stadi di insorgenza della patologia. Tuttavia, una seconda lettura – ed è quella proposta da Zamboni – è possibile: la difformità dei risultati ottenuti nei diversi studi è spiegabile con la diversità delle tecniche diagnostiche impiegate: non solo l’ecodoppler, indicato da Zamboni, ma anche la risonanza magnetica e la venografia.
Il dibattito resta aperto.

Conferme nei prossimi anni
Intanto crescono in tutto il mondo i centri che offrono lo “Zamboni method” contro la sclerosi multipla mentre in Italia si continua a discutere sulla rimborsabilità dell’intervento anche in assenza di prove scientifiche a supporto.
Prove che arriveranno nei prossimi anni. Canada e Usa hanno stanziato quasi 2 milioni e mezzo di dollari per finanziare 7 progetti di ricerca volti a determinare il ruolo della CCSVI nell’insorgenza della malattia.
In Italia l’Associazione italiana sclerosi multipla ha finanziato con 900 mila euro uno studio clinico controllato e multicentrico che coinvolgerà 30 Centri clinici distribuiti su tutto il territorio nazionale e più di 1000 persone con sclerosi multipla. La ricerca osservazionale verificherà la prevalenza della CCSVI nei soggetti con sclerosi multipla, confrontandola con la prevalenza osservata in una popolazione di controllo costituita da soggetti sani e in una popolazione di persone affette da altre malattie neurologiche di origine degenerativa, vascolare infiammatoria e autoimmunitaria del sistema nervoso centrale e periferico.
Per lunedì 25 ottobre è invece atteso il parere del comitato etico dell’Azienda Ospedaliera – Universitaria di Ferrara per dare avvio a uno studio promosso dalla Regione Emilia Romagna il cui fine sarà verificare l’efficacia e la sicurezza dell’intervento di angioplastica (leggi l’Approfondimento). E, al di là del nesso di causalità CCSVI-sclerosi multipla, non è detto che l’intervento non offra benefici ai malati.
 
Antonino Michienzi 
 
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19 Ottobre 2010

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