Troppe farmacie stanno fallendo. Fermare l’emorragia

Troppe farmacie stanno fallendo. Fermare l’emorragia

Troppe farmacie stanno fallendo. Fermare l’emorragia
Bisogna offrire una soluzione che, ancorché rigida e realizzata nel lungo periodo, mantenga in vita ciò che è necessario, nell’interesse pubblico, nell’interesse delle imprese della salute e in quello delle numerosissime maestranze ivi impegnate.

La farmacia ha difficoltà ad essere identificata come il presidio di sempre, incondizionato riferimento assistenziale nei piccoli comuni ma anche nel tessuto urbano.
La riscrittura della sua disciplina ha creato dei vuoti sia di immagine che economici. Sono in tanti gli esercizi farmaceutici appesantiti, già da qualche anno, dalla contrazione dei ricavi e dall’assottigliamento dei margini di guadagno netto, spesso confusi con lo sconto lordo, tanto da ingenerare falsi valori di guadagno nell’opinione pubblica. La conseguenza di tutto ciò è che si stanno registrando, ovunque, fallimenti e frequenti ricorsi alle procedure concorsuali, di sovente strumentali ad evitare il default.
 
La situazione reale è grave. Nonostante ciò, trascurata dall’informazione, anche per l’incapacità della categoria a sapere e dovere rappresentare il vero.  
Nei grandi centri metropolitani, ove è maggiore la sofferenza, ci sono tante farmacie in affanno, tanto da fare registrare il moltiplicarsi di aggressioni speculative nei loro confronti, spesso dal chiaro sapore illecito, mascherate da ingenue iniziative volte a consorziare acquisti e servizi idealizzati ad ottimizzare le gestione.
Tutto questo rappresenta lo stato di debolezza del sistema in preda agli atti esecutivi dei fornitori e alle onerose anticipazioni dei crediti vantati nei confronti del Servizio sanitario nazionale.
Senza l’individuazione di rimedi praticabili, si consumeranno drammi dietro e fuori dalle quinte, con titolari affogati da debiti molto spesso gonfiati all’inverosimile da politiche aziendali irresponsabili e/o fantascientifiche, così come dalla trascuratezza di consulenti disattenti e da soluzioni fatte in casa.  
 
Continuando così è l’esistenza della filiera dell’assistenza farmaceutica ad essere in gioco. E’ la sua integrità funzionale ad essere in pericolo, tanto da generare vuoti assistenziali difficili a colmarsi.
 Bisogna mettere la farmacia, quale presidio fondamentale dell’assistenza territoriale, al riparo da tutto e da tutti, dopo tante stagioni vissute all’insegna dell’inconsapevolezza dei più verso i problemi reali. Sono stati in molti a mettere la testa sotto la sabbia facendo finta di nulla. Sono stati troppi i farmacisti vessati dalle organizzazioni più variegate. In tantissimi hanno messo tutto in gioco, tanto da rimettervi persino l’azienda-farmacia e da pregiudicare il futuro della famiglia.
 
Su tutto, c’è prioritariamente l’esigenza pubblica di salvare la rete nazionale che, con le sue maglie strette, si è resa garante da decenni dell’assistenza farmaceutica anche nei paesini più sparuti. Ove i titolari, in casi molto frequenti, hanno vissuto di risicati utili aziendali e indennità di disagiata residenza infinitesimali.
Occorre farlo subito perché v’è il pericolo di una sensibile decimazione dei servizi e delle prestazioni essenziali. Moltissime farmacie si trovano quasi all’ultimo respiro anche per errati comportamenti imprenditoriali.
 
A tutto questo bisogna offrire una soluzione che, ancorché rigida e realizzata nel lungo periodo, mantenga in vita ciò che è necessario, nell’interesse pubblico, nell’interesse delle imprese della salute e in quello delle numerosissime maestranze ivi impegnate.
L’attuale legge fallimentare offre rimedi utili e perseguibili; v’è bisogno di adeguarli alle singole fattispecie, che, a causa di irresponsabili ritardi, si stanno moltiplicando, sino ad arrivare all’irreparabile. Il diritto soccorre a tali esigenze. Importante è essere tempestivi e decisi, oltre che rintracciare i percorsi ideali.
 
E’ inaccettabile ciò cui si sta assistendo, troppo spesso passivamente, in termini di espulsione dal mercato di tante farmacie e/o di aggressione delle stesse da parte di spregiudicate organizzazioni che, invero, lasciano trasparire interessi reconditi che hanno ragione di preoccupare.
 
Prof. avv. Ettore Jorio
Senior-partner “Studio associato Jorio”

Ettore Jorio

30 Marzo 2013

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