Calì (Smi): “Tutelare davvero i medici. Servono fatti concreti”
Per Salvo Calì, segretario generale del sindacato, “i fatti di Bari sono drammatici e dimostrano l’eccessiva vulnerabilità di chi sta in prima linea nel territorio offrendo servizi sanitari ai cittadini. Purtroppo in questo caso l’aggressione ha avuto un epilogo tragico. Alla famiglia, agli amici va la nostra più profonda solidarietà”.
“Questo assassinio – continua Calì – è nella scia di una lunga serie di episodi violenti e anche se non abbiamo dati aggiornati, la sensazione è che dal focus del 2008 sulla sicurezza delle guardie mediche fatto dal nostro Centro studi ad oggi, la situazione sia certamente peggiorata (“9 medici su 10 hanno subito un’aggressione, soprattutto verbale; nel 20 per cento si è trattato di percosse, nel 13 per cento addirittura intimidazioni a mano armata”.
“La categoria – conclude – è spesso lasciata sola, senza alcuna tutela, in strutture inadeguate, in un contesto economico e sociale complesso e drammatico, come quello che attraversa il Paese. I medici diventano così i capri espiatori delle contraddizioni della società, l’anello debole da colpire. Ora basta, chiediamo alle istituzioni fatti, garanzie per l’esercizio della nostra professione: troppe le aggressioni, soprattutto contro le donne, in aree sensibili come quelle sul territorio, nel settore dei trattamenti psichiatrici, i pronto soccorso, le guardie mediche e il 118. Ci rivolgiamo al Governo: i ministri Alfano e Lorenzin convochino un tavolo nazionale per la sicurezza”.
04 Settembre 2013
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