Competenze infermieristiche. Ecco cosa ne pensiamo noi, studenti in medicina

Competenze infermieristiche. Ecco cosa ne pensiamo noi, studenti in medicina

Competenze infermieristiche. Ecco cosa ne pensiamo noi, studenti in medicina

Gentile direttore,
a fronte del dibattito che si è sviluppato e articolato intorno alla proposta delle nuove competenze infermieristiche, io, come studentessa di medicina, mi sento direttamente coinvolta: anche noi futuri medici ci troviamo in una situazione di mancanza di prospettive lavorative e di necessità di una riforma che implichi nuove competenze e autonomie che ci rendano in grado di affrontare la complessità del sistema attuale. Allargando quindi la visione del problema a tutte le classi sanitarie, vedi la crescente disoccupazione giovanile, il blocco dei turn-over, lo spending review, la riduzione delle borse di specialità, ecc – e il mancato adeguamento della formazione rimasta ancora agganciata a vecchi schemi nozionistici, si può notare che la necessità di ridefinire le competenze è parallela alla necessaria riforma della sanità.
 
Dunque che fare? Continuare a rimbeccarci reciprocamente come i capponi manzoniani, noncuranti del triste e comune destino? Oppure cercare nuove soluzioni ma soprattutto riforme, pur rimanendo ciascuno nel proprio ambito di competenze garantendo la cura e l’assistenza al malato?
Dichiarare una professione sanitaria meglio di altre al punto dal sostenerla nel suo sviluppo in ambito territoriale e non solo, senza tra l’altro dimenticare la radicale differenza formativa e quindi la necessaria coesistenza di più figure professionali, non è imprudente?
 
L’analisi condotta dal Dr. Bottega (QS 27 Dic) ci fa riflettere su come la situazione attuale non abbia una grande possibilità di cambiamenti in quanto dipendente da altre figure istituzionali e da ingranaggi difficili da modificare in tempi ristretti, e lo stesso Prof. Cavicchi (QS 30 Dic) ha sottolineato la necessità di una “co-evoluzione” degli operatori ma giammai di una loro contrapposizione. Pertanto noi giovani medici e infermieri, siamo tutti vittime della “politica di definanziamento” e non credo che il ridefinire una professione a scapito di altre sia la logica vincente in questo momento.

Credo anche profondamente che se le proposte avanzate fino ad oggi si sono limitate a ricalcare vecchi schemi, non dobbiamo poi stupirci se ciò che apporteranno saranno niente di più che una serie di rattoppi ad uno scafo ormai fragile e cadente. La mia speranza è che arrivi il nuovo e che ci sia dunque la valorizzazione del nostro lavoro nell’ottica di garantire la cura.
 
Eleonora Franzini Tibaldeo
Studentessa in medicina, Università di Torino

31 Dicembre 2013

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