L’altra oncologia. Bonucci (Artoi): “Sostanze naturali, medicina personalizzata e alimentazione per coadiuvare le terapie classiche”

L’altra oncologia. Bonucci (Artoi): “Sostanze naturali, medicina personalizzata e alimentazione per coadiuvare le terapie classiche”

L’altra oncologia. Bonucci (Artoi): “Sostanze naturali, medicina personalizzata e alimentazione per coadiuvare le terapie classiche”
L'associazione mette a disposizione di medici e pazienti le conoscenze su sostanze naturali, farmaci omeopatici e altre metodiche in grado di ridurre gli effetti collaterali e al contempo avere un effetto sinergico con la chemioterapia e radioterapia. Grande attenzione anche al coinvolgimento del paziente nella terapia e alla sua alimentazione

Migliorare la qualità della vita del paziente, aumentarne il coinvolgimento nella terapia e ottimizzare l’efficacia dei trattamenti terapeutici. Questi sono i principali obiettivi di Massimo Bonucci, oncologo e presidente di Artoi, un’associazione di ricerca per le terapie oncologiche integrate.

Artoi si propone di affiancare le terapie oncologiche classiche, in che modo questo progetto viene portato avanti in Italia e con quali obiettivi?
Artoi è un’associazione per le terapie oncologiche integrate, si prefigge lo scopo di aiutare il paziente a vivere meglio il periodo precedente e successivo al trattamento con terapie classiche, come la chemioterapia o la radioterapia. Mette a disposizione dei pazienti e dei medici le conoscenze sulle sostanze naturali, i farmaci omeopatici e altre metodiche in grado di ridurre l’impatto sul paziente delle terapie classiche. Risultato: meno effetti collaterali e un effetto sinergico con la chemioterapia. Oltre a migliorare la qualità della vita del paziente, riusciamo ad ottenere un aumento dell’efficacia della terapia oncologica classica. Il nostro scopo è conoscere, quindi ricercare, dare maggiore aiuto ed informazione, migliorare la qualità della vita e come ultimo scopo, abbiamo anche la prevenzione.

In tutto il mondo ormai si parla di medicina personalizzata, in particolare per quanto riguarda le terapie oncologiche. Si può dire che Artoi sia la naturale evoluzione scientifica delle terapie integrative?
Quello che Artoi cerca di fare è individuare il miglior farmaco per “quel” paziente. Utilizziamo due metodiche che stiamo cercando di importare anche in Italia. Una di queste viene fatta in Germania – perché in Italia non si fa – ed è la ricerca delle “cellule circolanti”. Significa andare ad individuare le cellule tumorali che circolano, riconoscerle e valutare quali siano le terapie migliori per quelle cellule. Sviluppiamo poi una target-therapy legata direttamente alla cellula neoplastica di quel paziente, individuando il farmaco che è più adatto per quella cellula di quel paziente. Bisogna però tenere conto e analizzare la capacità del paziente di metabolizzare, quindi assorbire, il medicinale. Infatti ci possono essere dei polimorfismi genetici, delle variazioni genetiche di piccole dimensioni e che ci differenziano l’uno dall’altro, che possono interferire con il metabolismo del farmaco. Quindi bisogna accertarsi che quel farmaco, in quel determinato paziente, raggiunga la sede desiderata. Alcune sostanze da noi utilizzate e studiate sono in grado di variare la capacità di metabolizzare il farmaco e l’attività sulle cellule. Quindi la personalizzazione della cura permette di migliorarne gli effetti quanto più possibile.

I tumori sono probabilmente tra le patologie che più incidono psicologicamente sul paziente, con un senso di impotenza rispetto alla patologia stessa. Possono, le terapie integrate, spingere il paziente ad agire e reagire in prima persona?
Certo, per questo noi cerchiamo di fornire all’ammalato tutte le informazioni necessarie, sia sui farmaci oncologici tradizionali, sia sulle sostanze utilizzate nella terapia integrativa. Gli spieghiamo come agisce il farmaco nell’organismo e perché viene scelto uno specifico farmaco proprio per lui. Io credo che questo tipo di comunicazione sia molto importante nel rapporto medico-paziente e che se ciò avvenisse normalmente, forse il paziente avrebbe una consapevolezza diversa della terapia e del ruolo che può giocare per renderla efficace.

Questo approccio sembra aumentare la responsabilità del paziente nei confronti di una terapia che ne tuteli le caratteristiche fisiologiche personali. Inoltre la vostra ricerca ha definito delle terapie integrative diverse in base al tipo di tumore.
Noi facciamo dei test di farmacogenomica e dei test predittivi per quanto riguarda avere un rischio maggiore per una patologia piuttosto che un’altra e questo viene fatto in prevenzione. Quando poi invece il paziente ha il problema studiamo il tumore per la singola persona, cambiamo lo stile di vita di quel paziente in un certo modo. Non tutti i pazienti anche a istotipo di tumore identico, fanno terapie identiche, perché sono personalizzate.

Uno degli approcci utilizzati dalla vostra associazione, riguarda la nutrizione. Sicuramente questo è uno degli approcci che più coinvolge da vicino il paziente, alla fine, come si dice, “siamo quello che mangiamo”!
E’ da molto tempo che ricordiamo l’importanza dell’alimentazione a livello terapeutico, cosa che ormai è ben nota a livello internazionale. Infatti nel 2012 è uscita una linea guida nutrizionale dell’American Cancer Society per migliorare l’alimentazione. L’alimentazione è uno dei tasselli fondamentali della terapia integrata, infatti sappiamo ormai per certo che ciò che mangiamo è importante perché tende a farci crescere o mantenere il nostro equilibrio. Così come crescono i nostri capelli, le nostre cellule dello stomaco, così crescono anche le cellule tumorali. In caso di neoplasia bisogna ridurre tutte quelle sostanze che vanno a far crescere le cellule neoplastiche, ovvero si riduce una quota proteica molto importante, in particolare le proteine animali. La prevenzione e la nutrizione oncologica si basa sulla specificità del paziente che viene esaminato nella sua interezza e in base alle caratteristiche personali. Quindi alcuni alimenti verranno eliminati per tutti i pazienti, ma è in base alla patologia specifica ed al paziente in questione che verrà formulata la terapia nutrizionale completa.

Rimanendo in tema di nutrizione, il 13 Marzo lei interverrà ad un Convegno per l’obesità infantile organizzato dalla Provincia di Roma e che avrà luogo presso la Sala Consiliare del Comune di Nettuno. Questa conferenza si propone di promuovere un sano sviluppo di crescita dei bambini. Quanto è importante la prevenzioneper Artoi?
La terapia nutrizionale per ridurre la proliferazione del tumore è il terzo dei punti cardine della nostra terapia. Ed è di fondamentale importanza. E’ tutto descritto nelle linee guida ARTOI presentate in un video nel quale sono state evidenziate le sostanze da utilizzare e quelle da evitare. Lo realizzammo per il IV Congresso Nazionale di Oncologia Integrata nel Novembre 2012. Da quel momento in poi i colleghi di ARTOI utilizzano questo tipo di approccio con protocolli ben precisi per aiutare il paziente a vincere la patologia. Quindi la prevenzione è centrale nel nostro lavoro ed è una prevenzione pre-malattia e anche post-malattia. Infatti è importante sottolineare in un concetto di terapia integrata che il paziente anche in futuro dovrà essere sempre controllato tramite esami per la diagnosi precoce, ma soprattutto essere aiutato per quanto riguarda il suo sistema immunitario, la resistenza cellulare ed il suo benessere psicofisico. 
 
Flavia Scoyni

Flavia Scoyni

11 Marzo 2014

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