Medici pubblici. L’appello della FpCgil: “Servono più giovani, quasi il 42% ha più di 55 anni”

Medici pubblici. L’appello della FpCgil: “Servono più giovani, quasi il 42% ha più di 55 anni”

Medici pubblici. L’appello della FpCgil: “Servono più giovani, quasi il 42% ha più di 55 anni”
Il sindacato lancia l’allarme sul futuro 'agée' della categoria. Cozza: “È sempre più difficile garantire prestazioni sanitarie adeguate a tutela della salute dei cittadini e degli stessi operatori, con 14mila medici pubblici con oltre 60 anni, spesso costretti a numerosi turni notturni e con riposi inadeguati a causa del blocco del turn over e dei 30 miliardi di tagli al fondo sanitario”.

I medici pubblici sono sempre più anziani e urge un ricambio generazionale. Questo il senso della nota della Fp-Cgil Medici che ha effettuato “un'analisi degli ultimi dati ufficiali del Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato, dalla quale emerge che i medici del Servizio Sanitario Nazionale con età superiore ai 60 anni sono 14.280, ben oltre il 12% del totale, superando il numero dei giovani medici da 30 a 39 anni, fermo a 13.196 unità”.
 
“Ancora più eclatante – per il Sindacato – il dato dei medici dai 55 anni in su, quasi il 42% con 47.438 unità su un totale di 114.713 dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, con una età media di 51,57 anni, superiore persino alla già alta media del pubblico impiego, 48,07”.
 
“E' sempre più difficile garantire prestazioni sanitarie adeguate a tutela della salute dei cittadini e degli stessi operatori, con 14mila medici pubblici con oltre 60 anni, spesso costretti a numerosi turni notturni e con riposi inadeguati a causa del blocco del turn over e dei 30 miliardi di tagli al fondo sanitario” secondo Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici.
 
“Basti pensare – aggiunge il sindacalista – a figure professionali che necessitano di elevata attenzione e concentrazione, come i chirurghi e gli anestesisti. Da un lato bisogna valorizzare in modo appropriato l'esperienza professionale, dall'altro  bisogna assumere i giovani medici necessari a garantire i livelli essenziali di assistenza, a partire dai percorsi di stabilizzazione dei 10mila medici precari, annunciati con un Dpcm da mesi impantanato tra i Ministeri della Salute, della Funzione Pubblica e dell'Economia”.

“Serve investire nella formazione e dare giuste prospettive di occupazione. Peri i 10mila giovani che avranno accesso alle facoltà di medicina superando lo sbarramento del numero chiuso, sui 69mila che si preparano al test dell'8 aprile, si prospetta un futuro paradossale: meno della metà, una volta raggiunto l'obbiettivo della laurea, potrà concorrere per l'accesso al servizio pubblico. A fronte di 9mila medici laureati, infatti, sono disponibili 3500 contratti di specializzazione e 900 borse di studio per la formazione specifica in medicina generale. Un percorso a ostacoli per i giovani medici. Superato il traguardo – conclude Cozza – spesso ci sono la disoccupazione o l'emigrazione.”

31 Marzo 2014

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