Osteopatia e ricerca: quale impatto sulla comunità

Osteopatia e ricerca: quale impatto sulla comunità

Osteopatia e ricerca: quale impatto sulla comunità

Gentile direttore,
in riferimento alla lettera di Paola Sciomachen dal titolo “Tutta la verità sull’osteopatia”, mi permetta di precisare quanto segue.
i) precipuamente, l’impatto della produzione scientifica su un determinato blocco di conoscenza, come possono essere le medicine non convenzionali quali le pratiche osteopatiche, si misura, per scientometria, non dal numero di riviste sulle quali si pubblica né tantomeno da quello delle monografie, bensì sull’Impact Factor (IF), che nel caso delle riviste citate, o non era proprio presente oppure era assolutamente risibile. Né consegue che per misurare l’impatto (e quindi la qualità) sulla comunità scientifica di ricerche pubblicate nel campo della salute non possiamo affidarci ad enti privati e/o autoreferenziati che pubblicano i loro prodotti su riviste non indipendenti o con IF comunque inferiore alle mediane di settore;

ii) in seconda istanza, come i lettori certamente sapranno, i termini di “Salute” (benessere) e “Sanità” richiamano concetti differenti che non possono giustificare sovrapposizioni, né tantomeno si possono far passare mere “indicazioni” generali di un’organizzazione (la quale detto per inciso è la stessa che consiglia da 0 a 4 anni la masturbazione della prima infanzia) come disposizioni coercitive per gli Stati. Sostenere che l’OMS ha indicato tout court agli Stati di qualificare l’Osteopata formato in ambito extra-universitario e con formazione di ingresso di livello scolastico come professionista sanitario esperto con compiti di diagnosi è quanto mai pretestuoso;

iii) da ultimo, mi permetto di asserire che la scelta fatta dalla Sig.ra De Biasi, di istituire nuove professioni sanitarie e di regolarne il profilo nonché equipollenze, ricorrendo ad un mero istituto emendativo su un Disegno di Legge, quello Lorenzin, già complesso, eterogeneo ed articolato e frutto di una lunga gestazione, è assolutamente deprecabile. Di opposto avviso, invece, la scelta (saggia, a parer mio) dell’On. Binetti, di affrontare una “questione” così complessa e delicata attraverso una proposta di legge ad hoc, organica e settoriale. Ma del resto, anche in questo, si può toccare con mano la professionalità di chi sui banchi della Facoltà di Medicina ci si è seduto, rispetto, invece, a chi non si è spinto oltre il liceo classico. Che paese strano è l’Italia: ricercatori che stentano a sostenersi e politici non “tecnici” che si incasellano in ruoli cruciali per i cittadini. Viva l’Italia di Renzi, De Biasi e Lorenzin.
 
Anna Grieco (insegnante tecnico-pratico)

19 Dicembre 2014

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