Se la Sisac è in difficoltà meglio chiuderla e passare tutto all’Aran
Da qui la “Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati”, in arte, appunto “SISAC”. Istituita con la finanziaria del 2002 (legge 27 dicembre 2002, n. 289), è costituita da rappresentanti regionali nominati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano.
Nel 2009, alla SISAC, sono andati anche i compiti per il rinnovo delle convenzioni con le farmacie pubbliche e private.
Gli organi Istituzionali della Struttura sono il Coordinatore, il Vice Coordinatore, l'Ufficio di Coordinamento, il Collegio dei revisori dei conti ed il Comitato di Rappresentanza delle Regioni e delle Province Autonome.
La struttura organizzativa interna è articolata in una Segreteria Tecnica cui fa capo l'intero personale e di cui si avvale il Coordinamento per l'attuazione dei propri compiti istituzionali.
Ma perché parliamo di questo? Perché dopo anni in cui, complice anche il blocco delle convenzioni con i medici, ferme al palo dal 2010 (se si esclude l'accordo della specialistica ambulatoriale messo a punto pochi mesi fa ma ancora non esecutivo), e con le farmacie, in regime di prorogatio addirittura dal 2001, adesso si torna a parlare di nuovi negoziati, soprattutto con i medici, e quindi la SISAC sta scaldando i muscoli dopo anni di forzato letargo.
Dopo tanto riposo forzato evidentemente serve un incentivo per la ripresa dei lavori e così le Regioni hanno pensato di fare un bel “regalo” alla SISAC con un emendamento proposto in sede di esame parlamentare alla legge di stabilità per portare il finanziamento della Struttura dagli attuali 680mila l’anno a 1,2 milioni di euro. Di cui la metà a carico dello Stato (che oggi paga per intero il finanziamento alla struttura) e metà a carico delle Regioni, ma a valere sulle disponibilità finanziarie per il Servizio Sanitario Nazionale. Cioè sottraendo 600mila euro al finanziamento di Asl, ospedali e quant’altro. Intendiamoci, non stiamo parlando di cifre astronomiche ma di questi tempi, quando ogni euro della finanza pubblica è (o dovrebbe) essere oggetto di grande attenzione sul come e perché sia stato speso, pensare che 600mila euro siano tolti alla sanità pubblica, già in difficoltà, lascia molto perplessi.
Anche perché a cosa serva quest’aumento di risorse le Regioni non lo dicono chiaramente limitandosi a sottolineare che “si rende necessario poiché il finanziamento statale è andato progressivamente riducendosi fino ad arrivare a € 680.000 per l’anno in corso, quota insufficiente a garantire il funzionamento della SISAC, anche in considerazione della crescente attività connessa al rinnovo della convenzione dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali e, successivamente, anche della convenzione con le farmacie pubbliche e private”.
Se dovessimo seguire la logica del ragionamento delle Regioni, bisognerebbe anche chiedersi a cosa siano serviti i 680mila euro l’anno in tutti questi anni in cui non sono stati fatti rinnovi convenzionali di sorta. Ma lasciamo perdere, vogliamo credere che siano stati ben spesi.
Del resto se la Sisac è in difficoltà, e non abbiamo ragioni per non crederci, una soluzione c’è. La si chiuda e si amplino le competenze dell’Aran (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) che potrebbe benissimo assorbire anche l’onere di rappresentanza per le convenzioni sanitarie. Anzi, forse potrebbe svolgere anche meglio il suo ruolo, occupandosi già oggi dei contratti dei dipendenti del Ssn e quindi avendo tutte le competenze necessarie per favorire sinergia e dialettica tra gli accordi della dipendenza e le convenzioni, contribuendo così all’armonizzazione funzionale e professionale dei diversi comparti e settori del Ssn.
Cesare Fassari
10 Novembre 2015
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