Fumo: per ogni euro incassato, lo Stato ne perde 3

Fumo: per ogni euro incassato, lo Stato ne perde 3

Fumo: per ogni euro incassato, lo Stato ne perde 3
In occasione della Giornata mondiale senza tabacco l’Istituto superiore di sanità pubblica il Rapporto sul fumo 2010. Preoccupa la diffusione nella popolazione femminile: le donne ormai eguagliano gli uomini.

“Ogni anno il Governo stabilisce quale deve essere l’introito fiscale derivante dalle vendite di sigarette. Quest’anno è stato di 10,5 miliardi di euro. Può sembrare una buona entrata per le casse dello Stato. Peccato che per ogni euro incassato se ne spendano 2-3 per curare le malattie legate al fumo. Quindi il fumo non è un investimento per lo Stato ma sempre una perdita”.
È questo il primo dato, presentato da Piergiorgio Zuccaro, presidente dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto superiore di sanità, emerso in occasione della Giornata mondiale senza tabacco che si celebra oggi.
L’altro elemento – che conferma un trend che si osserva ormai da anni – è che tende ad assottigliarsi, fino a quasi scomparire, il divario tra uomini e donne nell’abitudine al fumo. E ciò non avviene soltanto in Italia, ma nel mondo intero al punto che proprio su questo argomento l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha puntato l’obiettivo quest’anno. La giornata, infatti, è dedicata all’argomento “Gender and tobacco with an emphasis on marketing to women” (Le strategie di marketing del tabacco rivolte alle donne).
Secondo il Rapporto sul fumo in Italia 2010 realizzato dall’Osservatorio Fumo Alcol e Droghe dell’Istituto superiore di sanità, le fumatrici nel nostro Paese ammontano a 5,2 milioni (19,7% della popolazione) mentre gli uomini a 5,9 milioni, (23,9%). Le donne che hanno detto addio alle “bionde” sono 2,6 milioni, gli uomini sono 3,9 milioni.
“È la prima volta che le donne e gli uomini fumano quasi allo stesso modo. Purtroppo non è un bel risultato, ma ci indica la direzione da seguire nell’insistere a promuovere gli stili di vita sani e mettere a punto sempre più efficaci modelli di prevenzione”, ha commentato il presidente dell’Istituto Enrico Garaci – “Particolarmente preoccupante è la crescente incidenza del consumo di tabacco fra le ragazze. Il nuovo rapporto dell’Oms prova che la pubblicità del tabacco è sempre più indirizzata alle giovani donne. I dati provenienti da 151 paesi mostrano che circa il 7% delle ragazze adolescenti fuma sigarette rispetto al 12% dei ragazzi adolescenti. In alcuni paesi il numero di ragazze fumatrici è quasi pari a quello dei ragazzi”.
E per le donne fumatrici, le conseguenze sulla salute sono devastanti: “si ammalano e muoiono di tumore del polmone e altre malattie legate al fumo come gli uomini”, ha spiegato Carlo La Vecchia, dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano. “In termini di rischio assoluto vi è un’identità tra i due sessi. Per evitare in Italia un’epidemia di malattie legate al fumo analoga a quella osservata negli Stati Uniti e in molti Paesi del Nord Europa – ha aggiunto – è prioritario che le generazioni di italiane che hanno oggi tra i 40 e i 60 anni smettano di fumare. È infatti tra queste generazioni di donne, nate tra il 1950 e il 1970, che il fumo si è diffuso, e nelle stesse generazioni cominciano ora a diffondersi le malattie e le morti associate al fumo. È essenziale quindi non solo che le donna non inizino a fumare, ma soprattutto che non rinuncino a smettere, spesso per il solo timore di aumentare di peso. Nulla – ha concluso – è peggio del fumo per la loro salute”.
Proprio alle donne la Fondazione Umberto Veronesi ha dedicato l’iniziativa No Smoking Be Happy, un programma educativo centrato sui benefici del non fumare.
Tuttavia, non sono soltanto le donne a preoccupare: anche se in totale si fuma di più nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni, secondo l’indagine “Passi”, realizzata con un pool di ASL rappresentative delle Regioni, è preoccupante l’età della prima sigaretta: 17 anni. Inoltre, la ricerca, conferma che anche sul fronte della diffusione dell’abitudine al fumo l’Italia si mostra a macchia di leopardo con una diminuzione dei fumatori in alcune regioni del Nord e un aumento in quelle del Sud. Il Veneto è la regione più virtuosa con il 24,88% di fumatori. La percentuale più alta spetta invece all’Abruzzo con il 31,56%. 


 


Antonino Michienzi

31 Maggio 2010

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