Corruzione e sprechi in sanità. La replica di Ispe Sanità

Corruzione e sprechi in sanità. La replica di Ispe Sanità

Corruzione e sprechi in sanità. La replica di Ispe Sanità

Gentile Direttore,
rimango stupito, ed insieme a me tutti i ricercatori che hanno contribuito a queste analisi a partire dal lontano 2008 (primo studio sugli sprechi in sanità), nel leggere che il nostro contributo non è altro che “una ricerca…basata magari su dati non solo di percezione o di estrapolazione da ricerche altrui…….”, e che “Non sarebbe male se per l’anno prossimo l’Ispe Sanità ci pensasse su e ci presentasse una ricerca “nostrana”…..”.
 
Leggo anche che, sempre  nello stesso articolo a Sua firma“….l’Ispe Sanità presentò il suo libro bianco e che già allora scoprimmo essere frutto di una stima importata da una ricerca britannica (Università di Portsmouth) del 2011….”!
 
Come ricordato sopra, il primo studio da noi condotto è datato 2008 (quindi ben prima del 2011); se Lei, dunque, avesse letto attentamente tutti i nostri lavori, compreso il Libro Bianco del 2014, avrebbe scoperto che abbiamo lavorato esclusivamente su dati italiani provenienti dai modelli CE del Ministero della Salute (fino a ultimo dato disponibile, 2013).
 
Fatta questa premessa, ritengo più importante soffermarmi sulle obiezioni  esposte nel Suo articolo, spiegando dettagliatamente i dati presenti nel nostro studio, che evidentemente sono in tutto o in parte sfuggiti o non correttamente intesi.
 
L’affermazione secondo la quale il nostro studio sarebbe frutto di una ricerca britannica (a me/noi peraltro sconosciuta) risulta un’affermazione sfornita di pregio e che merita di essere contestata sulla base delle considerazioni e dei dati scientifici che di seguito si riepilogano (ai quali gradirei si desse l’opportuna pubblicità).
 
Innanzitutto, per quanto attiene il valore dell’indicatore di corruption (questo sì inteso all’inglese), è utile ricordare che quel 6% citato è frutto di un’elaborazione comunicazionale. Il Report contiene un valore minimo (3,9%) ed un valore massimo (8,3%), che lo studio riporta come range per motivi metodologici ben definiti, sempre sui dati CE Ministero della Salute. Quindi, abbiamo definito un indicatore di corruption minimo e massimo, per l’Italia.
 
Queste stime, infatti, sono il risultato dell’utilizzo di due criteri di calcolo diversi applicati ai dati CE Ministero della Salute Italiano (non di altri Paesi). In particolare, nel caso del 3,9% è stata presa una soglia più severa ossia quella delle deviazioni medie dal 90° percentile nazionale, nel caso del massimo (8,3%), gli scostamenti sono basati sul 75° percentile Nazionale. Inoltre, le % medie di scostamento (tabelle 12 e 14 del Report) sono state calcolate a partire dalle singole voci di “acquisto beni, servizi e costo personale” per poi essere riportate sul totale spese correnti SSN.
 
L’intento, come più volte reiterato (questo si!) è di percorrere metodologicamente la via per la costruzione di un indicatore oggettivo (i dati di percezione nel nostro caso non sono stati utilizzati) ossia una misura sintetica per la descrizione economica di un fenomeno, quello della corruption (intesa all’inglese questo si!).
 
E’ importante ricordare, infatti, che gli effetti economici della corruption si manifestano perlopiù in un’erronea allocazione delle risorse (giacché di allocazione di risorse si occupa l’intera scienza economica) e di conseguenza comporta la creazione di inefficienze e sprechi.
 
L’economia, difatti, non prende in considerazione gli aspetti morali o giuridici del fenomeno. Per coniugare concettualmente questi aspetti e tradurli in metodologie di calcolo quanto più coerenti, lo studio (e quello precedente) si basa sulla distinzione di Bandiera e Valletti (2009) tra spreco attivo e passivo.
 
Con il primo si intende una perdita di efficienza che procura utilità (diretta o indiretta) per il decisore politico (funzionario), con il termine “passivo”, invece, gli autori si riferiscono all’inefficienza pura, intesa come perdita che non va a vantaggio di nessuno.
 
Coerentemente a ciò le misurazioni delle inefficienze (13mld) e quelle della corruption (4,3mld-9,2mld) sono state ricavate a partire da metodologie, definizioni diverse e applicate a voci diverse motivo per cui non possono essere ne sommate numericamente ne concettualmente.
 
A livello di calcolo, le inefficienze (13mld) sono state, infatti, calcolate sulle deviazioni delle spese dal 75° percentili regionali (e non come nell’indicatore della corruption dal percentile nazionale).
 
Inoltre, le voci considerate sono quelle degli acquisti di beni, servizi sanitari e servizi non sanitari (questi ultimi – ma presi da soli!!- erano stati oggetto di analisi nel report curiamo la corruzione 2016).
 
Solo se proiettassimo le stime delle inefficienze sulle spese correnti SSN (come fatto per l’indicatore) allora la corruption potrebbe essere intesa come una parte delle inefficienze, quella più grave; difatti nel report 2016 usammo il termine “spreco Altamente ingiustificato – corruption” versus spreco ingiustificato – inefficienze”.
 
Tuttavia, nel presente lavoro questo è inappropriato farlo in quanto le stime sono basate su voci di spesa diverse oltre che su basi concettuali distinte, sebbene, come illustrato, siano complementari.
 
Ancora, nel Suo articolo afferma che dovremo tenere in considerazione quanto emerso dai rapporti della Corte dei Conti, della Guardia di Finanza, dai Nas, eccetera. Nuovamente, leggendo con attenzione il lavoro del 2014 (Libro Bianco, pagina 82) avrebbe notato che era stato ripreso quanto emerso da questi studi con molta attenzione.
 
Vorrei anche sottolineare che non abbiamo mai scritto che il sistema potrebbe farcela con ancora meno risorse a disposizione. Anzi, fortunatamente, e come più volte sottolineato dal sottoscritto, il Ministero della Salute negli ultimi anni sta lavorando con grande impegno al fine di ridurre gli sprechi e le inefficienze così da poter allocare queste risorse nella corretta direzione di un’ assistenza sanitaria sempre più efficace ed efficiente.
 
Mi permetto di farLe notare che la questione legata a sprechi eccessivi nella sanità dei Paesi OCSE, compresa l’Italia, è stata affrontata anche in un recente confronto nel Rapporto OCSE “Tackling Wasteful Spending on Health” uscito a gennaio 2017 e correttamente riportato dal Suo giornale senza alcun accenno di critica o dubbio.

Spero di essere riuscito a chiarire gli aspetti che nel Suo articolo restavano in ombra e costituivano il presupposto per affermazioni discutibili e, in quanto tali, da me contestati.
Sono certo che la Sua professionalità consentirà a questi dati  di raggiungere il pubblico dei lettori per un ulteriore auspicato chiarimento.
 
Francesco Saverio Mennini
 
 
Gentile professor Mennini,
grazie delle sue precisazioni che, come è nostro stile, ovviamente mettiamo a disposizione dei lettori.
 
Solo poche osservazioni: lo studio cui faccio riferimento nel mio articolo e che Lei rimarca non essere da Voi stato considerato (anzi di essere a Voi "sconosciuto", come scrive) è lo studio del 2011 di Jim Gee, Mark Button e Graham Brooks dell'Università di Portsmouth, al quale fa riferimento lo studio di Leys e dello stesso Button del 2013, da Voi ampiamente citato quale origine della stima dell’incidenza della corrumption in sanità (vedi vostro Libro Bianco del 2014) .
 
In altre parole lo studio che Voi dite di non conoscere è la fonte primaria dei dati delle stime sulla corruption in sanità, come si può facilmente verificare riscontrando i rispettivi riferimenti bibliografici. A differenza Vostra, evidentemente, sono andato anche a cercare le fonti originali della vostra bibliografia!
 
Seconda cosa. E’ vero, a pagina 82 del Libro Bianco del 2014 sono riportati in sintesi i dati del malaffare rilevato dai rapporto della Corte di conti. E infatti è proprio a quelli che facevo riferimento quando suggerivo una maggiore attenzione ai dati reali: calcolandoli in eccesso, da quel rapporto non si arriva a 400 milioni di danni erariali stimati per la sanità a seguito di atti illeciti. Mi sembra che per arrivare ai 6 miliardi da Voi stimati ce ne passa!
 
E infine, vedo che si ribadisce, coerentemente, la stima di un totale di oltre 20 miliardi di spesa addebitabili a inefficienze (13 miliardi) e corruption (4,3mld-9,2mld). E’ vero non avete mai detto che la sanità potrebbe andare avanti senza quei soldi. La mia è una semplice deduzione: se fosse vero che 13 miliardi vanno in fumo per inefficienze e ulteriori tra i 4 e i 9 per la corruzione, vorrebbe dire che, se per incanto sparissero ambedue, la nostra sanità si ritroverebbe in cassa più di 20 miliardi risparmiati senza colpo ferire. La vogliamo mettere così? Mi sembra ugualmente un nonsense.
 
Cesare Fassari

Francesco Saverio Mennini

13 Aprile 2017

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