Farmacisti. Due anni senza Giacomo Leopardi. Il presidente della Fofi Mandelli lo ricorda: “Il coraggio di svolgere un servizio”

Farmacisti. Due anni senza Giacomo Leopardi. Il presidente della Fofi Mandelli lo ricorda: “Il coraggio di svolgere un servizio”

Farmacisti. Due anni senza Giacomo Leopardi. Il presidente della Fofi Mandelli lo ricorda: “Il coraggio di svolgere un servizio”
Giacomo Leopardi è stato fino all’ultimo un attento osservatore del presente, grazie alla sua capacità di ascolto e di analisi, per ricavarne indicazioni rivolte al futuro

Qualche giorno fa, mi sono imbattuto nell’ultima intervista che il Presidente Giacomo Leopardi aveva rilasciato al questo giornale: un testo che sembra scritto ieri e, invece, risale all’ottobre 2014. Questa rilettura mi ha suscitato alcuni pensieri che vorrei condividere, ora che ricorre il secondo anniversario della sua scomparsa.

Di solito per parlare di un personaggio che ha saputo caratterizzare la sua azione come ha fatto Giacomo Leopardi, si dice che è stato “uomo del suo tempo”. Ma per quanto questo potrebbe essere giustificato pensando al lungo arco della sua attività – 24 anni alla guida della Federazione – in realtà questo descrive solo in parte il ruolo che ha avuto: si può dire che Giacomo Leopardi è stato fino all’ultimo un attento osservatore del presente, grazie alla sua capacità di ascolto e di analisi, per ricavarne indicazioni rivolte al futuro.

Basta rileggere quell’intervista per rendersene conto ancora una volta. Di fronte ai fattori che tendevano a ridurre il ruolo del farmacista e del servizio farmaceutico, Leopardi argomentava che la risposta doveva essere rendere “la politica e la società consapevoli dell’importanza dell’esistenza della farmacia e di un professionista appositamente qualificato a gestirla. Poi percorrere nuove strade, perché se è vero che i cambiamenti sociali, culturali ed economici hanno per certi versi penalizzato la professione, è anche vero che hanno introdotto nuovi spazi in cui i farmacisti potrebbero far valere le loro competenze”.

Nuovi spazi e competenze che Leopardi elencava con precisione: dall’associazionismo professionale – il fare rete – allo sviluppo della pharmaceutical care e alla presa in carico del paziente, ma anche l’apertura verso nuovi settori, a cominciare dalla nutraceutica per proseguire con i presidi e, ovviamente, la galenica, che considerava la chiave della personalizzazione della terapia. E questo pur avendo ben chiare le difficoltà di questa congiuntura e la necessità di non nascondersele: “Detto con schiettezza, alle condizioni attuali” si legge in un altro passaggio “bisogna essere dei coraggiosi per scegliere di svolgere questo servizio in difesa della società mentre dalla politica non ci arriva alcun sostegno. Ma lamentarsi e aggrapparsi alla nostalgia sarebbe inutile e controproducente. Bisogna reagire”.

La professione deve cercare, e trovare, al suo interno le strategie, i mezzi e le persone per rilanciare il proprio ruolo, tutelare l’autonomia professionale, proteggere e far crescere il servizio farmaceutico reso dai farmacisti. Soprattutto ora che quella politica che il Presidente Leopardi stigmatizzava ha dato vita un provvedimento sbagliato come la Legge sulla concorrenza, è venuto il momento di spingere sull’associazionismo, di creare una massa critica della professione, di imporre un modello che non sia il supermercato del farmaco, ma la più forte delle catene: quella costruita da farmacisti che operano – in scienza e coscienza – in presidi sanitari al servizio del cittadino.

Rivendichiamo che la Federazione si è sempre battuta su questo fronte, e al nostro caro, insostituibile Presidente, possiamo dire di aver sempre cercato di rispondere alle difficoltà senza ottimismi di maniera e senza sterile pessimismo: reagire, proporre, costruire. E anche di questo insegnamento dobbiamo essergli grati.

Sen. Andrea Mandelli
Presidente Fofi

Andrea Mandelli

13 Settembre 2017

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