Epatite C. Per gli infettivologi ci siamo: eradicazione vicina, forse in un paio d’anni. “Con i nuovi farmaci antiretrovirali risultati positivi fino al 97% dei casi”

Epatite C. Per gli infettivologi ci siamo: eradicazione vicina, forse in un paio d’anni. “Con i nuovi farmaci antiretrovirali risultati positivi fino al 97% dei casi”

Epatite C. Per gli infettivologi ci siamo: eradicazione vicina, forse in un paio d’anni. “Con i nuovi farmaci antiretrovirali risultati positivi fino al 97% dei casi”
L'eliminazione completa dell’epatite C è possibile. E potrebbe mancare molto poco, forse un paio di anni. Lo dicono gli esperti, riuniti per il Congresso Nazionale della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, Simit, basandosi sui risultati ottenuti dal trattamento con i nuovi farmaci antiretrovirali. Massimo Andreoni, Ordinario di Malattie Infettive all'Università Tor Vergata di Roma: “su 94 mila casi, dal 2015 ad oggi, solo il 3-5% non ha risposto alle cure”.

Il risultato potrebbe essere davvero vicino: entro un paio d’anni l'infezione da Hcv, comunemente conosciuta con Epatite C, potrebbe essere sconfitta. “Abbiamo dei farmaci talmente efficaci, da utilizzare in maniera semplice, con brevi periodi e con una sola pasticca al giorno, che si pensa sia possibile trattare un numero sufficientemente ampio di persone per raggiungere questo obiettivo”. Così Massimo Andreoni, ordinario di Malattie Infettive all'Università Tor Vergata di Roma, traccia un bilancio dei risultati ottenuti con l’impiego dei farmaci di ultima generazione, durante Congresso Nazionale di Salerno della Simit, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali.
 
“Circa il 90% delle nuove infezioni colpisce persone che fanno uso di sostanze in via endovenosa – ha continuato. Andreoni – Inevitabilmente, quindi, in termini epidemiologici, dobbiamo iniziare a concentrarci su questi soggetti, perché si possa evitare di mantenere vivo questo focolaio epidemico in Italia”.
 
I risultati degli ultimi studi
Durante alcune campagne informative, svolte in vari punti della penisola, sono stati somministrati dei test rapidi: più del 30% sono risultati positivi all'Hcv. Da un altro studio è emerso un ulteriore dato interessante, relativo ai soggetti che fanno uso di sostanze per via endovenosa: la percentuale di risposta al trattamento è virtualmente equivalente a quello della popolazione. Quindi il 90% di queste persone rispondono positivamente al trattamento.

“Questi risultati – ha commentato Andreoni – ci fanno capire che dobbiamo andare verso questa direzione. E che servono campagne mirate all'individuazione di infetti appartenenti a questo gruppo. E' importante, inoltre, creare dei modelli di esempio e di riferimento che stimolino questi individui a sottoporsi al trattamento. Questi, infatti, scarsamente aderiscono correttamente alla terapia. Ma prestando una particolar attenzione si potrebbe giungere finalmente all'eradicazione della malattia”.
 
Il tasso di fallimento si riduce
“Da gennaio 2015 ad oggi – ha spiegato Massimo Andreoni – abbiamo trattato in Italia più di 94 mila pazienti con i nuovi farmaci antiretrovirali, con un alto tasso di successo. Mentre il numero dei casi che non ha risposto alle cure si assesta intorno al 3-5%. Prevediamo di trattare nei prossimi due anni altri 160mila pazienti, perché questa è la disponibilità che l'Agenzia Italiana del Farmaco ha dato ai clinici italiani per trattare questa patologia. Stiamo procedendo in maniera rapida ed efficace”.
 
L’epatite C in Italia
Nel 2016, secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, l’incidenza è stata pari a 0,2 per 100 mila. Non sono stati osservati casi nella fascia d’età 0-14 anni, mentre l’incidenza maggiore si ha nella classe di età 25-34 anni: 0,3 per 100 mila abitanti. La diminuzione di incidenza ha interessato in particolar modo i soggetti d’età compresa fra i 15 e i 24 anni. L’età dei nuovi casi è in aumento, e già da tre anni la fascia di età maggiormente colpita è stata quella di mezzo tra i 35 e i 54 anni.
 


Sintomi e conseguenze
In coloro che manifestano clinicamente sintomi, l’esordio della malattia è insidioso con anoressia, nausea, vomito, febbre, dolori addominali e ittero. Un decorso fulminante fatale si osserva assai raramente (0,1%), mentre un’elevata percentuale dei casi, circa l’85%, arriva alla cronicizzazione. Il 20-30% dei pazienti con epatite cronica C sviluppa, nell’arco di 10-20 anni, cirrosi e, in circa l’1-4%, successivo epatocarcinoma. Il periodo di incubazione va da 2 settimane a 6 mesi, per lo più è compreso fra 6 e 9 settimane.

20 Ottobre 2017

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