Scuole specializzazione. C’è maretta sugli accreditamenti, molte scuole a rischio

Scuole specializzazione. C’è maretta sugli accreditamenti, molte scuole a rischio

Scuole specializzazione. C’è maretta sugli accreditamenti, molte scuole a rischio
In un primo elenco (agosto 2017) risultavano non accreditate 135 scuole (pari al 9,4% del totale delle 1.433 scuole esistenti) c’è di tutto e non si fa distinzione geografica: si va infatti dall’Università di Messina dove sette scuole non vanno, a quattro scuole “bocciate” a Milano Bicocca e tre all’Università del Piemonte orientale, passando da Bari, Brescia, Cagliari, Genova, Varese-Como, Pisa, Roma dove nelle non accreditate figurano scuole sia a La Sapienza che  a Tor Vergata e alla Cattolica. 

Su 1.433 scuole di specializzazione in medicina, 135 non vanno e i ministeri della Salute e dell’Università non le hanno accreditate secondo il nuovo meccanismo in vigore da quest’anno.
 
Nel primo elenco delle scuole “bocciate”, unico disponibile, ma rivisitato in queste settimane con molti Atenei che hanno chiarito la loro situazione e quindi sono usciti dalla lista nera, c’è di tutto e non si fa distinzione geografica: si va infatti dall’Università di Messina dove sette scuole risultavano non idonee, a quattro scuole “bocciate” a Milano Bicocca e tre all’Università del Piemonte orientale, passando da Bari, Brescia, Cagliari, Genova, Varese-Como, Pisa, Roma sia La Sapienza che Tor Vergata e la Cattolica e così via.

Purtroppo la versione finale dell'elenco è ancora in divenire e al momento i ministeri preferiscono non dare notizie che potrebbero craere tensioni oltre che nelle Università, anche negli specializzandi ormai pronti a iniziare i corsi. 
 
Anche le specialità nel primo elenco sono le più diverse: dalla cardiochirurgia alla medicina dello sport, dalla medicina termale alla pediatria.
 
Il nuovo sistema di accreditamento delle scuole prevede parametri più rigorosi ed efficaci, richiesti dallo stesso mondo universitario e dagli altri interlocutori coinvolti. La selezione sarà più ‘snella’ e semplificata, particolare attenzione sarà posta alle questioni logistiche con una minore frammentazione delle sedi d’esame che saranno accorpate per area geografica.
 
La motivazione della bocciatura è sempre la stessa: “non accreditamento della Scuola per non aderenza ai livelli minimi”. A dare il giudizio, su cui però i ministeri di Salute e Università stanno apunto ancora ragionando, è stato l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, una costola tecnica dei due ministeri.
 
Per il parere ci sono voluti due anni di lavori e tra i criteri c’è ad esempio la presenza di spazi adeguati e laboratori specifici nelle sedi universitarie, la garanzia di standard assistenziali di alto livello negli ospedali dove è svolto il tirocinio e l’esistenza di indicatori di performance per l’attività scientifica dei docenti. L’Osservatorio suggerisce di togliere l’autorizzazione a insegnare alle scuole bocciate e di far lavorare in corsia gli specializzandi in ospedali convenzionati con l’Ateneo.
 
Le deliberazioni sono state assunte anche sulla base di valutazioni effettuate dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che si sono avvalse di parametri oggettivi, secondo l’Osservatorio.
 
Intanto ora, finché non sarà presa una decisione dai due ministeri, una grossa fetta di specializzandi rischia di essere stata ammessa ma di non avere la scuola in cui esercitare.   

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08 Novembre 2017

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