Ospedalità privata. Intervista a Jessica Faroni: “Siamo una risorsa per il Ssn e lo abbiamo dimostrato”

Ospedalità privata. Intervista a Jessica Faroni: “Siamo una risorsa per il Ssn e lo abbiamo dimostrato”

Ospedalità privata. Intervista a Jessica Faroni: “Siamo una risorsa per il Ssn e lo abbiamo dimostrato”
L’Istituto Neurotraumatologico Italiano, realtà sanitaria con 1200 posti letto e oltre 1400 dipendenti, guidato dalla Presidente dell’Aiop Lazio da più di vent’anni festeggia domani, 16 dicembre, i suoi 70 anni di attività riunendo per l’occasione medici, dipendenti e istituzioni, nella sede di Grottaferrata. In questa intervista le tappe raggiunte e le sfide future

Da uno studio medico specializzato in reumatologia e terapia fisica, in via Torino a Roma, fino alla costruzione di una grande realtà sanitaria con 1200 posti letto e oltre 1400 dipendenti. Ne ha fatta di strada Delfo Galileo Faroni che nel 1947 ha creato le basi di quello che sarebbe diventato, nel panorama delle strutture accreditate con il Ssn, un punto di riferimento del Centro Italia: il Gruppo Sanitario Ini, l’Istituto Neurotraumatologico Italiano che domani festeggia i suoi 70 anni di attività riunendo per l’occasione medici, dipendenti e istituzioni, nella sede di Grottaferrata. 
Ne abbiamo parlato con Jessica Veronica Faroni, alla guida del Gruppo Ini da oltre 20 anni, nonché Presidente di Aiop Lazio.
 
Dottoressa Faroni, siete una realtà consolidata nel Lazio e oggi celebrate questo nuovo traguardo. Soddisfatta?
Certamente. In questi decenni abbiamo assistito a una rivoluzione del sistema sanitario nazionale. Siamo passati dalle mutue fino al Drg e a un contestuale cambiamento repentino del panorama salute con l’aumento dell’età media della popolazione, lo sviluppo di malattie croniche e il progresso dell’innovazione. Cambiamenti che hanno coinvolto anche il sistema sanitario privato accreditato, il quale ha avuto la capacità di adeguarsi e modificarsi insieme all’evoluzione del sistema. Quindi posso dire di essere orgogliosa di aver visto crescere, sopravvivere e consolidarsi questo Gruppo nonostante tutti questi cambiamenti. Un gruppo solido che si è sempre distinto nell’ambito dell’acuzie, della chirurgia e della riabilitazione. Che è cresciuto di pari passo con l’evoluzione delle richieste, delle patologie e delle tecnologie. Il percorso non è stato sempre facile ma abbiamo raggiunto tanti traguardi.
 
Quali?
Siamo stati i primi nel Lazio a utilizzare il litotritore per la calcolosi renale e il laser in urologia, i secondi in Italia a utilizzare la risonanza magnetica nucleare, i primi ad avere la Pet mobile. Saremo probabilmente tra i primi a utilizzare il robot in ortopedia. Non solo. Siamo anche il più grande Centro di oncologia dei Castelli e tra i più grandi del Lazio, con un impegno a 360 gradi dalla diagnosi alla terapia, sempre in piena collaborazione con gli ospedali.
 
Come celebrerete domani questa giornata?
Con una lettura magistrale del Rettore della II Università di Roma, Giuseppe Novelli. Un grande medico. Ci sembrava che questo fosse il modo migliore per onorare questo importante traguardo.
 
Sfide per il futuro?
Sicuramente riuscire a entrare nel sistema sanitari in qualità di attori e non di comparse. Spero, infatti, che esempi di quanto realizzato all’Ini, in termini di lavoro, qualità, innovazione, collaborazione con il Ssn e assistenza a 360 gradi del cittadino, possano indurre le istituzioni a pensare, come avviene già nel resto del mondo, al privato convenzionato come una risorsa e non una concorrenza. In una nazione dove la percentuale del Pil per la sanità è così basso, più vicino alla Croazia che ai sette Paesi industrializzati della Comunità europea, risorse come queste vanno incoraggiate non distrutte. Per questo vogliamo anche continuare a investire in innovazione e continuare a lavorare con orgoglio. Abbiamo infatti dei progetti importanti per l’oncologia e l’urologia, dove siamo ormai tra i primi in Italia come numero di interventi. Sull’oncologia siamo diventati Centro di riferimento europeo e stiamo cambiando gli acceleratori lineari, sostituendoli con quelli di ultima generazione che garantiscono un trattamento più preciso delle metastasi.
 
Ester Maragò

E.M.

15 Dicembre 2017

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