Gentile direttore,
è tangibile la legittimazione de facto dell’ARAN, dell’opinione pubblica e delle organizzazioni sindacali, (tranne una) del movimento #noisiamopronti. In pochi giorni raccolte sessantamila firme circa a sostegno delle competenze specialistiche, in pochi giorni si è dato di leggere il riscontro dell’Agenzia Negoziale, (non dovuto, ndr), in pochi giorni quasi tutte le organizzazioni sindacali hanno dato disponibilità (non dovuta, ndr) al movimento a guardare nel dettaglio delle esigenze e delle proposte di una comunità professionale trasversale.
In pochi giorni, centotrentamila utenti professionisti sanitari dei social si ricompattano su materie centrali nel panorama sindacale e del lavoro, e di contratto collettivo iniziano a discutere, stigmatizzare, proporre, valutare.
In pochi giorni, il garbato messaggio dell’ARAN a #noisiamopronti e indirettamente, con stile, ai maggiormente rappresentativi apre prospettive di relazioni sindacali nemmeno ipotizzate poche ore prima: le professioni infermieristiche e sanitarie sono riuscite ad avere un interlocutore che non si limita al sindacalismo di categoria, le organizzazioni sindacali storiche nel comparto sanità dialogano con questa entità di lavoratori e lavoratrici senza minimamente curarsi di altre entità associative che evidentemente non avevano ben compreso prima gli effetti a la portata delle rivendicazioni autoalimentate da una operazione di orgoglio professionale senza precedenti.
Ma non era imperniata su “pochezza, demagogia e giochi di potere” la raccolta firme? Dichiarazione supponente, avventata, irrispettosa di migliaia di lavoratori ed infermieri stessi, e subito sconfessata in sequenza dai fatti.
Le idee sindacali per il miglioramento della condizione professionale ed economica viaggiano anche con le persone, non solo con le organizzazioni, e non credo che qualcuno si stia crogiolando sul numero accessi al gruppo indotti o volontari, o sulle decine di migliaia di firme in pochi giorni. Vi è qualcosa di più concreto.
Sulla ratifica pubblica e politica ottenuta da #noisiamopronti, richiamo alla sua attenzione e di quella dei suoi lettori che:
1) l'Aran ha legittimato e riconosciuto con la sua nota una comunità professionale ampia, composita, trasversale;
2) il movimento ha saputo intercettare il bisogno di avere veicolato un punto di vista autonomo sul riconoscimento delle competenze specialistiche;
3) alcune organizzazioni sindacali hanno recepito le istanze del movimento e ne stanno condividendo alcuni passaggi di approfondimento;
4) alcune organizzazioni sindacali stanno ponendo in essere importanti manifestazioni con al centro dinamiche non estranee al movimento stesso;
5) in pochi giorni non solo si sono raccolte 60.000 firme circa ma si sono raggiunti ulteriori 100mila professionisti su tematiche del lavoro e contrattuali e che avrebbero dovuto avere altri padri e che sarebbero certamente andati persi
6) ne è scaturito e sta ancora consentendone un dibattito molto interessante in prospettiva contrattuale e sociale.
Questo vale più di qualsiasi numero reale o virtuale, credo.
Quando una serie di semplici richieste suscitano tanto fermento, vuol dire che le distanze tra le previsioni statutarie di organizzazioni sindacali e gli impatti negli ambienti di lavoro e nei contratti collettivi possono essere incolmabili, soprattutto quando svilite dalle dichiarazioni del segretario nazionale di una associazione sindacale di categoria.
Senza una presa d’atto dei responsabili i dirigenti e quadri sindacali, quel gap forse non si riesce a colmarlo.
Voci, proposte, sentimenti, emozioni e criticità dalla comunità professionale dimostrano che quando sono la colonna dorsale di una rivendicazione sana, onesta, trasparente, incontrovertibile, trasversale, quando non guarda in faccia a nessuno e quando a tutti ha il diritto di chiedere conto, lascia la pochezza all’estensore della stessa e si misura con gli altri sulla concretezza.
Arrivano ulteriori istanze e richieste al movimento? Si utilizzano le risorse messe in campo per un nuovo sistema di relazioni? Si coglie l’occasione di questa ventata di aria fresca partecipativa per rendere finalmente merito ai singoli professionisti che hanno realizzato un capitolo di storia del lavoro? Ben vengano tutte queste evidenze.
Qualcuno dovrà comunque dare conto del malessere che arriva dalla base.
Chi può, dopo aver urlato ai quattro venti che il giorno dell’affrancamento contrattuale sarebbe arrivato, ed è arrivato, senza che si percepisca un solo deflagrante elemento distintivo da un rinnovo senza la loro partecipazione e senza alcuna impattante modifica strutturale alla parte normativa, (e stendiamo un pietoso velo sulla parte economica), chi può sia coerente: non lo sottoscriva.
Solo dall’Aran non ci può disdettare.
Graziano Lebiu
Master in Diritto Sindacale del Lavoro e della Previdenza Sociale