Prevenzione, precauzione e OGM

Prevenzione, precauzione e OGM

Prevenzione, precauzione e OGM

La prevenzione e la gestione del rischio, hanno trovato modo di diffondersi grazie alla presenza di indicatori specifici e alla loro determinazione nel suolo, nell’aria, nelle acque, negli alimenti ecc. L’alimentazione è il primo fattore modificabile di rischio. A questo proposito si vedano i legami con l’uso eccessivo di carni, l’obesità, il BMI, l’indice di rischio cardio-vascolare, l’attività fisica, il consumo di alcool, fumo, stress, l’ambiente di vita e di lavoro, ecc. Gli OGM separano le consuetudini alimentari nel Nord America ed Europa, in quanto quest’ultima applica il principio di precauzione ed ha, nelle normative, restrizioni alla loro diffusione. Il Gt maize evidenzia per U. Ostry (2010) una minor quantità di micotossine. N. Swanson et Al. (2014), organizza un gruppo di lavoro a Washinton e Bonn, che pubblica nel Journal of Organic Systems, molti risultati e grafici sul deterioramento della salute, che sarebbe indotto da colture modificate e glifosate. Si raccomandano approfondimenti nel campo dei perturbatori endocrini, precursori del cancro, stress ossidativo, microbioma intestinale e sul citocromo P450. In questi settori sarebbero utili studi tossicologici, epidemiologici e carcinogenetici.

Uno studio italiano di F.Pellegrino e Coll. (2018), commentato su Quotidiano Sanità del 15/2/2018, in una meta-analisi, indica nel mais transgenico, minori quantità di micotossine, di insetti, una maggiore produttività e l’assenza di rischi. Si segnala che gli OGM sono in grado di resistere allo “drought stress”, stress da siccità, in aree che soffrono per la presenza di climi caldo asciutti, quindi in paesi con maggiore povertà.

La riproduzione di queste sementi non è determinata dalla scelta del contadino, ma dalla necessità di un acquisto periodico, che limita di fatto la biodiversità, con aumento dei costi. Andrà valutata la resistenza agli antibiotici e la possibilità di reazioni allergiche.

Sugli OGM, oggi in discussione, una certa divergenza viene da S.Ceccarelli (2018), docente di genetica e da P. Perrino (2018, genetista al CNR), che ne vedono rischi. C. Triarico (2018) chiede il rafforzamento della ricerca indipendente. R. Defez (2018) del CNR di Napoli, auspica in una lettera pubblicata su “Nature” un cambiamento di indirizzo dell’UE e le opzioni opt-out/opt-in, queste ultime da richiedere all’Ue (rispettivamente rinuncia e autorizzazione alle coltivazioni).

Dovranno essere esaminate: la tendenza a maggiore diffusione dei campi OGM, la modifica dell’ecosistema naturale e i problemi relativi all’impollinazione, i pesticidi e la possibile selezione di insetti resistenti. Dovrebbe rendersi opportuno l’uso di un’adeguata etichettatura, che inspiegabilmente trova difficoltà. La manipolazione genetica andrebbe valutata nel lungo periodo, anche per esperienze trascorse non sempre favorevoli.

Resta una certa reticenza nell’opinione pubblica sull’alimentazione associata a modificazioni genetiche. In una statistica prodotta in USA dalla Specialty Food Association (2018), riguardante le opinioni dei consumatori sugli OGM, ai primi 2 posti del grafico e quindi più votate, risultano le seguenti classi: 1) gli OGM non dovrebbero mai essere utilizzati nel cibo e bevande e 2) gli OGM necessitano di maggiori tests prima del loro uso.

Se dovessimo basarci sull’alimentazione, distribuita per aree geografiche, in relazione alla qualità, agli OGM, perturbatori endocrini, stili di vita, ambiente, fattori genetici, sesso, età, ecc., potremo verificare che essa influenza l’aspettativa di vita. In effetti si dimostrano differenze dell’aspettativa di vita, per esempio tra Nord America ed Europa. Secondo Index Mundi (2018) la speranza di vita alla nascita va da 82,3 anni in Italia, 82 in Francia, Spagna e Canada, a 80 in USA, 51,7 in Afganistan, ecc.  Si tenga presente l’elevata spesa sanitaria negli USA, al primo posto mondiale (Sole 24 ore 10.11.17) e la parsimonia dell’Italia, che non dovrebbe determinare, in base alla nostra spesa sanitaria, vantaggi. Parte di queste valutazioni potrebbero correlarsi al reddito, ma sicuramente, in un periodo di crisi economica, questo non ci favorisce. Un altro vantaggio, potrebbe derivare dalla dieta mediterranea, scoperta in Italia da Ancel Keys, diffusa dall’American Heart Association e dall’Unesco. Diviene opportuno, a questo proposito, citare un articolo comparso recentemente, il 5.2.2018 sul Time, pag. 47: “Eat like an Italian”(mangia come un italiano). Rappresenta una garanzia. Nel massimo rispetto delle opinioni correnti, non risultano nei campi, in Italia, alimenti GM.
 


Mariano Cherubini
Isde – Associazione italiana medici per l'ambiente Friuli Venezia Giulia

26 Marzo 2018

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