Perché i medici se ne vanno

Perché i medici se ne vanno

Perché i medici se ne vanno

Gentile Direttore,
esiste sicuramente anche un aspetto economico, retributivo, tra le motivazioni che spingono molti medici ospedalieri a lasciare la sanità pubblica per approdare nel privato, se non a trasferirsi all’estero (dove attualmente il riconoscimento professionale, le progressioni di carriera, e le prospettive economiche sono migliori), se non addirittura ad abbandonare la professione. Ma contano molto anche le condizioni di lavoro, la situazione degli organici, la percezione stessa del lavoro dei medici da parte dei cittadini.

Il percorso per diventare medico è lungo ed impegnativo, con costi importanti che gravano esclusivamente sui singoli e sulle loro famiglie. Il corso di laurea di 6 anni è il più lungo, a cui si devono aggiungere altri 4 o 5 anni di specializzazione con contratti che solo da pochi anni hanno acquisito le minime tutele per un normale lavoratore. Le ore per un medico specializzando “medio” non si contano, si impara sin da subito a soffrire nei reparti e nelle sale operatorie, ma non è importante poiché l’obiettivo è imparare a diventare un bravo Dottore.

Finita la specializzazione, alla soglia dei trent’anni, nell’ospedale pubblico, il medico inizia a guadagnare il suo primo stipendio, con concorso a tempo determinato se è fortunato, con contratti a tempo determinato e libero-professionali nella grande maggioranza dei casi. Il contratto nazionale di lavoro stabilisce per 38 ore settimanali una retribuzione netta di circa 16 euro l’ora, naturalmente si può lavorare di giorno, di notte, in qualsiasi festività a seconda del turno.
 
Superati i 5 anni di anzianità le cose vanno un po’ meglio con una retribuzione oraria al netto di circa 22 euro, rimanendo comunque lo stipendio dei medici italiani uno dei più bassi se paragonato alla media degli stipendi europei. Molti medici superano le 500 ore l’anno di straordinario non retribuito per sopperire alla carenza di personale, non per missione ma per necessità, tutto tempo dedicato volontariamente ai pazienti ma rubato alle proprie famiglie, ai propri figli, alla propria vita privata.

Ci sono poi le reperibilità durante le quali si può essere chiamati di notte, festivo e non, per aprire una sala operatoria per interventi chirurgi urgenti e che vengono pagate al netto poco più di 1 euro l’ora. In aggiunta il medico ha l’obbligo di pagarsi, di tasca propria, una polizza assicurativa per responsabilità penale, civile, amministrativa con costi che raggiungono varie migliaia di euro per le specializzazioni con maggiore sinistrosità, senza che questa spesa possa essere nemmeno detratta ai fini fiscali.

Agli aspetti economici si aggiunge il senso di abbandono da parte delle istituzioni per cui il medico anziché essere una risorsa ed un patrimonio da difendere e valorizzare, è diventato un fastidioso “promemoria”, “un post-it” appiccicato su molte scrivanie a ricordare l’ormai prossimo crollo del nostro Sistema Sanitario Nazionale.

I medici dedicheranno sempre il tempo che serve ai pazienti, continueranno a saltare il pasto se la guardia di dodici ore filate è impegnativa, useranno anche il loro tempo libero se serve per la cura degli ammalati, ma come danno rispetto e dignità, tramite il loro lavoro, alle istituzioni ed ai pazienti, altrettanto rispetto e dignità chiedono.
 
Massimiliano Zaramella
Simone Frigo
Obiettivo Ippocrate

Massimiliano Zaramella e Simone Frigo

16 Aprile 2018

© Riproduzione riservata

Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente
Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente

Gentile Direttore,c'è una domanda che viene fatta frequentemente durante i corsi ECM e cioè: qual è il migliore scudo penale? Prevenire è meglio che curare, dice un noto aforisma di...

Pnrr e Adi, il paradosso della copertura senza cura. Un’occasione mancata per la cronicità e la non autosufficienza
Pnrr e Adi, il paradosso della copertura senza cura. Un’occasione mancata per la cronicità e la non autosufficienza

Gentile Direttore, l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) rappresentava uno dei pilastri strategici del PNRR per la riorganizzazione territoriale del Servizio Sanitario Nazionale. L’obiettivo era chiaro: spostare il baricentro dell’assistenza verso il...

Quando il territorio diventa un confine: il caso della salute mentale
Quando il territorio diventa un confine: il caso della salute mentale

Gentile Direttore,In questo gran parlare di paziente al centro, di one health come presa in carico totale, si dimentica che c’è un ambito che ne è stato pioniere e ne...

Autismo, oltre il muro delle residenze: verso un nuovo modello di vita
Autismo, oltre il muro delle residenze: verso un nuovo modello di vita

Gentile Direttore,l’autismo in Italia si trova oggi a un bivio cruciale: da un lato la necessità di superare i modelli segreganti, dall’altro l’urgenza di dare risposte concrete a migliaia di...