Gentile direttore,
quando ci siamo laureati in medicina, nel 1998, non avremmo mai creduto di trovarci reperibili h24 per pazienti e colleghi anche nell’intimità della famiglia, la domenica o su una spiaggia d’agosto. Ma questo è quello che succede ai giorni nostri con social e smartphone. (NDR: avremmo dato forse più retta alla zia che insisteva con ingegneria).
All’epoca il collega che si piazzava con un PC portatile in ambulatorio sembrava un fanatico “smanettone” da censurare.
Chi si sarebbe mai immaginato una presenza così pervasiva della telefonia mobile sul posto di lavoro. Come era pure difficile da immaginare che i dispositivi mobili potessero rappresentare un tale buon supporto all’aggiornamento e alla consultazione rapida di linee guida o bugiardini.
Anche ai congressi internazionali troviamo tutti l’app dedicata da scaricare. Questo per avere “at a glance” tutto il programma in tasca. Se vorrai, potrai essere avvertito 5 minuti prima dell’inizio della sessione, che ti sarai prima selezionato tra i preferiti. Potrai quindi programmare al minuto, l’attività congressuale, senza perderti il sudato lunch box.
I social media facebook e twitter in particolare rappresentano un impressionante esposizione per la nostra categoria ma anche una chance da gestire in qualche modo.
La frenesia social coinvolge non solo i privati cittadini (medici compresi) ma tutte le nostre società scientifiche medio-grandi, come anche i sindacati e pure le aziende sanitarie che si sono attrezzate con un gruppo di lavoro “social media”. L’account societario di facebook o twitter viene fatto ruotare tra i membri della task force (malcapitati) che lo animano con alterne fortune. I “medici social” verranno sottoposti a corsi e riunioni. Qui rampanti social editor (non medici) muniti di occhiali dalle montature bizzarre, ci proporranno dei “master plan” per ben codificare i messaggi diretti ai nostri follower. Magari un “roaster” di post da lanciare con cadenza stagionale.
Sull’altro fronte anche le associazioni di pazienti, qui però solo le più evolute e mature, sui social tracciano meticolosamente le proprie campagne promozionali stagionali. L’ultima preziosa risorsa è quella di filtri dedicati per rendere la tua foto sul profilo in tono con la campagna. Siano cornici di piantine o sacchetti di mele potrai sostenere anche iconograficamente la tua onlus sulla rete.
La battaglia finale su twitter vede in gioco tutti i protagonisti: sanitari, cittadini, industrie farmaceutiche, istituzioni in un cloud collettivo di parole. L’arma adottata è quella dell’hashtag # (il simbolo noto precedentemente come cancelletto) con il quale si svolge la sfida decisiva. Gli influencers del settore, sia che si parli di diabete, stroke o psoriasi, si sfidano in duelli all’ultimo sangue. O meglio all’ultima “Mention”, “Impression" e “Tweet”.
Qui vi riporto alcuni grafici estrapolati da software di gestione che descrivono come in pochi giorni nell’ambito del #diabete e dello #stroke si susseguono flussi di migliaia di notizie, opinioni, battute, annunci, tweet appunto su temi medici. Per l’ictus non più di 1000 al giorno per il diabete anche 3000 tweet/die.
In questo magma di notizie i top influencers si possono dividere tra i più menzionati (quindi autorevoli), i più produttivi (chiacchieroni) e quelli che hanno più follower (irresistibili). Il #diabete chiaramente ha numeri pazzeschi per l’interesse che tradizionalmente suscita nel pubblico e la presenza di molte industrie nel settore. Si intravedono singoli individui o forum di pazienti che fanno della propria battaglia alla malattia una fiera campagna social. Molte le istituzioni dall’OMS, alle società scientifiche (i.e.: AHA), ma anche società editrici (The Lancet) di riviste specialistiche. I network anglosassoni sono anche visibili con le catene tv tematiche.
Mai le notizie in ambito medico sono volate in volumi cosi ampi, in tempi cosi rapidi ad una platea globale. Mai come adesso serve al medico attenzione, curiosità e dinamismo per non esserne travolto.


Francesco Corea
European Stroke Organization (ESO)
Chairman Social Media Committee
Basilea, Svizzera
Cristina Cenci
Coordinamento CIMO Lab, Roma