Donne e disabili

Donne e disabili

Donne e disabili

Gentile Direttore,
la discriminazione doppia che le donne con disabilità si trovano ad affrontare quotidianamenteè da tempo oggetto di studio nel mondo accademico, ma nel nostro paese fatica ancora a essere preso in considerazione nell’attività politica, legislativa e amministrativa, per quanto la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia), riconosca che le donne e le ragazze “sono soggette a discriminazioni multiple” (art. 6).
 
Ciò avviene nel mondo del lavoro, dove le donne con disabilità hanno un tasso di inoccupazione del 45% contro il 35% degli uomini, nella vita intima, dove hanno una probabilità di subire violenza da 2 a 5 volte superiore rispetto alle altre donne, fino ad arrivare al diritto alla salute. Su questo l’art. 25 della Convenzione si sofferma in modo specifico, imponendo agli Stati di “prendere tutte le misure appropriate per assicurare alle persone con disabilità l’accesso ai servizi sanitari che tengano conto delle specifiche differenze di genere e di fornire la stessa gamma, qualità e standard di servizi sanitari offerti alle altre persone, “compresi i servizi sanitari nell’area sessuale e di salute riproduttiva”.
 
Questi riferimenti puntuali originano proprio dalla consapevolezza che, anche sul fronte della salute, le difficoltà incontrate dalle donne con disabilità sono maggiori di quelle affrontate dalle altre donne e, spesso, dagli uomini con disabilità.
 
Ne dà conto anche la Risoluzione del Parlamento europeo del 29 novembre 2018 sulla situazione delle donne con disabilità, che esorta gli Stati membri a garantire investimenti pubblici affinché abbiano accesso a cure mediche rispondenti alle loro particolari esigenze ”in settori quali la consulenza ginecologica, le visite mediche, la salute sessuale e riproduttiva, la pianificazione familiare e un sostegno adeguato durante la gravidanza”, sottolineando il diritto a “ricevere tutte le informazioni adeguate per consentire loro di prendere liberamente decisioni che riguardano la loro salute”.
 
Sono preoccupazioni che trovano conferma nei dati, purtroppo ancora pochi. Per esempio, dal Rapporto OsservaSalute 2015 dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane emerge che si sottopone al Pap test il 67,5% di popolazione femminile e solo il 52,3% di donne con disabilità. Quanto alla mammografia, le percentuali sono rispettivamente 75% contro 58,5%.
 
Il Rapporto “L’accessibilità dei servizi di ginecologia e ostetricia alle donne con disabilità”, promosso qualche anno fa dal Gruppo Donne UILDM, offre alcune indicazioni al riguardo.
 
Condotta su un campione di 61 enti sanitari pubblici, l’indagine rivela infatti come gli operatori siano poco preparati a comunicare con persone con disabilità sensoriali e cognitive, non sempre gli spogliatoi siano accessibili alle pazienti, le apparecchiature di diagnosi e di screening siano generalmente concepite per chi è in grado di deambulare (pensiamo alla mammografia), non si sia pronti a gestire lo spostamento dalla sedia a rotelle al lettino ginecologico e solo una minima parte dei medici che svolgono visite ostetrico-ginecologiche siano formati sulle diverse disabilità (motoria, sensoriale e intellettiva).
 
Di fronte a tale situazione, crediamo sia importante portare nelle aule parlamentari un tema che trova troppo poco spazio nel dibattito pubblico. Per questo, insieme all’onorevole Boschi, stiamo lavorando a una mozione parlamentare, da presentare entro luglio, che auspichiamo raccolga un ampio consenso trasversale, volta a impegnare il Governo ad assumere iniziative stringenti per superare i vari aspetti della doppia discriminazione ai danni delle donne con disabilità, dedicando un capitolo specifico proprio alla salute di genere.
 
Lisa Noja
Deputata Pd, Delegata del Sindaco di Milano per le Politiche dell’Accessibilità

03 Luglio 2019

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